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«Fra gelati e limousine, ecco come ho accolto Trump e Kim Jong Un»

Fernando Gibaja, general manager dell’hotel Capella di Singapore, racconta come ha organizzato lo storico incontro fra i due leader nel giugno del 2018: «Ho persino spostato personalmente i mobili»

di Sara Magro


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3' di lettura

A partire dal Novecento i grand hotel sono stati spesso la cornice di importanti momenti storici: dai comizi di Lenin nei saloni del Metropol a Mosca all’ultimo Summit del G7 a Biarritz lo scorso agosto, nel quale è stato coinvolto anche l’iconico Hotel du Palais, ex residenza imperiale di Napoleone III e della consorte Eugenia.

La scelta del luogo di un incontro al vertice è il risultato di una ricerca oculata, con sopralluoghi, protocolli da seguire, decine di dettagli da verificare. Fernando Gibaja, general manager dell’hotel Capella di Singapore, mentre mangiamo indimenticabili “dimsum” nel suo ristorante, ci ha raccontato c ome si sono svolti i preparativi per accogliere lo storico meeting del 12 giugno 2018 tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Kim Jong Un, dittatore della Corea del Nord.

«Un giorno mi telefona Joe Hagin, vice capo dello staff alla Casa Bianca, per annunciarmi che l’ambasciata ha scelto il Capella per l’incontro Usa-Nord Corea e che sarebbero arrivati nelle settimane successive per il sopralluogo decisivo. Hagin era al suo ultimo incarico, e senz’altro voleva concludere la carriera alla grande», racconta Gibaja, che orgogliosamente mostra una foto con il presidente Trump.

A Singapore nell’hotel dell’incontro fra Trump e Kim Jong Un

A Singapore nell’hotel dell’incontro fra Trump e Kim Jong Un

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«Quando sono arrivati, hanno controllato l’adeguatezza degli spazi e alla fine hanno scelto il salotto per i convenevoli e il ristorante per la firma», continua il manager, che in quell’occasione, per assicurarsi l’incarico, ha fisicamente spostato i mobili per far largo ai presidenti. Tutto si è svolto nel giro di pochissimo tempo con istruzioni molto chiare: «Per esempio, il 12 giugno potevano lavorare solo 70 dei nostri 250 dipendenti. Gli altri sono rimasti a casa, per ragioni di sicurezza».

«Quando Hagin e il suo team sono arrivati sapevano tutto della storia dell’edificio coloniale del 1880, ex artiglieria britannica, con l’ala contemporanea progettata dallo studio londinese Foster + Partners», continua. Gibaja si riferisce a un nuovo corpo di camere, alle ville sparse nei 12 ettari di giardino-giungla, alla Spa, al deck dei ristoranti sospesi sulla piscina a sbalzo realizzati nel 2009, che ha fatto del Capella uno degli alberghi più sofisticati e contemporanei di Singapore, sull’isola di Sentosa.

Per quel 12 giugno del 2018 le camere del Capella erano già state vendute. Per questo è stato necessario contattare i clienti uno per uno, per offrire loro una sistemazione alternativa, d’altra parte non semplice a Singapore dove non mancano indirizzi ultra lusso, ma non di pari tradizione (a parte il Raffles che era però chiuso per un restauro monumentale terminato solo alcune settimane fa). «Morale: il 23 maggio ci inviano il contratto - racconta Gibaja -. Ma il 24 disdicono il summit. La notizia ci getta nello sconforto: per noi è stato un investimento economico e di tempo mostruoso, e loro cosa fanno? Disdicono. Per fortuna mi ha chiamato Trump in persona per tranquillizzarmi che l’incontro ci sarebbe stato». Infatti così andò, nonostante la gara di capricci e minacce dei due leader.

«Trump è arrivato con due auto blindate, una misura di sicurezza, perché nessuno sa su quale viaggia, sempre attorniato da due cerchi di guardie personali. Il presidente scende e mi saluta: “Good morning, Mr Fernando”. Sapeva il mio nome di battesimo! Gli americani ci sanno proprio fare. La giornata si è svolta nel più regolare dei modi: le chiacchiere nella Library, la firma e il pranzo».

Non può mancare la domanda sul menù: «I due leader hanno scelto piatti semplicissimi come cocktail di gamberi e gelato Haagen Dazs, gusto “Cherry Vanilla”. Tutto è filato liscio: gli scambi di regali (monete d’oro), le chiacchiere nella Library, la stretta di mani, la prima, perciò storica, tra i rappresentanti delle due nazioni. Dopo la conferenza stampa ciascuno è tornato nel suo hotel, Trump allo Shangri-la, e Kim Jong Un al St Regis. Invece lo staff del dittatore nordcoreano si è fermato per cancellare qualunque traccia del suo passaggio. Non è un modo di dire: una squadra di esperti ha letteralmente eliminato ogni potenziale segno di riconoscimento, compreso il water che aveva usato e che è stato sigillato e spedito in Nord Corea».

I rapporti fra i due Paesi sono ancora di incerta definizione, ma a prescindere dal loro destino, l’incontro al Capella di Singapore resterà nella storia dell’hotel con una targa ad futuram memoriam.

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