innovazione

Formula E, il laboratorio hi-tech che migliora l’automobile elettrica

di Giulia Paganoni


4' di lettura

Perché investire nella Formula E? Un motorsport senza sound sembra un ossimoro ma non per i costruttori auto (e non solo) che hanno e stanno investendo miliardi di euro in questa disciplina per accelerare lo sviluppo di tecnologie da utilizzare sulle auto elettrificate di oggi e domani.

Parola d’ordine energia. Quella delle batterie che alimentano i motori ma anche quella che serve per la ricerca e lo sviluppo delle auto elettrificate per il mercato. Un “pacchetto” chiamato Formula E che risulta un ottimo lab per testare rapidamente le novità tecnologiche da adottare in larga scala sulle auto di serie. Sviluppo e rapidità, quindi. Motivi per cui numerose casa costruttrici hanno intrapreso la via dell’elettrificazione affidando R&D all’area motorsport che gareggia nel campionato delle monoposto elettriche. Ma anche fornitori di energia, di impianti frenati e di scocche. Tra gli altri.

Siamo giunti alla quinta stagione del campionato e in totale sono undici i team presenti, in prima fila Audi, Jaguar, Ds, Nissan, Bmw, Mahindra e non solo. Dal prossimo anno è già stato annunciato l’ingresso di Porsche e Mercedes. Ma anche contaminazione di aziende appartenenti a settori limitrofi, come la presenza sempre maggiore di Enel X, che dal 2016 al 2018 è stato Global Power Partner per poi diventare Official Smart Charge Technology Partner e Power Partner per cinque stagioni. All’appello, dalla stagione attuale, anche Brembo che ha firmato un contratto come fornitore unico dell’impianto frenante (comprensivo di disco e pastiglie in carbonio) per tre anni. Così come anche Bosch che da quest’anno per tre stagioni è partner della campionato.

Tutti elementi poi messi in pista nei circuiti cittadini, dove le curve sono strette, i rettilinei di lunghezza ridotta e che mettono a dura prova anche i piloti che non possono fare molti giri di ricognizione.

Da quest’anno poi sono cambiate anche le monoposto, passando alla Gen2. Le dimensioni delle vetture, oltre 5 metri di lunghezza, 1,77 di larghezza con un passo di 3,10 metri mettono alla prova (non poco) le doti di guida dei piloti in curve strette, come abbiamo potuto constatare sul simulatore Ds Performance utilizzato dai piloti del team francese per allenarsi.

Le caratteristiche delle monoposto sono condivise da tutti i team: il telaio viene fornito dalla Spark (e sviluppato dalla Dallara) mentre i freni, da quest’anno per tre stagioni, sono Brembo. Tanta Italia quindi nel campionato. Che prevede anche una tappa nel Bel Paese, con l’ePrix di Roma oggi.

In sé quindi la Formula E è una bella sfida per tutti. Da un lato i costruttori automobilistici hanno la possibilità di testare e validare rapidamente gli sviluppi, come la gestione dell’energia delle batterie da applicare sulle auto di serie. Un esempio è Ds che nei prossimi dodici mesi proporrà il sistema di gestione e rigenerazione dell’energia sviluppato in Formula E su Ds7 e-tense 4x4 hybrid e Ds3 Crossback e-tense. Ma ci aspettiamo innovazione anche sugli impianti frenanti, grazie alla partecipazione del leader mondiale Brembo, che ha attivato il “laboratorio mobile” per lo sviluppo di tecnologie applicate all’elettrico. I primi risultati si possono vedere sulle monoposto con dischi in carbonio, pinza monoblocco a quattro pistoncini ricavata dal pieno per avere un peso inferiore a 1 kg, circa il 25-50% in meno rispetto a uno di Formula 1. Tutti studi volti a favorire la miglior performance delle monoposto elettriche e utili per lo sviluppo dell’impianto frenante di veicoli alla spina di serie.

Dall’altra poi abbiamo la necessità di avere un’infrastruttura adeguata, uno dei punti di maggior discussione anche per la diffusione delle auto elettriche di serie. Da questo punto di vista, Enel, con la divisione Enel X dedicata a prodotti innovativi e soluzioni digitali, sta collaborando attivamente nel campionato elettrico per costruire una smart city (in scala ridotta) con una mini-grid in grado di monitorare i consumi e dare al pubblico la possibilità di interagire con un sistema di rilevamento in tempo reale. Ma non solo. Infatti, i nuovi smart charger hanno una potenza di 80 kW per garantire il pieno di energia delle nuove batterie nei tempi stabiliti dal regolamento tecnico a cui si aggiunge un peso inferiore ai 200 kg per consentire lo spostamento agevole. Tutte soluzioni che poi vengono proposte per un’infrastruttura elettrica capillare nel Paese. Il programma prevede un investimento compreso tra i 100 e i 300 milioni di euro, al fine di installare circa 7mila colonnine di ricarica entro il 2022.

Ma l’elettrificazione del motorsport riguarda anche un classico come il Tcr che dal prossimo anno sarà affiancato dall’Etcr, per cui Cupra sta sviluppando la eRacer, vettura da gara considerata come riferimento per il regolamento del campionato.

Una storia fortemente intrecciata quindi quella dello sviluppo delle monoposto elettriche (e da gran turismo) e delle auto alla spina di serie. Un ambito, il motorsport, che non si limita a far divertire gli appassionati con sorpassi e abilità dei piloti ma anche un vero e proprio laboratorio di tecnologie che domani (se non già oggi in alcuni casi) si ritrovano sulle auto di serie.

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