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Formula 1: Hamilton vince anche in Spagna ed eguaglia Schumi

Ferrai discreta ma è dal lontano 2009 che non si registra un avvio di stagione con un “digiuno” di podi così lunghi per le rosse

di Alex D'Agosta

(Pool via REUTERS)

5' di lettura

Doveva essere diversa: nonostante la pole di Hamilton numero 100. 100 era un numero ricorrente di questo week-end catalano e sembrava poter portare bene anche a Verstappen, quale sua personale statistica in quanto a numero di gare con la maglia Red Bull.

Invece l'azzardo di una strategia differente ha compromesso la prova di Verstappen quando, dopo aver dominato il 90% esatto della giornata sin dal sorpasso su Hamilton alla prima curva, si è ritrovato a subire un sorpasso dall'inglese con gomme più fresche al giro 59. Stesso ordine di arrivo del Portogallo quindi con il campione del mondo in carica primo, per la sesta volta in carriera a Barcellona (come Schumacher senior), secondo Verstappen deluso più che mai, terzo Bottas che, fa ridere dirlo ma è il suo compito, “tiene botta” e impedisce a Ferrari e Red Bull di conquistare il terzo gradino del podio: tant'è che dietro c'è Leclerc, ma non proprio incollato. Un terzo posto per il finlandese che occupa sempre più da “contratto”, sempre più anonimo, sempre più “scontato. Già, Bottas non si vede, non si sente, non si respira proprio nel clima della gara, delle qualifiche, delle prove. Non emerge se non quando c'è da mettere un “tappo”. E così, anche quest'anno, i rischi di “fotocopia” sembrano alti. Tant'è che questo “trio”, già record la settimana scorsa, si trova ormai “abbonato” al podio forse da troppo tempo.

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Ciò detto, in Portogallo la gara è stata un po' più saporita, bisogna ammetterlo. Forse un po' come una birra scura di Dublino contro una weiss anonima. Corposa, speziata, servita con tanta bella schiuma in cima, ma senza bollicine. In Spagna niente: oggi è proprio quel tipo di domenica estremamente noiosa, estremamente banale, estremamente annacquata. Purtroppo anche anonima, perché, come si è imparato alla elementari, cambiando l'ordine dei fattori, il “prodotto” non cambia. Sempre ritmo alto, sicura, giocata più al muretto che in pista. Ma almeno finché c'era Verstappen davanti si poteva immaginare un prosieguo di stagione diverso, con un distacco minimo in campionato e magari un Hamilton più nervoso. Invece no.

Di bello c'è stato solo la partenza. Verstappen si distingue per una manovra da campione nel superare il pole sitter in Mercedes. Lo affianca e lo passa. Un sorpasso al limite ma comunque corretto: Hamilton si è tenuto discosto abbastanza da evitare di forzare la situazione. Roba che un pilota meno maturo avrebbe potuto interpretare diversamente quando, alla prima curva, ti arriva quello più giovane per toglierti la testa della corsa: uno più nervoso, insomma, avrebbe potuto generare un contatto o avrebbe provato una traiettoria diversa che tuttavia avrebbe potuto comportare una perdita di terreno. Da lì in poi, tempo pochi metri e Verstappen prova già a prendere il largo con oltre un secondo e mezzo di distacco, poi due, poi sempre di più, ma non troppo.

Piccoli colpi di scena

Già nei primissimi minuti di gara se ne registrano un paio, ma di bassissimo cabotaggio. Un'avaria per il giovane giapponese di Alpha Tauri, che già si era distinto per criticare il team: a lui un “blocco” della monoposto che non è riuscito neanche a portare fuori pista. Poco dopo, gara rovinata per Giovinazzi, a cui nella prima sosta vengono date le gomme sbagliate, tanto che un meccanico, solo quando è arrivata la macchina sulla piazzola, si è accorto che mancava pressione a una gomma, costringendolo a tornare da solo nel box a recuperarne una forse usata nei giorni precedenti. Scene anche divertenti ma, di sicuro, imbarazzanti e penalizzanti per tutta la squadra. In quei momenti, inoltre, non si può che immaginare quali sensazioni possa provare il pilota: qualcosa che può incidere anche sulla grande flemma di uno calmo come Antonio! Un altro sussulto insomma per l'unico italiano in Formula 1, che aveva appena ripreso un po' di fiducia per essere entrato nelle Q2 dopo la delusione di Imola, dove era stato invece ostacolato in qualifica e, per questo, si era pesantemente lamentato, dallo scandaloso Mazepin. Il russo, infatti, si conferma la più grande delusione di questo mondiale: oltre che nella vita privata, si è mostrato scorretto in pista con i colleghi e sinora poco capace di portare la macchina intera fino alla fine delle sessioni di prova o della domenica.

Una discreta Ferrari

A guardare la stagione 2021 di ambo i piloti, ci sono 7 risultati a punti su 8 e la gara spagnola è la seconda migliore dopo il 4-5 del Bahrain. Oggi lo scoreboard dice 4-7, con Leclerc sempre meglio di Sainz, che di questo passo però rischia di registrare risultati sotto la media di quanto totalizzato l'anno scorso, la sua stagione migliore di sempre, al volante di una McLaren. I progressi sono ancora oggettivamente insufficienti e a guardare solo i numeri c'è un dato che mette ansia: era dal lontano 2009 che non si registrava un avvio di stagione con un “digiuno” di podi così lunghi per le rosse, che ora ha raggiunto la gara numero 4. Al di là di questo brutto paragone, c'è almeno la consolazione di aver fatto la scelta giusta ad assumere lo spagnolo al posto di Vettel che, anche con il nuovo team, non riesce più a brillare. Tre gare dietro a un pilota “con la valigia” come Stroll, per un quattro volte campione, è segno di una crisi grave e difficile da risolvere. In crisi forse anche Alonso, comunque, considerando che Ocon è andato a punti e lui, come anche Raikkonen, è invece ben più indietro e fuori dai primi dieci.

Di questa gara, si ricorderà davvero ben poco. Verstappen l'ha persa per capacità dei box Mercedes, ma non solo al sorpasso del giro 59. Hamilton è stato avido anche prima: si era già fatto “sotto” al giro 38 con un distacco inferiore al secondo e la possibilità di aprire l'ala mobile, ma ha atteso il momento e il posto giusto per chiudere la partita una volta per tutte. Bravi anche Perez, quinto. E Ricciardo, sesto e finalmente risvegliato, considerando soprattutto che il suo compagno di McLaren, Norris, ottavo, figura invece come primo dei doppiati.

Comunque la buona notizia in fondo a tutto è che questa stagione non dovrebbe rivelarsi un solito “monologo” di Hamilton. Almeno Verstappen si è confermato il vero, principale rivale per contendersi il titolo con un'auto apparentemente competitiva in diverse situazioni. A Monaco, fra due settimane, comunque si potrà vedere un'eccezione: le insidie di quella pista, specie se piove, sono negli annali di questo sport e, per fortuna, potrebbero almeno temporaneamente rimescolare un po' le carte.

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