L’intervista

«Formare professionalità in grado di gestire un ambiente multietnico»

Michele Bogliolo. Managing director di Carboflotta (trasporto gas)

di Raoul de Forcade

Michele Bogliolo. Managing director di Carboflotta (trasporto gas)

3' di lettura

Flessibilità e capacità di customizzare gli interventi formativi in base alle esigenze delle aziende. Sono queste le maggiori doti che Michele Bogliolo, managing director di Carboflotta riconosce all’Accademia italiana della marina mercantile, con cui lavora per formare ufficiali e tecnici specializzati, parte dei quali troveranno poi lavoro presso l’azienda stessa. Carboflotta è una storica compagnia armatoriale genovese, nata nel 1910 e a tutt’oggi operativa nel trasporto marittimo. Nel corso della sua lunga esistenza ha trasportato, carbone, prodotti chimici, petrolio e, dalla metà degli anni ’80, si è sempre più specializzata nella movimentazione dei gas liquefatti, prima caricando ammoniaca per il gruppo norvegese Yara, poi gestendo quattro metaniere per la società Lng Shipping del gruppo Eni. Oggi l’azienda trasporta Gpl per Petrobras e Geogas e dispone di una flotta di cinque navi: tre da 38mila metri cubi di capacità e due da 18mila metri cubi.

Che ruolo ha l’Its per un’azienda come la vostra?

Noi lavoriamo sia con l’Istituto di Genova, sia con il Caboto di Gaeta. Quando gli Its sono nati per formare nuove professionalità siamo stati tra i primi clienti di questi istituti, collaborando anche nella selezione degli allievi. Noi ci impegniamo a garantire, per i ragazzi dell’Accademia, i 12 mesi di imbarco e navigazione che permettono loro di ottenere il patentino. Carboflotta ha una quantità limitata di navi, quindi non possiamo selezionare un numero alto di persone. Però dal 2016 al 2020 abbiamo scelto 23 allievi, 10 di coperta e 13 di macchina; sei di questi, divisi equamente tra le due specializzazioni, sono rimasti nella nostra compagnia. Sempre attraverso l’Accademia, abbiamo costruito un corso ad hoc per tecnici gasisti, professionalità molto importanti per le navi che trasportano gas perché ne gestiscono gli impianti di liquefazione. Ma vengono utilizzate, anche, ad esempio, sulle navi da crociera, come frigoristi (cioè gestori del condizionamento dell’aria, ndr), o in raffinerie a terra. In quel corso sono stati selezionati 10 ragazzi, quattro dei quali sono stati assunti da noi, mentre gli altri hanno trovato lavoro altrove.

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Quanto è importante per voi avere giovani formati su specifiche professionalità?

È fondamentale. Anche perché la scuola dà una formazione di massima ma in Italia non ha mai seguito le necessità degli imprenditori. Noi ormai difficilmente selezioniamo allievi che non vengano dall’Its. Spesso, infatti, i ragazzi che escono dal Nautico (l’istituto tecnico di Genova, ndr) non hanno le idee chiare su quel che vogliono fare, mentre quelli dell’Accademia o del Caboto ce l’hanno e in più godono di una formazione che colma i gap scolastici ed è orientata sulle esigenze degli armatori. I plus degli Its sono la flessibilità e la customizzazione della formazione. Noi collaboriamo tramite il nostro personale, prestando all’accademia figure apicali specializzate nell’utilizzo del gas, che contribuiscono ai corsi sul Gnl nelle navi da crociera.

Quale sono le competenze che richiedete a chi vuole entrare nel mondo del lavoro del vostro settore?

Per essere buoni allievi ci vuole una certa predisposizione di base. Quando gli aspiranti entrano in accademia, dopo aver partecipato ai bandi, le compagnie che collaborano con l’Its decidono quanti ne possono imbarcare. Per selezionare quali prendere a bordo, facciamo dei colloqui e, da lì, capiamo, almeno al 50%, chi ha la predisposizione di cui parlavo. Al primo imbarco, poi, non chiediamo che si dimostri capacità tecnica o teorica ma valutiamo lo spirito di adattabilità. Sulle navi si deve imparare a vivere e convivere in un ambiente multietnico. Le nostre unità, poi, stanno in mare anche per cinque mesi di seguito e il lavoro a bordo è difficile, sia dal punto di vista tecnico sia quanto ad avanzamenti di carriera.

Per gli Its sono in arrivo fondi Ue per 1,5 miliardi. Cosa si può migliorare con quelle risorse?

Gli Its più o meno vanno bene come sono. Forse una maggiore disponibilità economica potrebbe essere impiegata per dare ulteriore flessibilità ai corsi, rendendoli ancora più specifici. E forse, dal punto di vista logistico, sarebbe bene usare i fondi, almeno nel primo periodo di corso, per gli allievi che vengono da fuori e che devono pagarsi vitto e alloggio: si potrebbero creare strutture dove accoglierli.

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