Roma

FOROF, nuovo centro culturale firmato Giovanna Caruso Fendi

Nel nuovo spazio che inaugura il 27 gennaio con il collettivo Soundwalk Collective in dialogo arte contemporanea e archeologia. La società benefit ha vinto un bando di Invitalia da 100mila euro. In esclusiva il racconto della sua fondatrice ad Arteconomy

di Nicola Zanella

I reperti romani all’interno di FOROF

4' di lettura

Forof sarà uno spazio espositivo dedicato al dialogo tra arte contemporanea e archeologia in maniera permanente e continuativa, sorgerà al piano terra di Palazzo Roccagiovine di fronte al Foro Traiano. Il progetto per Roma punta su un modello imprenditoriale che si autosostenga a livello economico, una sfida personale di Giovanna Caruso Fendi che può trasformarsi in un esempio virtuoso per molte realtà.

Forof già dal nome si intuisce una stratificazione, un concetto: cos'è Forof e quale modello imprenditoriale c'è dietro?
Sarà un centro culturale e uno spazio per mostre e molto altro. A livello legale è strutturato come società benefit che, rispetto a quelle tradizionali, ha degli obiettivi di sviluppo sociale e obblighi di trasparenza con un bilancio pubblicato sul sito.

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Dove avete trovato le risorse?

Come società benefit ha vinto un bando di finanziamento di Invitalia superiore ai 100.000 euro, dedicato all'imprenditoria femminile e rimborsabile in 8 anni a tasso zero. Mi sono posta obiettivi a lungo termine: sarà una maratona non certo una cento metri. Immagino Forof come un essere vivente che acquisirà la sua piena identità attraverso l'esperienza. Perché il progetto sia compiuto dovrà autosostenersi e le forme di sostentamento saranno definite e articolate man mano, non posso ancora svelarvi tutto, ora posso solo dire che ogni mese ci saranno dei momenti di attivazione chiamati “Episodi”, situazioni diverse tra loro, teatrali, performative, esperienze collettive e personali allo stesso tempo, accessibili tramite l'acquisto di un biglietto.

Giovanna Caruso Fendi

Avete qualche modello di riferimento?

L'ispirazione viene dal Cabaret Voltaire dove dall'intrattenimento e dalla sperimentazione artistica è nata una comunità, un movimento. Gli artisti coinvolti saranno spesso artisti mid-career. Peculiarità dello spazio sarà il dialogo tra l'arte contemporanea e l'archeologia, non in modo episodico ma come essenza del progetto. Le mostre di arte contemporanea dovranno confrontarsi con un luogo che si affaccia sul Foro Traiano e che al suo interno ospita importanti ritrovamenti archeologici. Forof è un palindromo e nasconde nel suo nome la propria essenza ossia quella di essere un Giano Bifronte che guarda al futuro e al passato valorizzando il loro indissolubile legame e il reciproco dialogo, perché la contemporaneità non è che la sintesi di tutto ciò che l'ha preceduta.

La famiglia Fendi a Roma è stata grande protagonista dell'arte, della cultura e del mecenatismo, come si inserisce questo tuo progetto nella storia della vostra famiglia?
La prima bottega Fendi è stata aperta non lontano da Forof , in via del Plebiscito, dove tra l'altro mia nonna ha nascosto e protetto un ragazzo ebreo durante la guerra; quindi in questo caso le radici e il dialogo col passato si fanno molto personali, nel 2001 mia madre ha aperto a Palazzo Roccagiovine la prima fondazione Alda Fendi facendo un grande lavoro di ristrutturazione e recupero archeologico. Il mio amore per il bello è stato coltivato in famiglia, un episodio fondamentale della mia formazione estetica avveniva durante il liceo quando correvo ad ammirare Karl Lagerfeld che disegnava le collezioni, una vera e propria groupie! Mia madre Alda dopo la vendita del marchio Fendi si è dedicata al 100% all'arte contemporanea, da allora guida la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti a palazzo Rhinoceros. Veronica mia figlia è interessata più all'aspetto curatoriale, al rapporto con gli artisti e ha maturato diverse esperienze internazionali, io ho voluto creare un progetto che desse forma alla mia visione, nessun componente della mia famiglia è stato attivamente coinvolto, a volte a malincuore ma volutamente. Forof è per me un'espressione identitaria, un qualcosa che mi rispecchi e che giunge a coronamento di un percorso di crescita personale. Voglio soprattutto che abbia un impatto sulla collettività e per questo non può essere avulso da aspetti economici e sociali.

Sei anche collezionista, che artisti segui? E in che modo la tua collezione sarà legata a Forof?
La mia collezione personale sarà sempre slegata da Forof che, anzi, avrà una sua collezione propria, costruita nel tempo con le opere degli artisti che vi esporranno. Nel 2021 ho comprato opere di Sabrina Mezzaqui, Loris Cecchini e Bracha L. Ettinger esposta al Castello di Rivoli, anche consigliata da mia figlia Veronica, ma gli artisti nella mia collezione a cui sono più legata sono Michelangelo Pistoletto e Giuseppe Penone. Proprio una frase di Penone in cui diceva di come la mente umana cresce a spirale mi è stata di ispirazione per questo progetto, la spirale con i suoi movimenti ascensionali e discensionali è la metafora perfetta di collegamento tra il passato e il futuro ed è, inoltre, l'elemento geometrico che lega e collega i fregi presenti sulla colonna Traiana che sorge proprio davanti a Palazzo Roccagiovine. In questo momento guardo al futuro con molto entusiasmo.

Quale vorresti che fosse il ruolo di Forof sulla scena romana?
Forof è un luogo per gli artisti e per la cultura, un hub di incontro, per collezionisti e turisti anche e soprattutto internazionali, un polo d'attrazione e forse un giorno un punto di collegamento tra diverse realtà della città, che da sempre pecca nel saper fare rete. Inoltre Forof è una nuova piazza della città, un luogo pensato per la collettività dove la contaminazione delle arti è una forma di inclusività sociale e dove per la sua natura polimorfa tutti possono trovare un loro spazio personale.

Ci vediamo il 27 gennaio?
Inauguriamo con la mostra “Lovotic” di Soundwalk Collective, un collettivo di artisti che mescola sound art, performance, video: già un manifesto programmatico…

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