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Franceschini: prioritario sostenere il patrimonio culturale. Bonomi: fare impresa è fare cultura

Così il ministro della Cultura Dario Franceschini, intervistato dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini, in apertura degli Stati generali della cultura a Torino, evento a cura del Gruppo 24 Ore

di Andrea Gagliardi

6' di lettura

«Non credo si tornerà più alla stagione dei tagli e della marginalità della cultura. Perché ormai è chiaro a tutti che la cultura è un grande investimento economico, è un aiuto al made in Italy, alla crescita sostenibile». Del resto nel Pnrr «il Governo ha destinato circa 7 miliardi di euro per promuovere la cultura del nostro Paese, si tratta della cifra più alta a livello europeo». Quanto al rapporto pubblico-privato «ho insistito molto sulla collaborazione, rompendo la barriera ideologica che la ha rallentata. Penso che i privati non debbano solo mettere i soldi, ma debbano collaborare nella gestione». Così il ministro della Cultura Dario Franceschini, intervistato dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini, in apertura degli Stati generali della cultura, evento a cura del Gruppo 24 Ore in collaborazione con la Città di Torino e realizzato da 24 Ore Eventi con Fondazione Cultura Città di Torino. Si tratta dell'annuale appuntamento dedicato allo sviluppo dell'industria culturale italiana.

Le parole di Dario Franceschini, però, non sono piaciute troppo al mondo imprenditoriale che ha risposto in maniera decisa sia con il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che ha parlato di «clima anti industriale», sia con Luigi Abete, presidente dell’Associazione imprese culturali e creative.

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Franceschini: non si tornerà più a marginalità della cultura

«Ho sempre considerato il ministero della cultura come il ministero economico più importante del Paese. Tutto il lavoro che ho cercato di fare in questi anni è convincere gli altri decisori politici che investire in cultura in Italia non è soltanto un dovere costituzionale e morale ma è anche un grande investimento economico, è un aiuto al made in Italy, alla crescita sostenibile. Le riforme di questi anni hanno puntato a questo obiettivo, rompendo la barriera pubblico-privato. Ed è una battaglia vita. I governi e i ministri cambieranno, ma non si tornerà alla stagione dei tagli marginalità della cultura» ha assicurato il ministro.

Nel Pnrr 7 miliardi per gli investimenti culturali

Franceschini ha ricordato che nel Pnrr italiano ci sono 7 miliardi di euro per promuovere la cultura del nostro Paese e che si tratta «della cifra più alta a livello europeo sia in termini percentuali che assoluti». Gli investimenti sono molto differenziati. Si va da un grande «piano di digitalizzazione di tutto il patrimonio culturale» con la costruzione di una mega digital library italiana al superamento delle barriere architettoniche nei musei, agli interventi di restauro e valorizzazione di parchi e giardini, e di valorizzazione dell’edilizia rurale.

L’operazione di riqualificazione dei borghi

Ma forse l’operazione più significativa per il ministro è quella per la rigenerazione dei borghi spopolati per mancanza di lavoro. «Lo smart working e la banda larga - ha detto Franceschini - consentono di cambiare le cose». Sono stati assegnati 1 miliardo e 40 milioni. Una prima linea di intervento consentirà a 289 comuni di avere a disposizione risorse per interventi di valorizzazione di piazze, strade, palazzi e chiese. Ma la linea più innovativa («alla quale tengo molto e sulla quale spero si possa sviluppare una collaborazione pubblico privato») è quella che ha consentito di a ogni regione di identificare con procedura selettiva un piccolo borgo disabitato, oggetto di un vero progetto di rilancio e riqualificazione. «Ad ogni borgo andranno 20 milioni per interventi edilizi e infrastrutturali, ma porteremo anche la banda larga - ha spiegato Franceschini - E abbiamo chiesto a ogni regione di pensare a una vocazione per il ripopolamento. Alcune hanno puntato su una Rsa per anziani, altri a un centro di centro di ricerca universitario, altri a un albergo diffuso». Se funziona questo progetto, sarà una «grande operazione sociale di riqualificazione in un’ottica di ripopolamento».

Lavori al via prima della fine dell’anno

Tutte le risorse per investimenti in cultura (circa 2,5 milioni finora) previste dal cronoprogramma sono state assegnate nei tempi previsti, ossia oltre 30 giugno. Adesso toccherà a Regioni, Comuni e privati intervenire per utilizzarle concretamente. «Siamo nei tempi e lavoreremo per restarci. Ci sono scadenze precise. I tempi vanno rispettati pena perdere risorse». Quando partiranno i primi lavori? «Anche prima della fine dell'anno» ha risposto Franceschini incalzato dal direttore Tamburini

Con Art bonus oltre 600mln dai privati per il mondo dell’arte

Franceschini ha rivendicato anche un cambio di passo sul fronte dei finanziamenti alla cultura. «Fino al 2014 c’è stata la stagione dei tagli giustificata dell’infelice slogan “con la cultura non si mangia” - ha detto -. Dopo, questa linea si è invertita. Le risorse del ministero per il patrimonio culturale sono più che raddoppiate». Certo, serve un’integrazione pubblico privato maggiore. Ma la legge sull’Art bonus del 2014 (65% di credito fiscale per chi fa una donazione per un museo o un’opera d’arte) «ad esempio ha funzionato». Sono arrivati oltre 600 milioni di euro dai privati con donazioni piccole e grandi. «Sono episodi virtuosi, ma ancora pochi». A tal proposito «servono esempi come quelli di Della Valle che quando ancora non c’era l’art bonus mise 25 milioni per il Colosseo. E anzicché da applausi fu accolto da molta diffidenza»

Impresa si vergogni se non investe in Cultura

Qualcosa va ancora cambiato a livello di mentalità. «Vorrei che arrivasse il momento in cui una impresa, soprattutto una grande impresa che esporta nel mondo, si vergognasse se non ha destinato una parte dei propri utili al patrimonio culturale del Paese . E spero ci arriveremo presto» ha incalzato Franceschini.

La replica di Bonomi

«Le parole di Franceschini sono l’ennesima riprova del sentimento anti-industriale che c’è nel Paese» ha detto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, nel corso della presentazione del rapporto sul digitale di Anitec-Assinform, replicando al Ministro della Cultura, Dario Franceschini. «Certe espressioni - ha aggiunto - non dovrebbero appartenere ad un Ministro della Repubblica. Posso elencare tante di iniziative di imprese private nel settore della cultura. Mi auguro che sia stata una espressione non ben colta perchè credo che certe espressioni non dovrebbero appartenere ad un Ministro della Repubblica».

Il presidente di Confindustria ha poi evidenziato come «sentire certe affermazioni da un ministro della Repubblica vuol dire non capire che l’industria è un tema di sicurezza nazionale». «E la dimostrazione - ha aggiunto - è arrivata durante la pandemia. Se non c’erano le imprese non ci sarebbero stati i farmaci, gli alimenti, i beni di prima necessità. Voglio ribadire ancora una volta che l’industria è un tema di sicurezza nazionale. Chi non ama l’industria non ama l’Italia».

La collaborazione dei privati nella gestione

Quanto all’accusa di essere promotore del pubblico e di pensare che il privato si debba limitare a mettere i soldi, il ministro ha ribattuto: «Le critiche in politica sono normali. Se le riforme che ho portato avanti non avessero avuto critiche non sarebbero state buone riforme. Io ho insistito molto sulla collaborazione tra pubblico e privato, rompendo la barriera ideologica che ha rallentato questa collaborazione. Penso che i privati non debbano solo mettere i soldi, ma debbano collaborare nella gestione. Abbiamo insistito molto sullo strumento della Fondazione, è stato utilizzato per un esempio virtuoso come il Museo Egizio, in cui ci sono risorse private e pubbliche, che è cresciuto ed è diventato un punto di riferimento nel mondo. Stiamo seguendo questo percorso di integrazione anche nella gestione». Però a tal proposito il ministro ha anche puntualizzato: «L’intervento del privati in cultura deve essere motivato da una forte vocazione morale e non dall’esigenza di fare profitti perché è un po’ complicato».

Autonomia dei musei modello vincente

Franceschini ha inoltre difeso l’autonomia dei musei da lui promossa e con forza sostenuta. «È una riforma che a detta degli osservatori internazionali ha cambiato il sistema museale italiano - ha argomentato - Fino al 2014 i musei italiani erano collezioni importanti di quadri e opere d’arte ma non esistevano da un punto di vista giuridico. Erano uffici delle sovrintendenze diretti da un funzionario. Non avevano cda, bilancio o comitato scientifico. I proventi andavano tutti al ministero dell’Economia. Dal 2014 i musei hanno autonomia, i direttori sono scelti con selezione internazionale, hanno un bilancio, i proventi vanno al museo, sono cresciuti bookshop, caffetterie e servizi aggiuntivi perché oggi in un museo non si va più solo per vedere un’opera d’arte, si va per vivere un’esperienza e passare una giornata». C’è ancora molto da fare, perché in Italia ci sono 4mila musei « e più i musei sono piccoli più queste operazioni di innovazione richiedono sostegno finanziario e organizzativo». Ma la riforma complessivamente «ha funzionato». E molti musei collaborano con privati e hanno privati nei consigli di amministrazione. Chi è stato a Pompei 10 anni fa e ci torna oggi «il cambiamento lo vede». Pompei era sinonimo di «crolli e scioperi. Oggi è un’eccellenza riconosciuta nel mondo».

Per il rilancio del turismo servono le infrastrutture

Un’ultima incursione nel turismo, materia non di diretta competenza del ministero della Cultura, ma con tante sovrapposizioni. Questo sarà l’anno della ripartenza del turismo dopo la crisi dovuta alla pandemia. «Il turismo è già tornato imponente, sarà più forte del 2019 perché la gente aveva solo rinviato i viaggi. E torneranno i problemi dell’overbooking, del controllo degli accessi. Bisogna moltiplicare gli attrattori come i borghi, le piccole città d’arte, le capitali della cultura». «L’Italia - ha ricordato Franceschini - è il paese dei 4.000 musei, non ci sono solo gli Uffizi e Pompei, ci sono città che stanno turisticamente crescendo come Napoli, Salerno. Servono però le infrastrutture, come ad esempio l’alta velocità, soprattutto nei luoghi che ne sono privi. Per vedere i bronzi di Riace bisogna poterci arrivare».


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