INCIDENTE ALLA CAMERA

«Franchi tiratori», il segreto violato per pochi minuti

di Riccardo Ferrazza

(ANSA)

3' di lettura

Sarebbe stato il sogno di Romano Prodi ma anche quello delle tante vittime illustri dei “franchi tiratori”: poter sollevare, anche solo per qualche istante, il velo che tiene nascosto il dettaglio delle votazioni segrete e scoprire chi ha disatteso gli accordi presi. Si saprebbe così, per esempio, dove si annidavano i “101” che hanno sbarrato la strada del Professore verso il Quirinale. Un sogno, appunto, perché la segretezza delle votazioni parlamentari è inviolabile. Eppure è proprio quello che è andato in scena stamattina alla Camera quando è stato messo in votazione un emendamento alla legge elettorale su cui i quattro partiti che sostengono la riforma (Pd, Forza Italia, Lega e M5S) si erano detti contrari.

Errore o “sabotaggio”? La cronaca. La presidente Laura Boldrini dichiara ammissibile lo scrutinio segreto per un emendamento di Micaela Biancofiore (Fi) su cui la commissione aveva espresso parere negativo. Al momento di indire la votazione, però, non lo ribadisce (così risulta dal resoconto stenografico). Dopo aver pronunciato la formula «Dichiaro aperta la votazione» si capisce subito che qualcosa è andato storto: l’emendamento passa, la legge elettorale è affossata ma l’attenzione dell’Aula è catturata da altro. Sul tabellone le palline dovrebbero essere tutte uguali e tutte di colore blu, lo “schermo” per coprire le votazioni segrete. Invece a sorpresa spuntano luci rosse (contrari) e verdi (favorevoli). L’anonimato è violato. Mai visto prima.

Loading...

I deputati rimangono con il naso all’insù per scoprire la geografia del voto e capire dove sono i “guastatori”. «No, è a voto segreto! È a voto segreto! È a voto segreto» grida tre volte la Boldrini. Lo scrutinio viene secretato, le palline si colorano di blu e il presidente della Camera chiarisce: «C’è stato un problema tecnico, avevo già detto che era a voto segreto...».

I POSTI IN AULA

I POSTI IN AULA

Qualcuno urla «libertà!», un deputato centriista chiede invece che «il responsabile» sia «allontanato, ora e per sempre». Ma cosa si è visto sul tabellone? Osservando il fermo immagine si nota che il verde domina tra i banchi dove siedono i deputati del movimento di Beppe Grillo. Anche tra i democratici qualcuno ha “tradito” ma, in proporzione, rispetto ai grillini sono decisamente pochi: cinque o sei deputati.

È stato scritto così un nuovo episodio di una saga cominciata con la storia parlamentare della Repubblica. Che sarebbe certamente diversa se si potesse dare un volto a chi ha atteso il voto segreto per disattendere accordi con gli alleati e indicazioni del proprio gruppo. Stavolta a essere impallinata è stata una legge ma i “franchi tiratori” hanno fatto fuori governi (Fanfani, Craxi) e funestato le elezioni per il Quirinale. Come nel 1992, quando si accanirono contro Arnaldo Forlani cui fecero mancare in due votazioni 39 e 20 voti decisivi: si disse che i colpevoli erano i parlamentari vicini a Giulio Andreotti, desiderosi di vendetta per il veto posto sul nome del loro leader da Forlani stesso. Accuse ovviamente mai provate.

Resteranno senza nome anche i 101 franc-tireurs (il nome deriva dai piccoli gruppi di combattenti francesi che colpivano con azioni di disturbo l’esercito prussiano nella guerra del 1870) che nel 2013 affondarono la candidatura di Romano Prodi al Colle. Un’imboscata rimasta priva di colpevoli. «Me lo son proprio scordato...» ci ha scherzato su il Professore qualche tempo dopo. Ma certo la curiosità gli sarà rimasta. Nel suo caso, però, neanche un tabellone impazzito lo avrebbe aiutato: come per tutti i casi di elezione i voti furono espressi su schede depositate nell’urna.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti