emergenza

Franceschini aiuti anche l’arte contemporanea

Chieste dal Comitato Fondazioni agevolazioni, contributi, detraibilità ai consumi culturali e art bonus per sostenere gli artisti. Anche nel Regno Unito lettera degli artisti al governo

di Marilena Pirrelli

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Chieste dal Comitato Fondazioni agevolazioni, contributi, detraibilità ai consumi culturali e art bonus per sostenere gli artisti. Anche nel Regno Unito lettera degli artisti al governo


4' di lettura

Aprire un confronto sulle difficoltà che coinvolgono il settore dell'arte contemporanea. Lo chiede il Comitato Fondazioni Arte Contemporanea che rivolge un appello a Dario Franceschini, ministro per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo perché: “l'arte contemporanea sia considerata un settore strategico all'interno della governance culturale italiana e sia pertanto inserita tra i destinatari delle agevolazioni, dei sostegni e dei contributi. Del resto l'arte contemporanea è uno strumento in grado di immaginare e mettere a disposizione della collettività contenuti che rafforzano la dialettica culturale, la coesione sociale, la consapevolezza civica, una risorsa comune che genera anche valore economico”. Molte le criticità che il sistema italiano dell'arte contemporanea sta affrontando e dovrà affrontare a seguito dell'emergenza sanitaria Covid-19. Dai musei chiusi, anche di arte contemporanea, agli artisti privati dal supporto delle gallerie e dai collezionisti orfani della fisicità dell’opera. Un ecosistema interconnesso nel quale molte istituzioni private - sono 14 quelle raccolte intorno al Comitato Fondazioni, una rete di realtà che lavorano senza scopo di lucro per valorizzare l’arte contemporanea da Catania passando da Napoli, Roma, Venezia, Milano e Biella arriva a Torino - svolgono un ruolo di sostegno agli artisti, che rischia di veder esaurite le risorse per proseguire ad alimentare la produzione artistica. Lo spaccato di queste realtà è stato di recente indagato in una ricerca realizzata da Civita. “Non poter più sostenere gli artisti contemporanei significa smettere di sostenere la crescita socioculturale, critica, estetica, economica del nostro Paese” è scritto nella lettera al ministro.

Organizzazioni private dell’arte contemporanea in Italia

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Gli artisti chiedono aiuto al governo inglese
Nel Regno Unito le richieste al governo sono arrivate direttamente dagli artisti: una lettera aperta firmata da 400 artisti tra cui Anish Kapoor, Grayson Perry, Jeremy Deller, Iwona Blazwick, direttore della Whitechapel Gallery avverte che il Regno Unito potrebbe diventare un “deserto culturale” senza finanziamenti urgenti e perdere la metà delle sue attività creative. Indirizzata al cancelliere del Regno Unito Rishi Sunak e al segretario alla cultura Oliver Dowden, la lettera è stata scritta dal capo della Creative Industry Federation , Caroline Norbury. Una recente ricerca ha dimostrato che le disposizioni esistenti non coprono tutti gli operatori e gli artisti e su 2.000 istituzioni e individui solo una su sette organizzazioni ha le risorse per rimanere operativa fino alla fine di aprile e solo la metà ha riserve per andare oltre giugno. Più della metà delle organizzazioni e dei professionisti creativi ha perso tutto il proprio reddito. “Chiediamo al governo di attuare finanziamenti urgenti per le organizzazioni creative e culturali colpite dall’emergenza del Covid-19” scrive Norbury. Il governo britannico a marzo ha lanciato un fondo di emergenza da 160 milioni di sterline (199 milioni di dollari) per gli artisti e le organizzazioni creative, ma non tutti sono stati ammessi a richiedere il salvataggio.

La situazione italiana
In Italia già a inizio aprile Federculture lanciava l’#UNFONDOPERLACULTURA con 1500 firme del mondo culturale per chiedere al Governo e al Parlamento la costituzione di un fondo a sostegno delle imprese culturali. Ora la richiesta di sostegno arriva dai collezionisti, principali promotori delle Fondazioni di arte contemporanea. “Ci permettiamo di evidenziare alle autorità nazionali e locali - scrive il Comitato presieduto da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo - che le nostre istituzioni da anni svolgono un decisivo ruolo di sussidiarietà nella produzione e diffusione dell'arte contemporanea, a fianco di enti pubblici nazionali e territoriali. Questo appello intende richiamare l'attenzione sulle linee principali del nostro impegno professionale, che desideriamo non interrompere”, spiega il Comitato, attivo dal 2014, riflettendo sulle criticità che il sistema italiano dell'arte contemporanea sta affrontando e dovrà affrontare.

Le linee dell’impegno
1) la programmazione espositiva d'arte contemporanea aperta e accessibile a tutti i pubblici, il lavoro e la collaborazione con il mondo della scuola, dell'università, della scienza, della ricerca, dell'imprenditoria.
2) la valorizzazione di giovani talenti artistici e il sostegno alla produzione delle loro opere, con ricadute positive di natura culturale ed economica sul sistema paese.
3) la programmazione di corsi di formazione sull'arte contemporanea destinati a studenti, personale docente, specialisti.
4) l'individuazione e l'implementazione di nuovi strumenti digitali idonei a favorire la conoscenza e l'accessibilità delle opere d'arte da parte di
un pubblico più vasto rispetto a quello dei visitatori tradizionali.

Le richieste
Come fare per proseguire questo cammino? “L'arte contemporanea - sia auspica il Comitato - sia considerata dalle autorità un settore strategico all'interno della governance culturale italiana e sia pertanto inserita tra i destinatari delle agevolazioni, dei sostegni e dei contributi oggetto della legislazione speciale in via di emanazione. In particolare, concordiamo con le proposte che sollecitano l'attivazione di specifiche misure di sostegno alla liquidità per le Imprese Culturali, indipendentemente dalla loro forma giuridica, l'estensione dell'Art Bonus e di misure di detraibilità quali forme di sostegno ai consumi culturali.
La crisi sta mettendo a rischio il futuro delle nostre istituzioni con gravissime implicazioni a discapito degli artisti, dei professionisti, dei pubblici e di tutti coloro che considerano la cultura uno degli elementi vitali per la ripresa del nostro Paese”. Uscire dalle nostre case e trovare che l’emergenza ha ridotto gli spazi di scambio culturale e creativo, sarebbe come svegliarsi da un incubo e scoprire che è tutto vero.

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