FIRENZE

Franchi addio, la Viola punta a un impianto da 45mila posti

L’area scelta è quella della Mercafir. Da sciogliere i nodi tra club e Comune

di Giovanni Capuano


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Scartato il restyling del Franchi, opzione resa impossibile dai vincoli della Sovrintendenza

3' di lettura

“Fast, fast, fast” è la linea che Rocco Commisso, proprietario dallo scorso 6 giugno della Fiorentina rilevata dalla famiglia Della Valle, ha dato ai suoi uomini per aprire e chiudere la partita del nuovo stadio a Firenze. Velocità e chiarezza perché i soldi ci sono, la volontà pure e il piano è quello di portare il club viola a colmare il gap accumulato con il vertice del calcio italiano nello spazio di poche stagioni. Una task force, della quale fa parte Joe Barone, braccio destro operativo di Commisso, sta lavorando quotidianamente a stretto contatto con il sindaco di Firenze, Dario Nardella. Sul tavolo c’è la realizzazione di un impianto da 40-45.000 posti, coperto e moderno, con ampio spazio per le aree hospitality. L’area prescelta è quella della Mercafir attualmente occupata dai mercati all’ingrosso di ortofrutta, carni e ittici: 15 ettari con una valutazione non ancora comunicata al club. È questo il primo nodo da sciogliere per procedere: la Fiorentina è disposta a investire sull’area una cifra congrua (15-20 milioni di euro) e attende notizie ufficiali da Palazzo Vecchio prima di procedere con qualsiasi valutazione anche sul distretto che dovrà nascere intorno allo stadio per rendere sostenibile l’investimento.

Commisso ha dato l’input per l’acquisto dell’area escludendo la formula del diritto di concessione. Lo scorso 14 ottobre una nota del Comune di Firenze ha aperto la strada alla messa in vendita di quello spazio per il quale l’attuale previsione urbanistica prevede la realizzazione di un futuro impianto sportivo pubblico, da trasformarsi in impianto realizzato e gestito da operatore privato senza alcun peso sulle risorse pubbliche. Tempi di consegna fissati in 24 mesi dal momento della vendita. Parallelamente la Fiorentina ha acquisito il terreno nel comune di Bagno a Ripoli dove entro due stagioni sorgerà il centro sportivo viola; lo scorso 28 ottobre il Consiglio comunale ha approvato l’integrazione all’avvio del procedimento per la revisione generale degli strumenti di pianificazione dando il primo ok all’operazione.

Scartato il restyling del Franchi, opzione resa impossibile dai vincoli della Sovrintendenza contraria ad abbattimenti diffusi della struttura costruita all’inizio degli anni Trenta. Ad oggi non esiste un piano B rispetto all’area Mercafir, ma i tasselli da sistemare restano numerosi e la società viola ha fretta anche perché in sei mesi ha avviato con ingegneri e architetti la predisposizione del master plan con investimento di tempo e denaro considerevole. Sul tavolo anche la necessità di condividere la programmazione degli interventi in modo da garantire il club. L’ipotesi di cominciare a costruire lo stadio senza che l’area Mercafir sia stata completamente liberata dai capannoni oggi presenti, ad esempio, non è considerata percorribile dagli uomini di Commisso che vogliono certezze sui tempi e sull’assenza di futuri impedimenti.

Nell’esercizio chiuso lo scorso 31 dicembre 2018 la Fiorentina ha registrato un fatturato netto di 87,2 milioni di euro (104 con player trading e plusvalenze) con una quota riconducibile ai ricavi da stadio di 8,2 milioni di euro. Nell’attuale stagione gli abbonati sono 28.020 con una crescita considerevole rispetto ai 21.738 dell’anno scorso che avevano portato un incasso di 4,4 milioni. La media di presenze al Franchi ha superato le 31mila unità consentendo di posizionarsi subito alle spalle di Milano (Inter e Milan), Roma (Roma e Lazio) e Torino con la Juventus.

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