A BOLOGNA

Forno Brisa, la start up di fornai «diventa grande» con il crowdfunding

La piccola catena, che conta già tre panetterie e impiega 32 giovani, lancia una campagna di equity crowdfunding per sostenere un piano di sviluppo da 800mila euro che prevede nuovi punti vendita, un grande laboratorio, una scuola di formazione e un mulino

di Natascia Ronchetti


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Forno Brisa (Bologna)

3' di lettura

Fanno 5 tipi di pane, 5 di panettoni. Poi dolci e pizza in teglia. Tutti i lunedì si ritrovano per una riunione. Poi si mettono al lavoro: per impastare, mettere in forno, servire i clienti. Rigorosamente di giorno, però. Perché hanno si riscoperto un antico mestiere ma poi lo hanno rivoluzionato, rendendolo più che appetibile per tanti giovani. Tanto che quando si è trattato di assumere, mentre il business cresceva, non hanno avuto che l'imbarazzo della scelta tra gli oltre 600 curriculum arrivati da tutta Italia.

I piani di espansione
Sono i giovani fornai del Forno Brisa di Bologna, che in realtà è già una piccola catena, con tre punti vendita nel capoluogo emiliano, 16 ettari di terreni agricoli e un'ambizione: espandersi sempre di più, con altri due panifici nel Bolognese e uno a Firenze, con un grande laboratorio di 250 metri quadrati, una scuola di formazione e persino un centro di ricerca e sviluppo per fare innovazione. Sono in 32, compresi i due fondatori Pasquale Polito e Davide Sarti, hanno un'età media di 29 anni e si affidano ora a una campagna di equity crowdfunding sulla piattaforma Mamacrowd (dal 15 novembre al 15 gennaio) per raccogliere, attraverso la ricerca di nuovi soci, da un minimo di 200mila a un massimo di 800mila euro, e sostenere così le aspirazioni. Tutto nato dalla passione di Pasquale Polito per il pane fatto in casa. “Ero uno studente di geografia e me lo preparavo da solo – ricorda – dopo aver appreso i segreti dell'impasto da una mia anziana vicina di casa. Ho iniziato così: e alla fine vendevo pane a tutto il quartiere”.

Un caso di successo
Pasquale e Davide si sono conosciuti a un master universitario in Scienze Gastronomiche. Il primo aveva una laurea in Geografia, il secondo faceva il grafico e il videomaker. Una scintilla e via, appena aperto il primo forno nel centro di Bologna. Era dicembre del 2015, un anno dopo avevano già triplicato il fatturato del vecchio gestore, aprivano altri due forni a Bologna e assumevano. Tutti giovani. E più o meno tutti con una laurea in tasca – chi in Lettere, chi in Filosofia, chi in Scienze della Comunicazione – e la voglia di cimentarsi in modo nuovo con qualcosa di antico. “Adesso ci accingiamo a chiudere l'anno con un fatturato di 1,7 milioni”, dice Pasquale Polito. Che insieme al socio coltiva anche un sogno: quello di comprare un mulino. Molto dipenderà da quanti soci investitori riusciranno a trovare. Intanto mettono le carte in tavola. “Crediamo – dicono Pasquale e Davide – nella sostenibilità agricola, sociale, economica e nutrizionale. Il pane non è solo un alimento, è il simbolo della tavola e della condivisione. E il Forno Brisa, che è diventato attrattivo per molti investitori, è pronto per aprirsi a chi condivide i nostri valori fondanti”. Una marcia a suon di pagnotte. E, in vista del Natale, di panettoni. Ne hanno in preparazione ben settemila, in questi giorni, dei quali tremila già prenotati.

Tra ricerca e coworking
Con la campagna di equity crowdfunding, l'azienda emiliana propone fasce di investimento che partono da 240 euro e due tipi di quote, A e B, la prima riservata a coloro che investono almeno 20mila euro e che avranno oltre ai diritti amministrativi e patrimoniali previsti per tutti, il diritto di voto in assemblea e liquidazione preferenziale. Primo step del progetto di sviluppo, un nuovo, grande laboratorio, per permettere a tutta la squadra di lavorare in condizioni di maggiore benessere. L'attuale laboratorio, poco più di 50 metri quadrati, diventerà uno spazio di ricerca, sviluppo e formazione del personale. Tra i piani futuri c'è anche Casa Brisa, un luogo di formazione e coworking per una nuova generazione di panificatori. “Una sorta di casa della conoscenza – spiega Davide Sarti -, dove possano convivere start up, nutrizionisti, la scuola di formazione, uno studio di comunicazione, un laboratorio e uno spaccio”.

Per approfondire
I corsi per imparare a fare il panettiere: un mestiere per chi ha testa e forza

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