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Forlì, l’aeroporto Ridolfi scalda i motori. Così si presenta lo scalo dopo il restyling

Il Ridolfi ha riottenuto lo scorso 6 luglio dall'Enac il certificato di aeroporto nazionale e punta a far decollare i primi voli dai 2.500 metri di pista già per il prossimo Natale

di Ilaria Vesentini

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Il Ridolfi ha riottenuto lo scorso 6 luglio dall'Enac il certificato di aeroporto nazionale e punta a far decollare i primi voli dai 2.500 metri di pista già per il prossimo Natale


5' di lettura

C'è anche una dose di follia romagnola tra gli ingredienti della ricetta che porterà entro fine anno alla ripartenza dell'aeroporto di Forlì, chiuso nel 2013 sotto il peso di oltre 50 milioni di buco accumulato dalla controllata pubblica Seaf, depennato dalla lista degli aeroporti nazionali dall'allora ministro Corrado Passera, salvato una prima volta all'asta nel 2015 dall'imprenditore americano Robert Halcombe (che dopo due anni si è visto ritirare la concessione da Enac per la totale inerzia della sua Air Romagna) e risalvato nel 2018 da una cordata di sette imprenditori locali, capitanati da due self-made men agli antipodi per business ma accomunati dall'amore per la terra natale, cui restituire un po' della fortuna accumulata: Giuseppe Silvestrini, ex patron e oggi azionista di minoranza di Unieuro, ed Ettore Sansavini, alla guida delle cliniche private Gruppo Villa Maria. I due ravennati, che hanno l'80% della società di gestione Fa Srl, hanno riottenuto lo scorso 6 luglio dall'Enac il certificato di aeroporto nazionale e puntano a far decollare i primi voli dai 2.500 metri di pista già per il prossimo Natale.

Il lockdown da crisi a opportunità

«Il Covid è stato per noi una fortuna – sottolinea Silvestrini, presidente di Fa Srl – perché ha fermato tutto il settore aereo mentre noi abbiamo recuperato tempo per portare avanti i cantieri ed essere pronti per quando si tornerà a volare». Sono già saliti a 8 milioni – dai 2,5 inizialmente preventivati – gli investimenti per rimettere in funzione i 5mila mq di infrastruttura nel frattempo abbandonata e vandalizzata, ma tra pannelli luminosi, finiture alle pareti e ceramiche di lusso di bagni e pavimenti i nuovi soci non hanno lesinato sulla qualità.

«Un altro milione servirà da qui a fine anno per completare i servizi di bar e ristorazione», aggiunge il presidente. Che mira a inaugurare il nuovo Ridolfi versione “Romagna Doc” in settembre e riuscire ad annunciare in quell'occasione le rotte ufficiali per la stagione primavera-estate 2021.

L'ago tra Bologna e Rimini

Ma quale spazio può ritagliarsi il Ridolfi, in aperta concorrenza lungo 120 chilometri di via Emilia tra il Marconi e il Fellini? «Il Ridolfi sarà da un lato il polo tecnologico aeronautico di riferimento in Italia, a servizio dell'Istituto tecnico aeronautico “Baracca”, della facoltà di Ingegneria aerospaziale dell'Università di Bologna, dell'Enav Academy e delle diverse scuole di volo presenti; dall'altro alto sarà uno scalo passeggeri di nicchia low-fare ma non low-cost, ad alto servizio, che collegherà la Romagna all'Europa e, con un solo scalo intermedio, a tutto il mondo», sottolinea l'ad Sandro Gasparrini.

Manager di lungo corso nel settore, Gasparrini è l'artefice della certificazione Enac e della ritrovata sintonia tra istituzioni, imprenditori e banche di Forlì, Ravenna e località turistiche tra l'Adriatico e l'Appennino, che credono nella sfida di far viaggiare dal Ridolfi 400mila persone nel giro di 3-4 anni per arrivare al break-even con 10-12 milioni di euro di ricavi. Numeri plausibili – assicurano azionisti e manager, ricordando che Forlì arrivò a oltre 800mila passeggeri nell'anno d'oro 2004 e che Bologna sfiorava, pre-Covid, i 10 milioni di viaggiatori ma sta arrivando alla saturazione – soprattutto considerando che la catchment area del Centro-Nord è di 18 milioni di utenti.

Guerra di numeri

«Non è vero che dreneremo risorse allo Stato», ribatte Gasparrini ai dossier “nemici” dei riminesi che parlano di 200 milioni di euro di inutili costi. «Abbiamo sempre evitato fin qui di rispondere alle provocazioni e continueremo a farlo – sottolinea il presidente – perché crediamo in questa sfida perché ci sono almeno 500mila persone del territorio che oggi utilizzano scali vicini che avranno un risparmio di quasi 50 milioni di euro, tra taglio di tempi, spesa e inquinamento utilizzando il Ridolfi. Se vogliamo rivitalizzare questo territorio certo non possiamo pensare di portare qui traffico da Rimini, finora al Fellini non è mai atterrato alcun turista diretto tra Ravenna, Forlì o Cesena. E non puntiamo a sottrarre rotte verso la Russia a Rimini, ma a valorizzare i collegamenti verso le mete tradizionali di quest'area. Sto trattando con tante, troppe, compagnie e sono fiducioso. Questa – conclude Silvestrini girando nell'atrio del Ridolfi rimesso a nuovo – sarà la finestra della Romagna sul mondo e il nostro profilo di aeroporto a misura d'uomo fa sì che siamo naturalmente nella condizione di rispettare i distanziamenti imposti dall'emergenza sanitaria, immaginando che da qui decollerà o atterrerà un aereo ogni ora».

«Il Ridolfi – aggiunge il suo socio in affari, il re delle cliniche private Ettore Sansavini - genererà benefici per le due province di Forlì-Cesena e Ravenna che uno studio Kpmg quantifica in oltre 113 milioni di euro, con 1.800 nuovi posti di lavoro e 50 miliardi di Pil in più in cinque anni tra indotto turistico, attività industriali e servizi logistici».

Le caratteristiche del Ridolfi versione Fa

Collegato in pochi minuti all'A14, con uno dei più alti rapporti in Italia tra posti auto e viaggiatori (1.000 parcheggi, tutti a pochi metri dall'ingresso), l'aeroporto di Forlì è certificato per 800mila passeggeri ed è pronto per volare anche all'esterno: «È stato uno degli ultimi scali del Centro-Nord su cui Enav, che ha in carico tutta l'assistenza al volo, ha investito 20 milioni di euro e tutte le apparecchiature sono rivolte verso la campagna, così i voli non disturbano la città di Forlì», puntualizza l'ad di Fa Srl, che ha in concessione il Ridolfi fino al 2048 con una possibile estensione al 2058. All'aperto ci sono una ventina di piazzole per i voli executive, più 13 per gli aeromobili più grandi. Otto i gate che si raggiungono in pochi passi dall'ingresso, ai lati dei sette desk di check-in campeggiano i pannelli con le gigantografie di Ravenna, Cervia, Cesenatico, Faenza, Bagno di Romagna, mentre entrando a sinistra colpisce il bianco candido dell'area che diventerà zona ”vip”, una linea di prodotto a sé, dai parcheggi numerati davanti alla porta al tracciato preferenziale per arrivare in un attimo dall'auto al velivolo.

La scommessa del Ridolfi è tornare alla gloria di quei dieci anni a cavallo del Millennio in cui fu scelto da Ryanair come base emiliana delle rotte globali, nella certezza-speranza che il -81% di passeggeri internazionali registrati in Italia in questa prima metà dell'anno Covid siano presto un ricordo e che porti fortuna giocare da new player in un mercato sprofondato – il 2020 è secondo Iata l'anno peggiore nella storia dell'aviazione mondiale – dove i big che hanno puntato sul grande traffico e prezzi stracciati staranno almeno tre anni (stime Iata) per tornare alla situazione pre-pandemia.

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