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Francesco e la Shoa, il legame del Papa con gli ebrei per la denuncia degli orrori della guerra

Il Pontefice nell’udienza generale salutando i pellegrini polacchi: «E la storia si ripete, si ripete, vediamo adesso cosa succede in Ucraina»

di Carlo Marroni

(ANSA)

2' di lettura

È cresciuto lontano dall’Europa della seconda guerra mondiale – a differenza dei suoi predecessori – ma l’orrore della Shoa è forte dentro la pastorale di Francesco. Il richiamo allo sterminio degli ebrei ora è messo vicino all’aggressione russa dell’Ucraina. Lunedì scorso il Centro per le Relazioni Cattolico-Ebraiche dell’Università Cattolica di Lublino ha commemorato l’anniversario dell’Operazione Reinhardt. Essa, durante la Seconda Guerra Mondiale, ha provocato lo sterminio di quasi due milioni di vittime, soprattutto di origine ebraica. «Il ricordo di questo orribile evento susciti in tutti noi propositi e azioni di pace. E la storia si ripete, si ripete, vediamo adesso cosa succede in Ucraina. Preghiamo per la pace» ha detto papa Francesco nell’udienza generale, salutando i pellegrini polacchi.

L’operazione di sterminio in Polonia evocata dal papa

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L'Operazione Reinhard fu il nome in codice usato dai nazisti per il progetto di sterminio sviluppato e attuato sugli degli ebrei polacchi nel Governatorato generale (la parte della Polonia non annessa direttamente al Reich), tra il 1941 e il 1943. L’operazione si servì principalmente di tre campi di sterminio dotati di camere a gas, allestiti nel 1942 a Bełżec, Sobibór e Treblinka. Secondo stime dello Ushmm - United States Holocaust Memorial Museum - nel corso dell’Operazione Reinhard furono uccisi circa 1,7 milioni di persone, in maggioranza ebrei polacchi. Perché quel nome? Fu dato nel 1942 intitolando l'operazione di uccisione in massa di ebrei a Reinhard Heydrich, il “macellaio di Praga”, uno dei capi delle SS cui Hiteler aveva dato l’incarico di pianificare la “soluzione finale” della questione ebraica, pianificato nella conferenza di Wansee nel gennaio 192. Mesi dopo Heydrich morì a seguito di un attentato a Praga della resistenza ceca, evento a seguito del quale furono consumate rappresaglie a tappeto.

Il recente incontro con il World Jewish Congress

Negli anni Papa Francesco ha di continuo ricordato la Shoa, visitato luoghi simbolo – uno su tutti Auschwitz, ma anche Yad Vashem a Gerusalemme – e pronunciato molti discorsi e avuto innumerevoli incontri con esponenti ebrei sia religiosi che civili. Due settimane ha ricevuto in udienza i partecipanti all'Executive Committee Meeting del World Jewish Congress: «Oggi, in tante regioni del mondo, la pace è minacciata. Riconosciamo insieme che la guerra, ogni guerra, è sempre, comunque e dovunque una sconfitta per tutta l'umanità!». E aveva aggiunto: «Penso a quella in Ucraina, una guerra sacrilega che minaccia ebrei e cristiani allo stesso modo, privandoli dei loro affetti, delle loro case, dei loro beni, della loro stessa vita!», aveva proseguito Francesco, secondo cui «solo nella volontà seria di avvicinarsi gli uni agli altri e nel dialogo fraterno è possibile preparare il terreno della pace. Come ebrei e cristiani, cerchiamo di fare tutto ciò che è umanamente possibile per arrestare la guerra e aprire vie di pace».

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