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Forfait e pagelle fiscali, così le partite Iva possono rinviare le tasse di fine mese

La chance di posticipare ad aprile Irpef, Ires, Irap o sostitutive anche senza calo del fatturato: le attività dovranno essere inserite nell’allegato 1 e nell’allegato 2 ma in regioni in zona rossa o nel caso delle attività di gestione ristoranti dovranno essere almeno in zona arancione

di Giovanni Parente

L’Italia chiude regioni e attività. Rosso, arancione, giallo: ecco cosa si può fare

3' di lettura

Aumentano le chance per rinviare gli acconti di Irpef, Ires, Irap o imposte sostitutive in scadenza il 30 novembre. Per le partite Iva obbligate alle pagelle fiscali o quelle in regime forfettario (la cosiddetta «flat tax») il decreto legge Ristori-bis dopo la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» amplia le possibilità di procrastinare al 30 aprile 2021 i versamenti degli acconti (articolo 6 del Dl 149/2020). Di fatto, si viene a determinare un meccanismo su più livelli anche alla luce dell’originaria possibilità di rinvio che era stata prevista già dal decreto Agosto (Dl 104/2020) della scorsa estate.

Un rinvio su più livelli

La possibilità di spostare alla primavera 2021 era stata, come anticipato, vincolata dal decreto agosto alle partite Iva per cui sono stati elaborati le pagelle fiscali (quelle che in gergo tecnico si chiamano Isa, ossia indicatori sintetici di affidabilità fiscale) e per trascinamento anche ai forfettari (che non sono però obbligati a compilare gli Isa) a condizione di aver registrato un calo del fatturato e dei corrispettivi di almeno il 33% nel primo semestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019.

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Il decreto Ristori-bis fa un passo avanti e svincola l’opportunità del rinvio per le categorie più penalizzate dalle nuove chiusure nelle zone rosse, così come individuate dagli allegati al primo e al secondo decreto Ristori con i codici Ateco, e menziona anche espressamente anche le «attività di gestione di ristoranti» delle zone arancioni.

Il doppio allegato

La norma all’interno del decreto Ristori-bis concede la possibilità di rinviare alle attività comprese nell’allegato 1, ossia quelle che sono già state soggette a limitazioni con il Dpcm del 24 ottobre 2020, e già inserite nella prima tranche di ristori a fondo perduto automatici. Un allegato, tra l’altro, ulteriormente implementato alla luce delle nuove restrizioni. È l’elenco, tanto per intenderci, in cui sono compresi tra gli altri (e senza pretesa di esaustività) bar, pasticcerie, ristoranti ma anche palestre e piscine. La lettura testuale della norma dell’articolo 6 del Dl 149 lascia presupporre che il rinvio senza verifica del calo del fatturato spetta per quanto riguarda le attività in allegato 1 solo se sono nelle regioni rosse. Anche se una lettura sistematica e secondo logica avrebbe potuto portare a ritenere applicabile la possibilità di rinvio alle attività nell’allegato 1 di tutta Italia. Un’interpretazione dell’amministrazione finanziaria sul punto sarebbe opportuna in tempi rapidi, visto la scadenza imminente.

Nessun dubbio, invece, per il rinvio riservato alle attività comprese nell’allegato 2 del decreto Ristori-bis che è sicuramente condizionato al fatto che si trovino in una delle regioni individuate dal ministero della Salute come quelle «caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto». Si tratta delle regioni in area rossa. Ma qualora dovessero entrare nuove regioni tra le rosse le stesse attività indicate nell’allegato 2 potrebbero sfruttare la possibilità di rinvio degli acconti di fine novembre anche senza il calo di fatturato e corrispettivi. Anche qui, per fare solo qualche esempio, gli istituti di bellezza o tanti dettaglianti costretti a chiudere (dal commercio di tessuti per l'abbigliamento, l'arredamento e di biancheria per la casa agli ambulanti).

L’attività di gestione dei ristoranti

Il testo del decreto-Ristori-bis pubblicato in «Gazzetta Ufficiale» presenta poi una novità rispetto alle prime versioni dello schema di decreto. La possibilità di rinviare ad aprile 2021 gli acconti spetta anche ai ai soggetti che esercitano l’attività di gestione di ristoranti nelle regioni delle zone arancioni.

Il paradosso dei professionisti

Non essendo destinatari dei contributi a fondo perduto e non essendo, quindi, in nessuno dei due allegati con codici Ateco, i professionisti possono accedere al rinvio degli acconti - sempre che siano soggetti a Isa o siano nei forfettari - solo se hanno registrato un calo del fatturato del 33 per cento nel primo semestre 2020. Una sorta di doppia beffa.

Articolo aggiornato l’11 novembre 2020 alle ore 00:10

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