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Franchi, utili e lingotti d’oro. È la Banca nazionale svizzera il vero rifugio?

Il titolo dell’istituto centrale elvetico (quotato alla Borsa di Zurigo) ha guadagnato il 36% da inizio anno e non è difficile capire perché. Attenzione però al rischio liquidità.

di Maximilian Cellino

(Gina Sanders - stock.adobe.com)

3' di lettura

Stampa franchi svizzeri, macina miliardi di utili e, come se non bastasse, custodisce nei caveau oltre mille tonnellate di oro zecchino (di sua proprietà). Difficile immaginare un’attività di investimento più «sicura» nei momenti di alta tensione come quello attuale. E infatti la Banca nazionale svizzera, cioè l’istituto che gestisce la politica monetaria della Confederazione, non ha tradito chi le ha affidato il denaro negli ultimi mesi: dall’inizio di questo 2022 così travagliato per i mercati finanziari le sue azioni, quotate alla Borsa di Zurigo, hanno guadagnato il 36% dimostrandosi un bene rifugio a tutto tondo.

“Nel portafogli di guerra alleggerire le azioni e puntare sui beni rifugio”

Bilancio e utili da record...

Quella della Bns è dopotutto una storia singolare, almeno come strumento di investimento, non soltanto perché nel mondo le Banche centrali quotate si contano sulle dita di una mano: Grecia, Belgio e Giappone oltre appunto a quella elvetica. Il suo valore (teorico) è difficilmente misurabile, perché nel 2021 ha realizzato utili per 26 miliardi di franchi e portato a oltre 200 miliardi il capitale proprio, perché ha investimenti sui mercati internazionali per oltre mille miliardi, per i 55 miliardi di riserve aurifere e per la possibilità di stampare moneta a tutti gli effetti.

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... ma una capitalizzazione da small cap

All’atto pratico però il titolo capitalizza appena 730 milioni, davvero un’inezia, e anche per questo motivo passa quasi del tutto inosservato alla platea dei grandi investitori. Difficile infatti che un fondo o altri soggetti istituzionali si avventurino nell’acquisto di un asset così particolare, regolato com’è da una legge apposita datata 1907 che prevede fra l’altro un vincolo al diritto di voto per gli azionisti non di controllo (contano singolarmente per appena un massimo di 100 azioni) e la distribuzione degli utili ai cantoni elvetici (principali soci insieme alle Banche cantonali) da utilizzare esclusivamente per iniziative sociali.

Lo considererei un asset da inserire in portafoglio in chiave difensiva a fianco di oro, dollari o franchi, con una quota fra il 5 e il 10 per cento

Frame Am Graziano Deli

A frenare chi opera sul mercato professionalmente è poi il fatto che si tratti in fondo di uno «strumento politico» e che gli stessi vertici delle istituzioni svizzere non amino attirare attenzioni eccessive su di esso. Per un risparmiatore potrebbe invece rappresentare un’alternativa da non trascurare, nell’attuale periodo di forte volatilità e non solo. «Lo considererei un asset da inserire in portafoglio in chiave difensiva a fianco di oro, dollari o franchi», suggerisce Graziano Deli, membro del comitato investimenti di Frame Am, che si spinge anche a consigliare di esporsi con «una quota fra il 5 e il 10 per cento».

Il vantaggio di un portafoglio enorme e diversificato

Rispetto ad altri beni rifugio Bns avrebbe un potenziale vantaggio in più dato dal portafoglio investito: «Vendendo franchi per evitare un eccessivo apprezzamento del cambio - spiega Deli - la Bns riceve ingenti quantitativi di euro e dollari che poi reinveste per l’80% in bond e per il 20% in azioni». In questo modo si è quindi creata un tesoretto che soffre nei momenti di tensione sui mercati, ma che può al contrario dare ulteriore sprint nelle fasi rialziste e quando in teoria i beni rifugio tendono a sottoperformare.

Il paradosso della scarsa liquidità

Un limite invece assolutamente da non trascurare risiede nella scarsa liquidità del titolo, che provoca spesso oscillazioni frenetiche (in entrambe le direzioni) e lo rende poco adatto a risparmiatori «deboli di cuore». Anche per questo motivo, avverte Deli, le performance borsistiche della Bns sono da valutare «non giorno per giorno, ma in un orizzonte di lungo termine».

Riproduzione riservata ©

  • Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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