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Forte dei Marmi orfana dei russi, il bunker dorato anti-Covid si salva con gli affitti low cost

Un villino che lo scorso anno costava 12mila euro al mese ora ha dimezzato il prezzo. Corchia (Albergatori): “Quest’anno puntiamo solo a rientrare dalle spese”

di Luca Benecchi

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Forte dei Marmi (Adobe Stock)

Un villino che lo scorso anno costava 12mila euro al mese ora ha dimezzato il prezzo. Corchia (Albergatori): “Quest’anno puntiamo solo a rientrare dalle spese”


6' di lettura

Davanti allo scacco tra rassegnazione e risentimento populista, tra lusso e sopravvivenza, anche Forte dei Marmi si è dovuto adeguare. Il mare dei ricchi ha cambiato pelle. L'estate senza russi è difficile da digerire.

Fin da febbraio l'epidemia è riuscita a trasformare questo angolo di Versilia in una specie di bunker dorato. Con le ville piene di fuggitivi dalle vie della moda di Milano, in barba anche alle norme che vietavano il trasferimento dai comuni di residenza. «Non facevano vita mondana, rispettavano il lock down spaventati come gli altri – racconta il giovane giardiniere che in quelle ville taglia erba e pianta fiori –. Stavano tutto il giorno in casa e uscivano solo per fare la passeggiata con il cane. E poi il verduraio di fiducia gli portava tutto quello di cui avevano bisogno a domicilio».

Ma da queste parti non si sono rifugiati solo i milanesi. Loro malgrado o per loro fortuna, sono rimaste intrappolate anche molte famiglie di Mosca e San Pietroburgo sorprese dal Covid e costrette, si fa per dire, a svernare tra Cinquale e Marina di Pietrasanta: qui hanno aspettato la fine dell'emergenza. Con le tate e i bambini a popolare i giardinetti pubblici altrimenti deserti.

Una panoramica dall’alto di Forte dei Marmi (Afp)

Ma i russi rimasti non sono certo bastati per raddrizzare la sfortunata stagione estiva del famigerato 2020. Almeno dal punto di vista del fatturato, perché quello è nelle loro mani da parecchi anni. Da quando i primi oligarchi, politici e registi scoprirono queste spiagge e il tanto rincorso modello di vita italiano. Ma i vuoti sotto gli ombrelloni e negli alberghi non sono solo dovuti all'assenza dei sudditi di Putin, all'appello mancano anche i viaggiatori inglesi e le numerosissime famiglie arabe sempre in cerca di spazi e nuovi modi per spendere.

Per una volta dunque le sorti del Forte sono finite nelle mani e nel portafogli degli italiani. Che anche loro quest'anno di spendere cifre da capogiro sembra non ne abbiano molta voglia. L'idea in testa sembra essere una sola: trovare una casa isolata per sé, famiglie e amici al seguito. Affittare casa per l'estate, restare in solitudine e in sicurezza dunque.

«La tendenza è proprio questa – spiegano all'agenzia immobiliare Vittoria -. Luglio è andato meglio del previsto, per agosto invece si va verso il tutto esaurito. Ville e appartamenti magari vicino al mare, a una condizione però: prezzi da saldo».

Insomma senza un bel taglio sul costo degli affitti molti immobili sarebbero rimasti vuoti. Perché la crisi post pandemia, sembra raccontare la Versilia, ha colpito anche chi ha qualcosa in più da spendere. «Sì, senza gli stranieri i prezzi sono letteralmente crollati, sennò altro che pienone. Non sarebbe venuto nessuno. In certi casi abbiamo dovuto dimezzare i listini. Un villino che lo scorso anno avrebbe reso 12mila euro al mese, lo abbiamo potuto piazzare per la metà esatta».

E questo mini-boom immobiliare con lo sconto ha contagiato anche le compravendite. Bresciani, bergamaschi e ancora milanesi sembrano cercare una via di fuga da una ipotizzabile seconda ondata di contagi o più semplicemente un luogo più verde con il mare a due passi per lavorare da casa. Sì perchè se lo smart working sta facendo chiudere molti uffici e di conseguenza togliendo clienti a centinaia di bar e ristoranti nelle grandi città, qui potrebbe invece prolungare a tutto l'inverno la stagione turistica. Quasi un'inaspettata opportunità. «Oltre alla pandemia – conclude il signor Carlo Salvatori dell'Agenzia Vittoria - sento che c'è tanta incertezza in giro e investire sul mattone da queste parti può essere una risposta. Si ricorda il prelievo forzoso sui conti correnti di tanti anni fa?».

Paolo Corchia è il manager dell'hotel President, è ai vertici di Federalberghi e presidente dell'associazione degli albergatori di Forte dei Marmi. Si fa poche illusioni. Ripete che quest'anno l'obiettivo è ripagare le spese, nella migliore delle ipotesi. «Se riusciremo a gestire finanziariamente un calo del 40-50% sui ricavi potremo ritenerci soddisfatti. Lavoriamo a pieno ritmo solamente nel week end, poi il resto della settimana si fa molta fatica».

Certo le numerose famiglie qatarine che occupano camere su camere e le grandi suites da 3-4mila euro al giorno sono difficili da sostituire. Anche se il Twiga con la sua offerta da resort in spiaggia sembra non conoscere crisi, nonostante i suoi più di trecento euro al giorno solo per il posto sotto il tendone glamour. Più difficile la situazione della storica Capannina, che come locale notturno non ha avuto ancora la possibilità di ripartire a pieno ritmo.

D'altra parte secondo Salvatore Madonna dell'hotel Byron, «la prima classe in aereo e le suites di lusso sono state inventate dagli americani; senza di loro la domanda di lusso è destinata a crollare. Gli italiani magari si comprano una villa da dieci milioni di euro ma non spendono settemila euro per un viaggio di lusso. È una questione culturale». E poi forse negli anni scorsi si è esagerato con politiche scellerate tutte basate sui clienti russi e con prezzi che continuavano a salire senza freni, riflette Madonna. E il Covid ha insegnato che anche modelli di business che sembravano inaffondabili possono, anche per motivi impensabili, prima o poi mostrare delle crepe.

Fabio Genovesi durante la serata di premiazione dell'edizione del Premio Strega 2015 (Ansa)

E uno dei più critici, come spesso accade con la letteratura, è Fabio Genovesi, scrittore nato proprio a Forte dei Marmi e che qualche anno fa ha scritto il saggio Morte dei marmi. Uno che con uno sguardo diverso ha cercato di recuperare lo spirito dei suoi nonni, che da queste parti venivano a caccia e che non hanno mai venduto la casa di famiglia ai turisti, come invece hanno fatto in tanti, forse troppi.

«È il termine turismo esclusivo che non mi piace, vuol dire che è per pochi. Che esclude qualcuno, più che qualcuno in realtà taglia fuori la maggioranza». E poi è cambiato anche il fine di chi viene in questi luoghi. Genovesi racconta come Mina fosse felice di non essere riconosciuta per strada: «Era un modo di concepire la privacy e il modo di vivere, ora è cambiato tutto. Adesso si viene qui per il contrario, per farsi riconoscere. E se qualcuno non viene riconosciuto per strada allora scatta il dramma, si organizzano finte paparazzate per dimostrare di essere dei vip».

È una ricchezza che allontana le persone ma che ha anche qualche aspetto curioso. Come il fatto che i veri eccentrici arricchiti non sono più gli stranieri, catene d'oro e Ferrari esibite o noleggiate dagli italiani. «Anche i russi - continua Genovesi - sono cambiati: vivono, vestono e si muovono in maniera diversa, siamo noi che li abbiamo scimmiottati».

Poi il rischio è l'omologazione, resort in spiaggia, tende al posto di ombrelloni fanno sì che tutto diventi uguale. Portofino, Capri, Miami. «Si costruiscono ville a forma di fette di torte alla panna, con il solo intento di farsi notare. Uno tsunami di denaro che ha ferito il paese, quando la sola cosa da fare sarebbe non fare più nulla e smettere di cementificare. Verde e natura – conclude Genovesi - una ricchezza diesel che però ha il vantaggio di essere di tutti e non di pochi».

Per scendere di prezzo e di “scala sociale”, in Versilia basta spostarsi verso Sud, un po' come sul Titanic di Francesco De Gregori. Un'unica area antropizzata con 450 stabilimenti balneari e un numero di ombrelloni difficile da immaginare con spiagge larghe centinaia di metri e un lungomare infinito. Paesi che convivono ma che non si parlano. Anzi quasi si ignorano. Forte con Pietrasanta, Pietrasanta con Camaiore, Camaiore con Viareggio. Mondi diversi, offerte turistiche diverse, quasi uno smacco vivere vicini.

Anche Alfredo Benedetti, presidente della Fondazione della Versiliana ha la faccia di uno che da quest'estate non si aspetta molto. Un cartellone di grande visibilità ma che sconta la difficoltà a porsi in modo diverso dal solito. Pubblico e sponsor fanno più fatica: «Anche l'incontro con Marcello Lippi non ha attirato i soliti numeri, e poi la musica e gli spettacoli sono indubbiamente penalizzati dalla situazione. Il concerto di Arisa che lo scorso anno senza difficoltà avrebbe avuto il biglietto a 50 euro, questa volta non possiamo metterlo oltre i venti». Anche se il meraviglioso parco legato alle gesta di Gabriele D'Annunzio non perde il suo fascino.

Migliaia anche qui i lavoratori stagionali che non hanno visto confermare i loro contratti e la crisi che stringe le imprese. Così Paolo Corchia rilancia l'allarme sulla liquidità delle imprese del settore alberghiero e della ristorazione. «La paura è che usurai, finanziarie poco trasparenti e criminalità possano realizzare affari illeciti rilevando le attività a prezzi stracciati».

In realtà racconta Francesco Nannucci, Capo centro della Direzione Investigativa Antimafia di Firenze, nessuno denuncia o parla. «Ma dall'esplosione dell'emergenza Covid abbiamo alzato le nostre antenne sul territorio su due settori in particolare: il trattamento dei rifiuti e proprio le attività ricettive».

La Toscana non è terra di mafia in senso stretto, ma di conquista. Si riversano soldi in attività lecite della economia, specie nella ristorazione e negli alberghi. L'ultimo caso la confisca di tre strutture a Montecatini. «In Versilia – conclude Nannucci – operano diverse società con sede nell'est Europa e nei paradisi fiscali e la nostra guardia è sempre più alta».

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