fase 2

Fornitura di 10 milioni di mascherine alle farmacie, pronto l’accordo

L’intesa verrà siglata nelle prossime ore tra il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri, Federfarma e l'Associazione distributori di farmaci

di Nicola Barone

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(Ansa)

L’intesa verrà siglata nelle prossime ore tra il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri, Federfarma e l'Associazione distributori di farmaci


4' di lettura

Un accordo per la distribuzione di altri 10 milioni di mascherine alle farmacie, che saranno vendute al pubblico a 50 centesimi più Iva. È l'intesa che sarà siglata nelle prossime ore tra il Commissario per l'emergenza Domenico Arcuri, Federfarma e l'Associazione Distributori di Farmaci (Adf). Secondo l'intesa, i farmacisti pagherebbero a 38-40 centesimi le mascherine all'ingrosso, con un guadagno di circa 10 centesimi alla vendita per ognuna, raddoppiato rispetto ai mesi precedenti all'emergenza.

Annullati 13 contratti per 37 milioni mascherine
Su 52 contratti per la fornitura di 354 milioni di mascherine, la Protezione Civile ne ha annullati 13 per un totale di 37 milioni di dispositivi. Il dato arriva dal capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, in audizione in Commissione Affari costituzionali alla Camera. Dall'inizio dell'emergenza sono state riscontrate «notevoli difficoltà» nel reperire i dispositivi. Da un lato «è mancata una produzione nazionale», dall'altro la situazione dell'epidemia nel mondo ha bloccato la possibilità per i Paesi maggiormente produttori (India, Turchia, Cina in un primo momento, Russia, Romania) di esportare tali prodotti. A questo va aggiunta «l'improvvisa chiusura del traffico aereo internazionale» dopo la dichiarazione dell'Oms di pandemia, «tanto che il Governo ha impiegato i velivoli dell'Aeronautica militare». Dei 52 contratti, per un valore complessivo di oltre 354 milioni, 22 sono stati trasferiti al commissario Arcuri, per i quali risultano prestazioni ancora da esigere.

I dispositivi scarseggiano
C’è carenza di mascherine al prezzo calmierato in particolare da lunedì scorso, data per la quale ne era stata annunciata la vendita in decine di migliaia punti vendita. A confermare la scarsità nei negozi - oltre alle segnalazioni di associazioni, cittadini e delle stesse farmacie - è anche Federdistribuzione, che proprio qualche giorno fa aveva siglato l'accordo con il commissario Arcuri per la vendita su larga scala. Dopo l'intesa con supermercati, farmacie e presto con i tabaccai, le stime erano di centomila punti vendita dei dispositivi in tutta Italia: uno ogni 600 abitanti.

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Allo studio una norma per i più disagiati
Nell’esecutivo si lavora anche a una norma per garantire la fornitura di mascherine economiche e monouso gratis a chi sia in situazione di grave difficoltà economica. Della misura si sarebbe discusso negli ultimi vertici di maggioranza: per l'intervento dovrebbero essere stanziati fondi ad hoc nel decreto di maggio.

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Fondazione Gimbe: giungla tamponi, prima Trento
Intanto nella Fase 2 non sembra marciare uniformemente la strategia anti Covid-19 basata sul ricorso significativo ai tamponi, che rimangono troppo pochi e con una forte variabilità regionale. Almeno a quanto denuncia la Fondazione Gimbe, la media nazionale è di 88 al giorno per 100.000 abitanti ma un terzo è di controllo (test ripetuti su uno stesso soggetto per verificare la guarigione). Nella classifica la più virtuosa è la provincia Autonoma di Trento con 222 tamponi al giorno ogni 100.000 abitanti, anche se poi solo il 46.7% è diagnostico. La Lombardia ne fa 99, la metà (46.6%) di controllo, fanalino di coda la Puglia con 37 test quasi totalmente (98%) diagnostici. «Le nostre analisi sono state effettuate sugli ultimi 14 giorni - spiega il presidente Nino Cartabellotta - e forniscono tre incontrovertibili evidenze. Si conferma che circa un terzo dei tamponi sono “di controllo” e che il numero per 100.000 abitanti/die è molto esiguo rispetto alla massiccia attività di test necessaria nella Fase 2. Infine esistono notevoli variabilità regionali sia sulla propensione all'esecuzione dei tamponi, sia rispetto alla percentuale di tamponi “diagnostici”».

Brusaferro: 70.000 tamponi al giorno e in aumento
Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità, spiega in Commissione Affari sociali alla Camera che il trend è in miglioramento. «Oggi si fanno circa 70.000 tamponi al giorno, numero che crescerà nelle prossime settimane ma inizialmente era molto più basso». Allo stato delle conoscenze si tratta dell'unico metodo per individuare l'Rna virale anche se, precisa l’esperto, «una persona oggi negativa può esser domani positiva, e viceversa». Stando ai dati la percentuale di immuni è ancora molto bassa. Anche se è diversa tra le diverse aree del paese, «globalmente siamo molto lontani dal 70% necessario alla soglia dell'immunità di gregge». L'obiettivo dunque «è contenere il virus, non siamo ancora in grado di immaginare un'eradicazione, che sarà possibile solo con il vaccino».

«Fase 2 basata su tre gambe»
La Fase 2 è basata su tre gambe. La prima è il monitoraggio a livello nazionale e regionale per intercettare focolai, la seconda è garantire strutture per far fronte alle esigenze delle persone affette da Covid-19. Infine a detta di Brusaferro vanno «garantiti tutti i servizi sanitari che nella fase 1 sono stati sospesi o limitati» ma «necessari a rispondere al bisogno di salute della popolazione». Tornando ai tamponi, siamo «tra quelli che ne fanno di più al mondo, e tra i sanitari vengono oggi ripetuti periodicamente. Ma il numero dei positivi al coronavirus è molto basso». Questo indica che, oltre che sul personale sanitario, «dobbiamo investire i tamponi disponibili sui contatti stretti dei contagiati, perché rintracciandoli precocemente possiamo contenere la circolazione del virus». Quanto ai test sierologici che misurano l'immunità, ha ribadito, «oggi c'è ampio mercato di test, ma danno un'informazione parziale e corre il rischio di dare false sicurezze».

Borrelli: carenza di tamponi è problema risolto
Riguardo alla disponibilità di tamponi, Borrelli esclude problemi importanti («la carenza è stata evidenziata verso fine marzo, ora non c'è più»). Quanto alla direttive, bisogna guardare «ai criteri indicati fin dall'inizio dall'Organizzazione mondiale della sanità e la circolare del 3 aprile del ministero della Salute, che ha la responsabilità della prevenzione. I tamponi vanno fatti con priorità a sanitari, pazienti ospedalizzati e a coloro i quali hanno sintomi».

Per approfondire:

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