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Reddito di cittadinanza, niente assegno per gli under 29 senza formazione obbligatoria

L’emendamento della manovra è all’esame della commissione Bilancio della Camera

di Andrea Carli e Giorgio Pogliotti

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3' di lettura

Formazione obbligatoria per i giovani tra i 18 e i 29 anni che percepiscono il reddito di cittadinanza e non hanno completato il percorso scolastico. È una delle ultime ipotesi emersa tra gli emendamenti “segnalati” alla manovra che prevede una stretta per il sussidio per ottenere risparmi nell’ordine di 743 milioni di euro per il 2023 - rispetto ad un plafond di 8,8 miliardi assegnati per il 2023 dalle precedenti leggi di Bilancio-, in vista della sua sostituzione con un nuovo strumento di sostegno alla povertà nel 2024.

Sulle modifiche è in corso un braccio di ferro con l’opposizione, a cominciare dai Cinque Stelle («non molliamo di un centimetro», ha detto il leader Giuseppe Conte), che frena a qualsiasi revisione. Tra le ipotesi in campo, Fdi propone di erogare direttamente al locatore dell'immobile la quota del Reddito di cittadinanza prevista per l'alloggio, in caso di abitazione in affitto, un importo che può arrivare fino a 280 euro al mese. Il Terzo Polo ha presentato una proposta di modifica per togliere il Rdc agli under40. Noi Moderati propone la riduzione da 8 a 6 mesi della misura e un bonus alle imprese che assumono dopo 6 mesi i percettori del reddito.

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La partita si gioca dunque nell’ambito del Ddl di Bilancio, all’esame della commissione Bilancio della Camera. Oggi è atteso un vertice di maggioranza con la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in attesa nel pomeriggio delle proposte del governo e dei relatori. Il clou del voto sulle modifiche è atteso tra domenica e lunedì per consentire l’approdo in Aula alla Camera entro mercoledì 21 dicembre.

Lega, formazione obbligatoria per i giovani o niente Reddito

Ma torniamo alla proposta presentata dalla Lega che dal 1 gennaio 2023, per la fascia di giovani di età tra i 18 e i 29 anni che «non abbiamo adempiuto all’obbligo formativo» pone come condizione per ottenere il beneficio, «l’iscrizione e la frequenza di un percorso di studi finalizzato all’assolvimento del diritto-dovere all’istruzionene formazione sin al conseguimento dell’obbligo formativo o di una qualifica almeno triennale».

In Italia 364mila percettori del Rdc tra 18 e 29 anni

L’emendamento prende spunto da quanto annunciato dal ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara che citava uno studio ministeriale sul fenomeno dei Neet (Not engaged in education, employment or training), i giovani che non lavorano, non studiano, né sono inseriti in un percorso di formazione: «In Italia ci sono 364.101 percettori di reddito di cittadinanza nella fascia compresa tra i 18 e i 29 anni. Di essi, abbiamo scoperto che ben 11.290 possiede soltanto la licenza elementare o addirittura nessun titolo, e altri 128.710 soltanto il titolo di licenza media».
Per il ministro «si deve prevedere l’obbligo di completare il percorso scolastico per chi lo abbia illegalmente interrotto o un percorso di formazione professionale nel caso di persone con titolo di studio superiore ma non occupate né impegnate in aggiornamenti formativi, pena in entrambi i casi la perdita del reddito di cittadinanza».

Calderone fredda sulla riduzione delle mensilità

Sembra invece avere meno chances la proposta circolata nella maggioranza di ridurre da 8 a 7 mesi la durata del reddito di cittadinanza nel 2023 per i percettori occupabili (il limite degli 8 mesi non si applica ai nuclei al cui interno siano presenti componenti con disabilità, minorenni o persone con almeno sessant'anni di età), finalizzata a produrre un risparmio stimato in circa 200 milioni.

Lo stesso ministro del Lavoro, Marina Calderone alla domanda se altre risorse per coprire le misure previste dalla legge di Bilancio possano essere ricavate da una “stretta” sul Reddito di cittadinanza ha chiarito che «non è questo il contesto su cui si sta lavorando».

Contro l’ipotesi dell’ulteriore riduzione del reddito di cittadinanza a 7 mesi si schierano i sindacati, in particolare la Uil. «È un altro peggioramento per la Uil inaccettabile, che si aggiunge alla già drammatica assenza di interventi che riguardano l’inclusione sociale», ha sottolineato in una nota il segretario confederale Domenico Proietti, commentando le valutazioni della maggioranza nell’iter parlamentare della manovra. «Il reddito di cittadinanza - ha aggiunto - è uno strumento indispensabile per il contrasto alla povertà che deve essere mantenuto per dare una prima risposta agli oltre 5 milioni di poveri presenti nel nostro Paese».

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