Ristorazione collettiva

Mense aziendali pronte a ripartire tra servizi digitali e smart locker

Gli operatori organizzano l’offerta per orari di lavoro più flessibili, perfezionando quanto sperimentato durante il periodo di lockdown e rafforzandosi con nuovi prodotti e acquisizioni

di Maria Teresa Manuelli

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Smart working per quasi un lavoratore su quattro nel 2021 con oltre 5 milioni collegati all’ufficio da casa. È quanto emerge dall’elaborazione dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) su dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano in occasione dell'incontro on line “Covid, il lavoro 4.0 in Italia”. Ora, con l’allentamento delle misure di emergenza, le imprese stanno attuando il progressivo rientro in ufficio di almeno parte dei dipendenti con il problema, però, di procedere anche a una riorganizzazione degli spazi, delle procedure di lavoro e dei servizi, mense comprese, mentre lo smart working si avvia verso una parziale stabilizzazione.

«Nel 2020, anno di piena pandemia, il settore ha visto praticamente azzerare alcuni appalti pubblici e contratti privati di ristorazione collettiva. Lo smart working degli uffici e la chiusura delle scuole ha inciso sul fatturato delle imprese: sino al 50% nell'aziendale e il sanitario, con punte del 70% per la ristorazione scolastica», ha commentato Massimiliano Fabbro, presidente di Anir Confindustria, l’Associazione nazionale delle imprese della ristorazione collettiva, in occasione dell’evento organizzato a Roma lo scorso 15 luglio. Durante la stessa giornata il vicepresidente della Camera Ettore Rosato ha ricordato come il settore sia in procinto di ottenere un fondo ad hoc, contenuto nel Decreto Sostegni Bis da 100 milioni per «mitigare la crisi economica derivante dall’emergenza epidemiologica da covid 19» e tamponare la perdita. «Ci auguriamo – commenta Fabrizio Pedrazzini, direttore generale della Pellegrini – che i fondi siano dedicati agli investimenti per un nuovo sviluppo che riporti il settore ai livelli pre pandemia. Le aziende, infatti, devono affrontare un percorso strategico sia in termini di tipologia di servizio offerto, sia di tecnologia. L’utilizzo dei fondi a titolo meramente di ristoro, di contro, non rappresenterebbe una soluzione né sostenibile né lungimirante».

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Ma nel frattempo ci si deve riorganizzare e prepararsi al back-to-office. «La pandemia – conferma Rosario Ambrosino, amministratore delegato di Elior – ha accelerato il trend di una maggiore flessibilità dei modelli di organizzazione del lavoro che era già in atto e che ci aspettiamo diventi strutturale. Questo si traduce nell’esigenza di integrare le nuove soluzioni di servizio nei modelli più tradizionali. Ci si prospetta dunque di fronte una vera e propria evoluzione, con una varietà di strumenti per assicurare il benessere dei dipendenti a prescindere dalla frequenza in ufficio. In Elior investiamo molto in innovazione, per esempio attraverso la linea di pasti confezionati in atp iColti in Tavola, che ci consente di abilitare nuovi format per la fruizione della pausa pranzo. Mettiamo anche a disposizione la nostra offerta alimentare in moderni smart locker, come Food360 e Food360 Urban, vetrine intelligenti che assicurano il servizio in maniera flessibile lungo tutta la giornata e iColti a Casa, che invece è la soluzione di delivery a casa dedicati ai dipendenti in smart working». L’azienda ha anche allargato il proprio raggio d’azione al mondo delle Pmi che, grazie a questi nuovi prodotti, può oggi affacciarsi al servizio di mensa aziendale.

«I piani di rientro dei nostri clienti sono in continuo divenire – interviene Pedrazzini di Pellegrini –. La parola d’ordine per noi è quindi flessibilità, non solo in termini organizzativi, ma anche di servizio. Abbiamo investito in competenze e tecnologia, anche grazie all’acquisizione di Mymenu, operatore italiano attivo nel settore del food delivery. Al fianco di questi servizi complementari, rimarranno certamente anche quelli dedicati agli smart worker, con l’obbiettivo di renderli sempre più mirati, facilmente fruibili e sostenibili sia sul piano economico che organizzativo».

Mentre sul Green Pass si attendono ulteriori istruzioni: se Anir si è già dichiarata favorevole per l’applicazione al personale che lavora nelle mense scolastiche, resta il nodo del settore aziendale. «È uno strumento molto utile a favorire il ritorno alla normalità. Abbiamo comunque adottato – afferma Pedrazzini – sin dal mese di maggio 2020, un protocollo di sicurezza certificato, tutt’ora valido. Noi siamo pronti ad allinearci alle indicazioni delle autorità e alle scelte dei nostri clienti, nel contempo, stiamo lavorando a una serie di servizi alternativi e complementari al tradizionale ristorante aziendale».

Ma anche le società di buoni pasto e di consegna a domicilio stanno pensando ai possibili scenari di rientro negli uffici. Secondo l’indagine F.o.o.d. 2020 di Edenred (Ticket Restaurant), il 72% dei dipendenti ordina tutt’ora i pasti dai ristoranti preferiti, utilizzando il food delivery e il take-away e l’87% si aspetta di continuare a farlo. Durante la pandemia, NutriBees - startup di healthy food delivery - ha dato vita a un sistema di convenzioni aziendali per i lavoratori da remoto. «Purtroppo – osserva il co-founder Giovanni Menozzi – il 46% dei rispondenti a un nostro sondaggio ha dichiarato che la propria azienda ancora non offre soluzioni per la pausa pranzo dei lavoratori, e che spesso i buoni pasto, da molti considerati troppo limitati, non vengono forniti in caso di smart working».

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