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Papa Francesco a Rai 3, il messaggio della Chiesa nel format della tv di qualità

Benedetto XVI aveva risposto a domande su Rai Uno nel 2011, la telefonata del 1998 di Giovanni Paolo II a Porta a Porta

di Carlo Marroni

Le parole di Papa Francesco al talk di Fazio: figli, donne, migranti, politica e tv

3' di lettura

La tv non la guarda. Ma buca il video. E non lascia nulla indietro, rimette tutto in fila davanti, e riesce a non ripetersi. La partecipazione di Papa Francesco alla trasmissione «Che Tempo Che Fa», che ha il format di intervista del conduttore Fabio Fazio, con il tempo sarà studiata dagli esperti di mass media come uno scarto rispetto alle tendenze avanzate della comunicazione. Già, perché il mezzo (e il metodo) è tradizionale, ma innovativa la trattazione dei contenuti. Francesco (che ha rilasciato diverse interviste televisive nel tempo) parla a tutto campo, dai migranti al clima, dai politici alle guerre, dal suo quotidiano dentro la Curia al perdono, della sua infanzia e del rapporto con la televisione, e accenna a distanza anche a chi lo attacca («clericalismo e posizioni rigide»). Tutti argomenti che appartengono al suo profondo, alla sua pastorale quotidiana, e chi lo segue anche solo un po' sa come la pensa. Ma nella trasmissione di domenica sera non si è mai ripetuto, e senza concedere spazio al facile applauso ha fissato messaggi che entrano nella sua biografia, come il «perdono è un diritto umano». Un concetto fondante per la religione cattolica, in verità, che ha sempre faticato a penetrare il muro ideologico che fissa invece l'idea che imperi nella Chiesa la volontà di condanna.

La novità dell’intervista a «Che Tempo Che Fa»

Ecco quindi che la partecipazione televisiva di Francesco apre nuovi spazi di comunicazione finora inesplorati – pare incredibile ai tempi d’oggi - e arriva a un pubblico che di solito non è interessato a quello che dice il Papa. Senza proselitismo, che anzi è agli antipodi del pensiero bergogliano. E certamente la scelta di andare in onda il giorno dopo la conclusione del Festival di Sanremo è ben studiata: infatti lo spot dell'intervista viene fatto passare dalla Rai durante la penultima serata del festival, nella fascia di maggiore ascolto. Rai Uno – nella share massimo dell'anno di un contenitore un tempo definito non senza sprezzo nazional-popolare – che pubblicizza uno spazio di Rai Tre, simbolo della tv di qualità, un po' di élite ma che accetta la sfida degli ascolti (la trasmissione peraltro nacque sotto la direzione di Paolo Ruffini, che da qualche anno è il prefetto della Comunicazione della Santa Sede dopo essere stato appunto direttore di Rai Tre e poi della 7 e di Tv2000).

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La scelta di Rai 3

E qui si arriva al tema del contenitore. Fazio ha inventato una formula difficilmente replicabile, molto garbata ma chiaramente orientata, un mix geniale di ospiti, temi e intrattenimento, tenuti saldi insieme da fili conduttori in perfetta assonanza con il comune sentire del pubblico. Ecco che irrompe con Papa Francesco, in uno spazio che per anni ha preso in giro “Eminence!!”, il cardinale Ruini, evocato di continuo da Luciana Littizzetto (lo stesso Ruini ci scherzò sopra senza problemi) per sue posizioni su vita e famiglia, temi ormai sullo sfondo. Ecco che da destra arrivano le critiche proprio per lo spazio, quasi un'eresia, e si ricorda l'intervista del 2011 di Benedetto XVI a “A Sua Immagine” della domenica mattina su Rai Uno, l'ottima trasmissione che precede l'Angelus e approfondisce temi della fede, e la storica telefonata di Giovanni Paolo II a Bruno Vespa, 1998 (allora incredibile, oggi passerebbe quasi come normale). Bergoglio per sua natura parla a tutti, più volentieri a chi di solito non lo ascolterebbe, ma forse per paradosso ora tutto è a specchi rovesciati.


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