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Fra moda, musica e arte, il futuro dello stile cottagecore

Il marchio inglese Laura Ashley sta vivendo una nuova fase creativa grazie alle nipoti della fondatrice. Che alla passione per gli abiti uniscono poesia e spettacolo.

di Kate Finnigan

Lily e Edie Ashley. Foto Laura Bailey, Styling Cathy Kasterine.

4' di lettura

C'è un momento preciso in cui Lily Ashley realizza quanto è stata importante la figura della nonna Laura. È adolescente, sua madre ha appena ricevuto e sta aprendo un pacco eBay che contiene un abito Laura Ashley degli anni Settanta «lungo, in stile vittoriano e completo di etichetta. Me ne sono innamorata subito», ricorda Lily. «Non credo che, fino ad allora, Edie ed io avessimo compreso fino in fondo la storia della nostra famiglia». Oggi la trentenne Lily, performance artist e scrittrice, e la sorella Edie, 25 anni, stilista e artista, sono le più grandi fan del brand Laura Ashley. Quando ci incontriamo per questa intervista, Edie indossa una tunica Laura Ashley in due toni diversi di arancio, scovata proprio su eBay. Lily, invece, ha un debole per i modelli che ricordano lo stile vittoriano. «È come se fossero stati disegnati per me», ride. «Sono la mia passione- ossessione. Anche perché penso che indossare un pezzo anni Settanta sia la cosa più punk che ci sia».

La storia del marchio inizia nel 1953, quando Laura e suo marito Bernard cominciano a stampare tessuti nel loro appartamento di Pimlico, a Londra. Hanno continuato per tutti gli anni Settanta e Ottanta, fino a far diventare il brand uno dei grandi successi commerciali del periodo, non solo in Gran Bretagna. Ai tempi c'erano case in cui tutto era firmato Laura Ashley: dalle tappezzerie ai copriletti, dai cuscini alle tende. Le sue fantasie a fiori hanno poi aperto la strada a marchi di home design come Cath Kidston, ma lo stile cottagecore originale resta quello di Laura Ashley. Laura è morta nel 1985, prima che Lily ed Edie nascessero, ma è stata comunque una presenza importante nella loro infanzia. «Papà (Nick Ashley, uno dei quattro figli di Laura e Bernard) ci parlava continuamente di lei. E anche se non conoscevamo bene l'impero che aveva costruito, sapevamo che era stata una persona straordinaria», racconta Edie. «Lo stesso valeva per i nostri cugini. L'abbiamo sempre sentita molto vicina».

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L'intera famiglia ha un forte attaccamento alla campagna, alla natura, al passato e ai suoi antenati. «A volte vediamo papà soffermarsi a guardare un uccellino; poi ci dice che ha avvertito la presenza della nonna», racconta Lily. «Se, facendo qualcosa, commenta che gliela ricordiamo, ne siamo sempre molto orgogliose». Nick Ashley ha studiato alla Central Saint Martins di Londra e, negli anni, ha lavorato anche per Dunhill, Tod's e Private White V.C., oltre ad aver fondato un brand di abbigliamento da moto e streetwear. È diventato direttore creativo di Laura Ashley a 21 anni e, nei successivi 15, ha guidato il brand con successo (una quota importante è stata poi acquisita da un gruppo di retail malesiano, prima che l'azienda finisse in amministrazione controllata nel 2020 e chiudesse i negozi. Oggi, grazie a nuovi accordi con una società d'investimento americana, gli abiti, l'homeware e gli accessori Laura Ashley si possono acquistare tramite il sito e su Next).

Una storia di famiglia: tre generazioni di stile

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Nick e sua moglie Ari, fotografa con un passato da performer, vivono in campagna nella contea di Powys, nel Galles, dove hanno cresciuto le figlie. Ari è una grande amante degli animali, adora andare a cavallo e anche oggi continua a spostarsi nei dintorni in sella o in calesse. Ha insegnato alle figlie ad andare al trotto e in sulky. Lily – che ha frequentato la Central Saint Martins e poi la scuola di teatro Philippe Gaulier, a Parigi – ha ereditato la passione per il mondo dello spettacolo dalla madre. Di lei, Lily dice che «sarebbe potuta diventare una star, ma non ha mai avuto l'ego necessario. È molto intuitiva e connessa al proprio mondo interiore». Nick, invece, è sempre stato attratto dal mondo delle moto e dalla moda d'avanguardia. «Andava in Giappone e ci riportava abiti vintage che inizialmente trovavamo terribili», racconta Lily. «Solo anni dopo abbiamo capito quanto fossero interessanti e, da allora, non abbiamo più smesso di indossarli. Una volta è tornato con dell'underwear da samurai. Inizialmente ci abbiamo riso su; poi un'estate, Edie ha cominciato a metterlo: era la minigonna più elegante di sempre». Edie ha ereditato le passioni del padre: fa motocross e la collezione che ha creato come tesi di laurea era ispirata proprio a moto, cavalli e amore per la natura. Nel 2019, alla Paris Fashion Week, ha lanciato una capsule in collaborazione con Bolt Motor Co., venduta su MatchesFashion.

Oggi le due sorelle vivono a Londra, ma continuano a sentire il richiamo del Galles. Lily dice che «in gallese c'è una bellissima parola, hiraeth, per descrivere questa sensazione». Si può tradurre come “nostalgia di casa”. «Credo che sia una sensazione positiva», commenta Edie. Lily si esibisce regolarmente con il fidanzato Hugo Hamlet, insieme al quale ha dato vita al progetto artistico/musicale Voo Le Voo. Nel 2019 hanno portato la loro surreale commedia The Slinks all'Edinburgh Fringe Festival. Poi scrive poesie – anche come membro del collettivo Little Grape Jelly, insieme a Grace Pilkington e a James Massiah – testi teatrali e, di recente, ha completato la sceneggiatura di un film che sarà diretto dall'attrice franco-polacca Morgane Polanski. Edie, invece, sta lavorando con la Fondazione Vivienne Westwood e collabora regolarmente con artisti per video e spettacoli. Nel 2019 è stata la costumista di Can't Believe the Way We Flow, il video di James Blake diretto da Frank Lebon, e sta lavorando insieme agli artisti Joel Kerr, Finlay Abbott Ellwood e William Waterworth a una mostra che farà dialogare moda e natura.

Poi c'è il grande progetto di famiglia: una collaborazione tra le sorelle e il padre Nick per il brand di maglieria Brora, che sarà presentato in autunno. A Lily è piaciuto molto essere fotografata in Laura Ashley e nel vecchio abito Chloé di sua nonna per il servizio di queste pagine. Mi racconta che, il giorno dopo gli scatti, mentre lei e Edie stavano chiacchierando nello studio, circondate dai look usati per il servizio, un uccellino è entrato dalla finestra. «Non voleva proprio andarsene, ed era come se ci fissasse. Ci siamo commosse». Non aggiunge altro. Ma non ce n'è bisogno.

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