intervento

Formazione, networking e risultati: i colpi vincenti per il lavoro nella Fase 3

Il contesto straordinario della pandemia ha confermato che l’esperienza conta, specie per posizioni tecniche o ruoli difficili da reperire

di Cetti Galante *

(© Erik Isakson/Rubberball/Corbis)

3' di lettura

Come sarà il lavoro nei prossimi mesi? È ormai chiaro che questo periodo sta segnando uno spartiacque con cambiamenti permanenti e profondi con cui confrontarci. Primo fra tutti la digitalizzazione da cui ormai non si può prescindere. Molti hanno lavorato sempre da remoto, spesso con tecnologie o strumentazioni non adatte. Implementarne di nuove e accompagnare le persone ad acquisire un mindset digitale diventa, pertanto, un must per le organizzazioni, mentre a livello personale occorre prepararsi, sia nello svolgimento e nell’organizzazione generale del lavoro, sia nella ricerca o nel ritrovamento del medesimo.

In questo scenario 3 condizioni diventano abilitanti ed essenziali: la prima è la formazione. La cura e l’aggiornamento costante delle competenze per la propria employability è sempre più un dovere individuale della persona. Se grazie a un supporto professionale di consulenza di carriera come quello di Intoo fino al 2019 si riusciva in 6 mesi in media a rientrare nel mercato del lavoro intervenendo a colmare un eventuale skill gap, le aziende ora saranno più caute sugli inserimenti ed è fondamentale rafforzarsi.

Loading...

Ognuno di noi deve capire e riflettere bene su cosa aggiornarsi, partendo da un’accurata analisi delle proprie skill in base all’evoluzione del nostro ruolo o mestiere nel mercato. Ci serve potenziare l’inglese o sono prioritarie competenze digitali? Oppure se siamo liberi professionisti, ci serve un corso per rendere efficace la comunicazione via web? Non esiste un percorso di formazione standard valido per tutti, né è efficace farsi guidare dal web, che spesso propone concatenazioni automatiche.

Dobbiamo essere consapevoli di cosa scegliamo e concentrare le energie dove vale la pena, tenendo presente che la proattività personale è, ormai, un dovere a qualunque età e in tempi dove tutto è disponibile on line non ci sono più scuse.

Il secondo fattore è curare il networking e il personal branding. In un Paese in cui si stima che la maggior parte di posizioni aperte non compaia in inserzioni, il canale di ricollocazione più efficace è la propria rete di contatti opportunamente coltivata o riattivata (nel 2019 si conferma nel 70% dei casi in media secondo i dati Intoo, con punte del 90% per i top manager).

Per questo, oggi, in un ecosistema di relazioni professionali ampiamente digitale, sono fondamentali attività per farsi conoscere, essere trovati da chi cerca figure professionali ed essere più visibili online. Con networking si intende la capacità di attivare, gestire, ampliare la propria rete di conoscenze al fine di acquisire informazioni e suggerimenti, anche in modo informale, sulle ricerche di personale non promosse tramite canali tradizionali.

Al fine di intercettarle è altrettanto fondamentale la propria visibilità professionale attraverso la cura del proprio personal branding online con attività e interventi mirati sui propri ambiti di specializzazione, soprattutto su LinkedIn. Riuscire a essere costanti in questo consente anche di fornire elementi aggiuntivi sul nostro profilo a chi effettua ricerche di personale nel web.

La terza condizione è il focus sui risultati/performance. In questi mesi il lavoro da remoto è stato un’ancora di business continuity per molte realtà che non avevano ancora introdotto lo smart working e questa sperimentazione si tradurrà in una modalità stabile e più diffusa. Pertanto occorre allenarsi a una vera flessibilità intesa come capacità di modificare i propri schemi comportamentali e cognitivi per affrontare una situazione nuova, adattandosi in modo positivo e costruttivo.

In una condizione più consolidata di smart working, sarà sempre più evidente quanto contino i risultati che si è in grado di raggiungere in una dimensione tempo/spazio variabili. La focalizzazione sulle performance, proprie e del team di cui si è responsabili e la loro valorizzazione è uno degli aspetti principali di un nuovo approccio al lavoro e del giusto mindset da adottare, anche nella ricerca di nuove opportunità. I risultati concreti e quantificati vanno, quindi, enfatizzati in tutti gli strumenti di presentazione al mercato, dal cv al videocolloquio, al profilo social, al racconto di sè.

Da non trascurare che queste 3 condizioni permettono, infine, di ipotizzare anche forme di autoimprenditorialità, strada percorribile a fronte di forti competenze maturate o sviluppate anche per un possibile piano B e se si riesce a individuare una nicchia di mercato e a specializzarsi su elementi distintivi per la proposizione al mercato.

Questo contesto straordinario ci ha confermato che l’esperienza conta, specie per posizioni tecniche o ruoli difficili da reperire. Semmai occorre adottare un differente mindset per accogliere un diverso equilibro di vita e forme contrattuali alternative, anche temporary, che permettano, però, di stare dentro il mercato e limitare al minimo un eventuale tempo di inattività. Le parole d’ordine sono, dunque, flessibilità e proattività.

* Amministratore Delegato di Intoo (Gi Group)

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti