Auto

Ford, la crisi dei chip nel secondo trimestre fa paura. Titolo in picchiata

Produzione dimezzata nel secondo quarto dell’anno. Ma le difficoltà potrebbero continuare fino al 2022. Utile a 3,3 miliardi nel primo trimestre

di Alberto Annicchiarico

Il ceo di Ford, Jim Farley, con il presidente esecutivo Bill Ford Jr. (REUTERS)

2' di lettura

Molto bene i profitti, molto meno bene l’emergenza semiconduttori. Secondo Ford quest’ultima potrebbe attenuarsi in estate, ma potrebbe anche essere la classica spina nel fianco fino al 2022. La produzione del secondo trimestre rischia di essere dimezzata. La seconda casa automobilistica americana ha affermato che il danno potrebbe ammontare a 2,5 miliardi e a circa 1,1 milioni di unità perse nel 2021, con guadagni dell'intero anno prima di interessi e tasse ridotti a 5,5- 6,5 miliardi. Wall Street ne ha preso nota e il titolo è sprofondato.

Anche perché l’utile di 3,3 miliardi di dollari del primo trimestre è stato il migliore dal 2011 e l'utile ante imposte rettificato è stato record, 4,8 miliardi di dollari, incluso un guadagno di 900 milioni di dollari sul suo investimento in Rivian, la start-up di pick-up e suv elettrici. Battuta la stima degli utili di Wall Street per il trimestre, con 81 centesimi per azione rispetto ai 21 centesimi del consenso. I ricavi nel trimestre sono aumentati a 36,2 miliardi dai 34,3 miliardi di un anno prima. L’Ovale Blu aveva perso 2 miliardi nel primo trimestre del 2020, pari a 50 centesimi per azione.

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«La carenza di semiconduttori e l'impatto sulla produzione - ha dichiarato agli analisti l'amministratore delegato, Jim Farley - peggioreranno prima di migliorare. In effetti, riteniamo che il nostro secondo trimestre sarà il peggiore per quest’anno». Il direttore finanziario John Lawler ha affermato che le prospettive di Ford sono state determinate in gran parte dall'incendio di una fabbrica del produttore di chip giapponese Renesas. Il flusso di chip di Renesas dovrebbe essere ripristinato a luglio, ma la carenza globale di semiconduttori dedicati al settore Auto potrebbe non essere completamente risolta fino al prossimo anno, ha confermato Lawler.

A febbraio Lawler aveva affermato che Ford sarebbe stata sulla buona strada per guadagnare tra gli 8 e i 9 miliardi di dollari in Ebit rettificato. Il produttore di Dearborn è stato in grado di compensare parte dell'impatto della perdita di produzione nel trimestre di quest'anno aumentando il prezzo medio per veicolo venduto a quasi 48mila dollari, rispetto a poco più di 44mila un anno fa, secondo la società di ricerca Edmunds.com. I concessionari hanno fatto leva sulla carenza di modelli popolari determinata dalla crisi dei chip, tra i quali il pick-up F-150, il più venduto. Lawler ha detto che Ford in futuro potrebbe optare per scorte più leggere di F-150 e altri modelli «perché è un modo migliore per gestire la nostra attività».

L’Ovale Blu ha registrato ricavi in Europa in aumento del 13% a 7,1 miliardi di dollari e 341 milioni di dollari di utile ante imposte, contro la perdita di un anno fa. Le entrate sono aumentate del 39% a 800 milioni di dollari in Cina, dove Ford ha ridotto la sua perdita a 15 milioni di dollari, rispetto ai 241 milioni di dollari di un anno prima.

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