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Forno Brisa, nuovo crowdfunding per rafforzare la filiera di qualità

Obiettivo è raccogliere 2 milioni per creare un'impresa collettiva insieme ad altre realtà della panificazione con lo scopo di realizzare un mulino, digitalizzare le imprese artigiane e aprire altri negozi

di Emiliano Sgambato

Il pane di Forno Brisa

3' di lettura

Una nuova raccolta di capitali attraverso il crowdfunding, per consolidare un modello di business innovativo che ha permesso di crescere a un ritmo elevato (Cagr 2020-2022 del 37%) fino a raggiungere 2,1 milioni di euro di fatturato nel 2021. È l’obiettivo di Forno Brisa, realtà che punta a creare «un'impresa collettiva insieme ad alcune delle migliori realtà della panificazione», anche attraverso la realizzazione di un nuovo mulino, l’accelerazione del processo di digitalizzazione delle imprese artigiane partner e l’apertura di nuovi negozi.

Dopo il risultato del 2019 che ha portato a una raccolta di 1,2 milioni, l’obiettivo dichiarato – a partire dal 6 dicembre sulla piattaforma MamaCrowd – è superare i 2 milioni (target minimo di 1,2 milioni e massimo di 4 milioni) e raggiungere i mille soci: oggi sono 357 e in meno di 3 anni, dicono dalla società, hanno visto rivalutare le proprie quote di oltre il 200 per cento.

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Chi decide di partecipare all’equity crowfunding diventa socio di Breaders Srl, che con il brand Forno Brisa «combina il business model dei tradizionali panifici con quello delle caffetterie, evolvendo verso un modello a filiera integrata», si legge sul sito di Mamacrowd. La società «ha un fatturato previsto per il 2023 di 4 milioni senza dover compiere ulteriori investimenti grazie ai nuovi negozi aperti negli ultimi mesi del 2022. La valutazione pre-money per l’aumento di capitale è di 14 milioni con alcuni vantaggi per gli anchor investors come Alicrowd, il fondo di Azimut che ha raccolto diversi milioni ​ sul portale Mamacrowd e che ha validato il progetto. I diritti dei soci sono differenziati in base alle fasce di investimento, ​ a partire da 240 euro, sopra i 30mila, sopra i 100mila e sopra i 500mila. Tutti i soci hanno pieni diritti patrimoniali e liquidation preference».

La raccolta di capitale servirà per realizzare alcuni nuovi progetti, tra cui il «grande sogno» del Mulino Collettivo in Abruzzo, dove Forno Brisa coltiva già il suo grano. «L’idea è quella di arricchire ulteriormente l’ecosistema già esistente – comunicano dalla società – e aggiungere un nuovo tassello di conoscenza e competenza nella supply chain del pane: continuare a collaborare con i mugnai con cui il forno lavora da anni, ma completare anche la propria filiera, avendo il controllo completo della produzione della propria farina».
Un altro progetto centrale è quello «della digitalizzazione delle imprese artigiane appartenenti al gruppo, attraverso lo sviluppo di un software customizzato per la gestione delle bakery».

«La cosa straordinaria e rivoluzionaria – spiegano i fondatori Pasquale Polito e davide Sarti – è che i nostri colleghi artigiani diventano nostri soci, i nostri concorrenti, con cui corriamo insieme per un futuro migliore, per realizzare un sogno. Vogliamo superare l’idea anacronistica dell’imprenditore eroe e solitario che si fa da solo. Utilizziamo una leva finanziaria fondata come sempre sulla fiducia per realizzare progetti e affrontare sfide che da soli sarebbe difficile se non impossibile affrontare. Chi decide di investire in questo progetto avrà consapevolezza di perché e come i suoi soldi saranno investiti, sarà aggiornato sull'andamento e ne potrà andare orgoglioso. Prendere parte significa parteggiare e allo stesso tempo prendere una parte. Per noi questa quindi è un'operazione di partecipazione collettiva e di resistenza finanziaria».

L’idea di Forno Brisa – certificato BCorp e Great Place to Work – nasce sette anni fa e oggi dà lavoro a 40 giovani con un’età media di 30 anni e comprende 5 store, un laboratorio che produce pane, pizza e dolci, una torrefazione di caffè, un laboratorio di cioccolato e un'azienda agricola dove coltiva i cereali.


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