Il confronto

Forum in Masseria: Vino e agroalimentare ripartenza oltre le previsioni

Le imprese: ora certezze e stabilità

di Domenico Palmiotti

6' di lettura

Nell'Italia che si rimette in moto dopo un anno e mezzo pesantemente segnato dalla pandemia, agroalimentare, vino di qualità, prodotti di eccellenza e lusso non solo tornano a vedere la luce, ma sono il volano di un Paese che ritrova il gusto del ben vivere. A masseria Li Reni, a Manduria (Taranto), l'incontro tematico su “Economia e vino”, articolatosi in due giorni con una serie di panel condotti da Bruno Vespa per un nuovo ciclo di “Forum in Masseria”, mette insieme tante voci, diversi protagonisti, dell'imprenditoria come del Governo (i ministri Giorgetti, Orlando e Brunetta), ma imbastisce anche un filo comune tra i ragionamenti. Quello della ripresa che c'è e si avverte, ma soprattutto la necessità di dare un orizzonte a questa ripresa, accompagnandola in modo tale che non sia solo lo scatto d'una stagione.

Altagamma, locomotiva per l'economia

“C'è una ripartenza molto forte e c'è una voglia di godersi la vita - dichiara a “Il Sole 24 Ore” Matteo Lunelli, presidente di Altagamma -. Il nostro settore può essere una locomotiva per l'economia. L'anno scorso, con la chiusura dei negozi, la chiusura del turismo, la convivialità ferma, l'alta gamma é stata impattata fortemente, sia pur con differenze tra i diversi settori. Ma come spesso successo in passato nelle crisi, il settore del lusso è il primo a subire la crisi ma anche il primo a ripartire”. “Oggi il 2021 - commenta Lunelli - sta quasi stupendo in termini di forza della ripresa. Quella maggiore l'abbiamo vista nel design perché c'é stato molto un ritorno alla casa. Il Salone del Mobile è un buon segno. E le aziende andavano molto bene anche prima del Salone”. “Poi - aggiunge Lunelli - viene il settore della nautica che ha beneficiato dell'idea della barca come isola felice nel mare, quindi anche nel contesto di Covid c'è stata forte richiesta”. “La moda - prosegue - ha ripreso ma non del tutto. L'agroalimentare ha invece avuto una grande separazione tra quelle aziende che avevano una forte esposizione alla ristorazione e all'horeca, che ovviamente ha subìto la chiusura di questo canale, mentre chi aveva vendite piu forte nel retail e nella grande distribuzione, ha beneficiato del fatto che le persone hanno voluto regalarsi una soddisfazione a casa comprando cibi o vini di qualità”. “L'agroalimentare ha vissuto un'estate fantastica - osserva Lunelli -, in cui c'è stato questo desiderio fortissimo di convivialità dopo esserne stati privati per molto tempo. Così anche nel mondo delle bollicine, il mio settore, dove ci sono diversi mercati all'estero che stanno ripartendo”.

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Agricoltura, 50 mld il record dell'export

Gongola l'agroalimentare, che mette a segno nell'anno del post Covid - dice Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura - 50 miliardi di export, il doppio del 2015. “Se stiamo raggiungendo il record storico di export, significa che l'agricoltura italiana, l'agroindustria italiana, ha lavorato bene negli anni - commenta -. Il valore dell'agricoltura é più riconosciuto ed apprezzato”. “In Italia - continua Giansanti - oggi si produce il 75 per cento di quello che mangiamo, quindi c'é ancora uno spazio di crescita importante. Dobbiamo ora spingere sul Recovery Plan perché si possa raggiungere l'autosufficienza agroalimentare. Dovremo produrre di più ma preservando le risorse naturali”.

Un rimbalzo inatteso per il vino

Piero Antinori, presidente onorario di Marchese Antinori, dichiara a “Il Sole” che per il settore del vino, dopo la sofferenza del 2020 soprattutto per le aziende orientate su ristorazione e alberghi, “c'è stato un rimbalzo che noi stessi non ci aspettavamo. Anche se il turismo non ha ripreso come nel periodo pre Covid e anche se la ristorazione non è a pieno regime, per noi è stata una sorpresa positiva”. “Contavamo su una ripresa ma non così brillante” osserva Antinori.

L'attesa per Natale

Ma è davvero tutto così brillante? Il forum, che ha visto l'apporto di Comin & Partners, fa anche emergere qualche perplessità e problemi. Lino Stoppani, vice presidente Confcommercio, si tiene cauto. E chiede di “dare più soldi agli italiani” e di “aumentare la fiducia”. “Il Paese non riparte se non ripartono i consumi - avverte Stoppani -. La fiducia la devi dare a tutti gli italiani ma soprattutto a quelli che possono spendere. Ci sono ancora oggi atteggiamenti di difesa rispetto a prospettive che forse si ritengono incerte. Se guardiamo i consumi ad agosto, sono ancora semipiatti ma è a Natale che si fanno i bilanci. Penso che a dicembre saremo ancora sotto rispetto al 2019 perché manca il sentiment”.

La carenza di manodopera

Tra i problemi, invece, c'è quello, che si è acuito, di non trovare tanto nell'agricoltura, quanto nella ristorazione e nell'accoglienza, le figure lavorative che servono. “Curare un vigneto non è semplice, la potatura non è un'operazione banale perché da essa dipende la vita o la morte delle piante - afferma Ernesto Abbona, presidente dell'Unione italiana vini -. Quando nell'anno del Covid abbiamo chiesto i corridoi verdi, lo abbiamo fatto per riavere nelle nostre aziende le persone che vi avevano sempre lavorato e che conoscono le tecniche di intervento”. “Se si pensa che risolviamo tutto con la formazione, sbagliamo - prosegue Abbona -. Noi avevamo trovato i professori, la sede, le aziende che ci sostenevano, ma non gli allievi. Nei nostri paesi non ne avevamo. Abbiamo quindi bisogno di risorse e di politiche che permettano a queste risorse di radicarsi con una casa, una famiglia”.

Come consolidare la ripresa

Per una ripresa che sia adesso duratura, Antinori dichiara che “bisogna insistere con gli elementi che hanno fatto si che il vino, negli ultimi tempi, acquisisse importanza dal punto di vista economico. E quindi continuare a puntare sulla qualità senza fare compromessi, valorizzare questa maggiore qualità, e promuovere il nostro vino soprattutto all'estero perché c'é ancora strada da fare. Bisogna intervenire anche sulla qualità media - dice -. Perché il nostro delta di prezzo medio all'esportazione tra noi e i francesi, non solo è diminuito ma aumentato”. “Sinergia” tra settori che ancora non dialogano tra loro, sollecita invece Dominga Cotarella, direttore commerciale e marketing Famiglia Cotarella. “Oggi - spiega - i viticoltori parlano solo di vino, gli olivicoltori di olio, e invece bisogna scambiarsi idee, spunti e riflessioni su come crescere. E associare la moda alla ristorazione, all'eccellenza agroalimentare e all'accoglienza perché il nostro comune denominatore è la bellezza dell'Italia”.

Enogastronomia e turismo, binomio vincente

“Dobbiamo sfruttare la sinergia tra turismo e produzione enogastronomica - evidenzia a “Il Sole” Riccardo Illy, presidente di Polo del Gusto -. Molti stranieri vengono in Italia perché hanno conosciuto i prodotti agroalimentari nei loro Paesi e vogliono venire a scoprire come e dove vengono realizzati. Le aziende vitivinicole sono quelle che si sono più aperte e accolgono i turisti, ma potrebbero farlo anche altre produzioni. Così il turista viene in Italia, scopre vini e cibi italiani, torna nel suo Paese e continua a consumarli. Questa è una sinergia potentissima”. “La promozione turistica all'estero - sottolinea Illy - dovrebbe essere strettamente legata a quella enogastronomica per creare un legame che diventa poi indissolubile. Il consumatore straniero che viene in Italia, vede dove nasce il prodotto, si innamora del posto e del prodotto e non l'abbandona più”.

Le sfide: trasformazione digitale e sostenibilità

“Abbiamo chiesto al Governo - sottolinea Lunelli di Altagamma - di aiutare le imprese nelle sfide del momento. Chiediamo di sostenere la trasformazione digitale, 4.0 è un buon piano, ma va potenziato. Il Governo aiuti quindi le imprese nella trasformazione digitale ed ecologica. Faccia in modo che le imprese possano utilizzare le risorse in modo adeguato allocandole nel modo più preciso”. Nell'agricoltura, invece, l'innovazione - spiega a “Il Sole” Antonio Samaritani, ad di Abaco Group - ha due aspetti. “Lavoriamo sui Governi - afferma - per facilitare il processo di pagamento dei contributi europei. Controlliamo da satellite e utilizziamo soluzioni di intelligenza artificiale per facilitare le procedure di erogazione. Nelle aziende private, invece, questo è declinato come sostenibilità. E cioè ottimizzare in maniera selettiva l'utilizzo dei fattori produttivi che sono la serra, l'acqua, la chimica, usandoli il meno possibile. Come? Attraverso l'analisi dei dati per colpire laddove serve”. “Ma la risposta dell'agricoltura italiana - rileva Samaritani - è ancora quella di un mercato che fa fatica. C'era l'obiettivo di arrivare entro il 2020, sul 10 per cento della superficie agricola nazionale, a soluzioni di agricoltura di precisione. Due anni dopo, siamo arrivati al 5 per cento. Tuttavia è un mercato che cresce del 20 per cento l'anno. Per l'agricoltura - conclude - abbiamo un tema di qualità ma anche di necessità. La popolazione mondiale aumenta e la terra rimane quella che è, per cui o si aumenta la produttività o non c'è cibo per tutti”.

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