risposta al deal At&t-warner

Fox, il rilancio (cash) di Comcast che complica i piani di Disney e Murdoch

di Marco Valsania

default onloading pic
Offerta cash di Comcast per aggiudicarsi 21st Century Fox facendo saltare l’accordo tra Disney e Murdoch


3' di lettura

Sessantacinque miliardi di dollari in contanti. È la cifra messa sul piatto da Comcast per conquistare gli asset televisivi e cinematografici di 21st Century Fox e far saltare l’accordo di cessione raggiunto in precedenza dall’impero di Rupert Murdoch con Disney e non ancora consumato. Un accordo da «soli» 52,4 miliardi e per di più tutti in azioni. La proposta di Comcast, vale e dire, è del 19% superiore a quella della rivale e Fox ha già subito indicato che la prenderà in esame. La battaglia di offerte, e possibili ulteriori rilanci, riapre i giochi su futuro del gioiello di Murdoch, che potrebbe rinviare l’assemblea dei soci prevista per il 10 luglio per lasciare spazio a un’asta.

Un consolidamento «difensivo»
La tempistica della decisione di Comcast, colosso delle telecomunicazioni che già controlla nei media la Nbc Universal, non è casuale: è scattata subito dopo il verdetto del giudice federale Richard Leon che ha dato via libera al merger da 85 miliardi tra At&t e Time Warner, respingendo il rincorso antitrust del governo ha spianato la strada a una nuova stagione di consolidamenti tra colossi delle piattaforme di distribuzione e produttori di contenuto di qualità. Un consolidamento in questo caso «difensivo», stimolato dalla necessità di rispondere all’avanzata dei nuovi re di internet e hi-tech sempre più fattisi leader mediatici, dal gigante dello streaming Netflix ad Amazon, da Alphabet a Facebook. Questi nuovi arrivati da Silicon Valley insidiano non solo i ricavi pubblicitari ma gli abbonamenti ai tradizionali canali sistemi Tv via cavo e satellitari.

Ballottaggio tra due colossi possibili
Nel caso di At&t-Time Warner il matrimonio unisce il primo gruppo di pay Tv americano e secondo nei servizi «mobili» con un prestigioso marchio del content che possiede gli studi cinematografici Warner Bros e canali del calibro di Hbo e Cnn. Un merger tra Comcast e Fox combinerebbe invece la seconda sociatà di pay Tv, prima nei servizi internet e terza in quelli telefonici, con un altro marchio di qualità nel contenuto, la quarta società di media del Paese forte nella produzione cinematografica (20th Century Fox) e televisiva e oltretutto con una radicata presenza internazionale grazie a asset in Europa (Sky) e India (Star). Un’unione Disney-Fox rappresenterebbe piuttosto una scommessa sul consolidamento tutto a livello del content, dando vita a un colosso della produzione.

La battaglia dei manager
La battaglia, a conferma della sua intensità, vede nei ruoli di protagonisti alcuni dei più potenti e influenti magnati dei media. C’è Rupert Murdoch, che intende passare di mano il suo impero ormai considerato troppo piccolo per competere in futuro alla pari con la nuova realtà del settore. E davanti a lui ci sono il chief executive e erede della famiglia fondatrice di Comcast, Brian Roberts. E Bob Iger, uno dei top executive più longevi e di maggior successo a Hollywood al timone di Disney ormai dal 2005.
Roberts e Iger hanno già un passato di scontri personali. Nel 2004, con Iger ancora direttore generale di Disney, Roberts tentò un’acquisizione dello stesso gruppo di Topolino, allora in difficoltà, ma venne seccamente respinto. È tuttavia abituato a grandi acquisizioni, avendo rilevato At&t Broadband nel 2001 per oltre 47,5 miliardi e più di recente, appunto, NbcUniversal per oltre 39 miliardi. I deal di Iger sono stati al contrario finora di dimensioni minori, anche se coronati da successo, con la conquista di Pixar, Marvel e Lucasfilm. I due grandi dirigenti sono inoltre attualmente ai ferri corti sul destino leader europeo della pay Tv Sky Plc, controllato da Fox ma sul quale Comcast ha già fatto un’offerta separata che intende ostacolare i piani di acquisizione di Disney dell’intero gruppo di Murdoch. Un unico ostacolo al momento non sembra preoccupare nessuno dei due, né Roberts né Iger: l’Antitrust.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti