ITS e imprese

Formazione, imprese e Regioni contro la riforma degli Its

di Claudio Tucci

3' di lettura

«La riforma degli Its va realizzata per i giovani. In Parlamento è stato fatto un lavoro frettoloso di sintesi, in un testo unitario, di sei proposte di legge precedenti e tutto in relazione al Pnrr e ai finanziamenti che arriveranno. Così si fa un clamoroso autogol - avverte Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale umano -. La cifra degli Istituti tecnici superiori è il legame, strettissimo, tra industria e istruzione. Se si indebolisce il rapporto con le imprese, non si valorizzano i laboratori, la docenza proveniente dal mondo del lavoro, le sedi fisiche di queste “officine del sapere tecnico” ad alto contenuto tecnologico, i cospicui fondi in arrivo (1,5 miliardi nei prossimi 5 anni, ndr) saranno solo spesa pubblica cattiva e non buona, per ripetere le parole del premier, Mario Draghi».

Il testo unificato, una ventina di articoli in tutto, che sarà esaminato dalla Camera la prossima settimana, non piace neanche alle regioni: «La riforma degli Its così com’è scritta mortifica il nostro ruolo - ha aggiunto Claudio Di Berardino, assessore a lavoro, scuola e formazione della regione Lazio, e coordinatore della commissione Istruzione della conferenza delle regioni -. È fondamentale una discussione di merito, a partire dal meccanismo di valutazione, dall’organo di governo del sistema, dal sistema di accreditamento al cofinanziamento fino al repertorio degli Its. L’obiettivo - ha spiegato Di Berardino - è migliorare l’attuale proposta di legge a vantaggio di studenti, imprese e territori». Di qui l’appello, congiunto, alle Camere di aziende e regioni di «fermarsi», e di «aprire subito una discussione nei contenuti».

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Entrando, allora, nel dettaglio, il testo normativo, una ventina di articoli in tutto, espande, oltremodo, il ruolo di scuola-università, a partire dalle docenze. Nella proposta si passa infatti da un almeno 50 a un 60% di “insegnanti” provenienti dalle imprese obbligatori. Fatto sta che nei migliori Its le docenze del mondo produttivo vanno dal 70 al 90% delle ore totali. Anche i rapporti tra Its e atenei sono sbilanciati a vantaggio dei secondi: è previsto, ad esempio, che gli atenei “accreditino” i corsi degli Its triennali, andando così a colpire Its storici e molto efficienti come l’accademia navale della Liguria e l’Its Mobilità in Lombardia.

«Senza imprese gli Its perdono la loro identità e diventano uno sparring-partner, molto debole, di scuole, università, enti di formazione continua - ha proseguito Brugnoli -. Il rapporto università-Its andrebbe invece costruito sull’obiettivo comune di assorbire il forte drop-out universitario, specie per i percorsi tecnico-scientifici dove supera il 20%. Se la norma rimane scritta così si crea una sproporzionata concorrenza che nulla ha a che fare con i fabbisogni di competenze del mondo produttivo. Oggi infatti le competenze tecniche sono un vero fattore di competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali. Non puntarci sarebbe un fallimento nei confronti dei giovani».

Da dettagliare meglio anche il capitolo risorse. Il Pnrr prevede 1,5 miliardi, ma nel fondo ordinario previsto dalla norma le risorse sono pari a quelle degli anni scorsi (68 milioni per quest’anno che diventano 48 negli anni successivi). E con queste poche risorse sarà difficile porre attenzione ai nuovi laboratori e all’ammodernamento delle sedi Its.

Secondo i dati Indire le imprese rappresentano il 45% delle Fondazioni Its e per il 91% sono le sedi in cui si svolgono stage durante il percorso. Eppure non sembrano considerate nel testo unitario; e non si incentivano le Pmi a partecipare agli Its (la previsione che per avviare una nuova fondazione Its sia necessaria soltanto una sola impresa non aiuta - e su questo tema non si fa riferimento alle associazioni datoriali o alle reti di imprese che invece garantirebbero il coinvolgimento del territorio). Peraltro, l’accreditamento di nuove Fondazioni deve essere molto limitato e deve avvenire solo dove serve: «Abbiamo bisogno di più corsi Its e non più Fondazioni Its che drenino risorse», ha chiosato Brugnoli.

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