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Francesca Thyssen-Bornemisza; «collezionare per proteggere gli oceani»

I prossimi progetti di una collezionista visionaria a partire dalla mostra di Joan Jonas frutto della collaborazione tra TBA21 e Museo Thyssen

di Sara Dolfi Agostini

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Il ritratto di Francesca Thyssen è di Iván Hidalgo

I prossimi progetti di una collezionista visionaria a partire dalla mostra di Joan Jonas frutto della collaborazione tra TBA21 e Museo Thyssen


4' di lettura

“C'è un divario profondo oggi tra collezionismo filantropico e investimento” spiega Francesca Thyssen-Bornemisza a un pubblico di appassionati dell'arte riuniti per il programma di conferenze di Arco Madrid , la fiera dedicata all'arte moderna e contemporanea in scena dal 26 febbraio al 1° marzo 2020. E aggiunge: “conosco i collezionisti spagnoli che hanno acquistato la terza edizione di «Comedian» di Maurizio Cattelan – la più costosa – e certamente la presteranno ai musei prima di rivenderla, ma è e resta un investimento, non ha niente a che fare con il mio modello di collezionare”. Francesca Thyssen-Bornemisza - figlia del famoso collezionista Hans Heinrich che mise insieme la più grande collezione di arte dopo quella della Regina Elisabetta II - a Madrid ha presentato «Moving Off the Land II», la mostra personale dell'artista americana Joan Jonas dedicata all'oceano e alla preservazione dell'ecosistema marino. Un progetto che include disegni, un'installazione multimediale al Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza – fino al 18 maggio 2020 – e una performance al Museo Nazionale del Prado , e ha visto l'artista impegnata in una ricerca intensa di tre anni negli acquari internazionali e a largo della Jamaica, intrapresa subito dopo il P adiglione Americano alla 56ª Biennale di Venezia (2015).

Joan Jonas, Moving Off the Land, 2020, Museo Nacional del Prado, Madrid. (Photo Roberto Ruiz)

TBA21 e Museo Thyssen
“La mostra di Joan Jonas rientra in un programma di collaborazioni di quattro anni siglato l'anno scorso tra la Fondazione TBA21 – che ho creato a Vienna nel 2002 - e il Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza, fondato da mio padre in dialogo con il governo spagnolo nel 1992 e dove oggi siedo come trustee insieme ad altri tre membri della mia famiglia e otto membri eletti del governo e del Ministro della Cultura spagnolo” spiega la collezionista. L'idea è portare il contemporaneo in un'istituzione che non vuole essere né un mausoleo, né limitarsi ad offrire la storia dell'arte del passato – per quanto osserva attraverso maestri come Albrecht Dürer, Rembrant, Caravaggio, Edgar Degas o Pablo Picasso. Oltre al legame familiare, Francesca Thyssen offre un curriculum di prestigio internazionale sul fronte del contemporaneo. TBA21 nasce per acquistare l'opera «Entitled To Touch» (1994) dell'artista canadese Janet Cardiff. “Era il 2001 e pensai che nessuno avrebbe messo in discussione la serietà del nome Thyssen, ma l'artista insistette sulla necessità che il collezionista avesse un profilo istituzionale, e allora creai la Fondazione” ricorda, “oggi le sono grata per avermi spinto nella direzione giusta”. Da allora, Francesca Thyssen ha commissionato oltre cento opere d'arte contemporanea ad artisti del calibro di Ernesto Neto, Olafur Eliasson e Armin Linke, e 30 sono opere sonore come nel caso di Janet Cardiff.

Joan Jonas, Moving Off the Land, 2020, Museo Nacional del Prado, Madrid. (Photo Roberto Ruiz)

Il futuro
“La collaborazione con il Museo Thyssen è il linea con un interesse per il presente condiviso con istituzioni di profilo internazionale come il Metropolitan di New York e il Louvre di Parigi, ed è un primo step per valutare l'ipotesi di una donazione” dice la collezionista. E aggiunge “anche se sembra una scelta logica affidare la mia collezione a un museo che porta il mio nome, non deve essere obbligata, valuteremo come reagisce la città, visto che questo è un programma continuativo – non una mostra all'anno durante Arco per i turisti dell'arte – e include anche residenze e didattica”. Intanto la collezionista è già al lavoro sui prossimi progetti. Ad Arco Madrid, ha consigliato di acquistare artiste latinoamericane, ancora estremamente sottovalutate, come la cilena Patricia Domínguez, o la brasiliana Laura Lima, entrambe selezionate dalla fondazione TBA21 per residenze e commissioni. Nel futuro prossimo, poi, dopo Joan Jonas ci sarà la mostra di Claudia Comte incentrata su un parco subacqueo di coralli ispirato dal posizionamento delle sue sculture di cactus nei mari jamaicani – in calendario ad ottobre prossimo, e nel 2021 TBA21 e Museo Thyssen si preparano insieme ai festeggiamenti per il centenario della nascita del fondatore e padre di Francesca Thyssen, mancato nel 2002. “Ho commissionato agli artisti Walid Raad e Ragnar Kjartansson di infiltrare la collezione del museo, dalla storia al concetto di censura, che sta tornando attuale con l'ondata dei Nazionalismi”.

La visione
Francesca Thyssen non si considera un'attivista, ma non è neanche interessata alle strade battute di musei e mercato, e quando le mostre di TBA21 stavano trasformando la percezione dell'istituzione in quella di una kunsthalle, ha chiuso immediatamente gli spazi. Al centro della sua visione, accanto al Museo Thyssen di Madrid, ci sono la TBA21 Academy di Vienna, un progetto non profit al confine tra arte e scienza creato nel 2011 per condividere sapere e immaginare soluzioni alla questione ambientale, e il nuovo Ocean Space nella Chiesa di San Lorenzo a Venezia, una piattaforma per progetti legati alla preservazione degli oceani, inaugurata nel 2019. “Gli artisti sono l'antenna della nostra società e tra le loro maggiori preoccupazioni c'è quella ambientale” chiarisce la collezionista. E ricorda: “quando abbiamo lanciato il nostro nuovo programma nove anni fa, le altre istituzioni ci guardavano con curiosità e sospetto; oggi invece il cambiamento climatico è uno dei temi più scottanti, ma non basta incapsulare opere d'arte sensibili alla questione tra i muri bianchi di un white cube, in fiere o biennali”. Per abbracciare la prospettiva ambientalista, Francesca Thyssen sostiene ricerca artistica, divulgazione scientifica e collaborazioni all'incrocio tra questi due mondi solitamente separati. “In un'era in cui i media polarizzano l'opinione pubblica, tocca agli artisti offrire una prospettiva diversa sulla realtà in cui viviamo” conclude.

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