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Francia: le paure e le speranze di un’elezione epocale

di Dominique Moisi

(AFP)

3' di lettura

A 60 anni di distanza dalla firma dei Trattati di Roma, la Francia si accinge a un’elezione che potrebbe fare o disfare l’Unione europea. Una vittoria del centrista indipendente filo-Ue Emmanuel Macron, con la Francia che respinge il populismo e stringe i rapporti con la Germania, potrebbe rappresentare un punto di svolta. Se però gli elettori francesi offrissero la presidenza a Marine Le Pen del Front National di estrema destra il lungo progetto europeo potrebbe essere giunto alla fine. Naturalmente, non si tratta di un’elezione francese qualsiasi. Le poste in gioco – visto che in ballo c’è la sopravvivenza dell’Ue – sono molto più alte rispetto a qualsiasi altra consultazione elettorale precedente. E allora: la destra francese, nazionalista e xenofoba ha qualche possibilità di conquistare il potere?

Una cosa è certa: il Front National ha un suo posto nella vita politica francese. Il padre di Marine, Jean-Marie Le Pen, fondò il partito nel 1972 e lo ha guidato fino al 2011, quando gli è subentrata la figlia. Nel 2002 Jean-Marie riuscì ad arrivare al ballottaggio del secondo turno, ma fu sconfitto con ampio margine quando centro e sinistra fecero fronte comune a favore di Jacques Chirac. Probabilmente, a maggio Marine Le Pen riuscirà a superare come suo padre il primo turno e ad arrivare al secondo; anzi, secondo i sondaggi uscirà vittoriosa dal primo turno. Molti continuano a confidare nel fatto che sarà sconfitta al ballottaggio: in uno scontro diretto con Marine Le Pen, Macron è dato vincente con il 63% dei voti. Le vittorie populiste del 2016 – e in particolare il voto filo-Brexit nel Regno Unito e l’elezione alla presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump – hanno dimostrato, però, che anche l’inconcepibile può accadere.

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La moglie di Macron afferma scherzando che egli si considera alla stregua di una novella Giovanna d’Arco, la contadina francese che nel Medio Evo salvò il Paese dai britannici. Con il suo aspetto fisico, in verità, Macron evoca più il giovane generale Napoleone Bonaparte durante la sua prima campagna in Italia. Alcuni vedono in lui un personaggio romantico, uscito dritto dritto da un romanzo di Stendhal, un moderno Fabrizio del Dongo che decide di non restare a guardare ciò che accade nel mondo ma di passare all’azione. Macron porta avanti la sua missione con un mix di energia giovanile, fiducia in se stesso, astuzia politica, competenza tecnocratica e senso della misura.

Macron incarna un cambiamento epocale nella politica elettorale francese: l’erosione della tradizionale disparità di vedute tra destra e sinistra. Egli rappresenta il suo movimento centrista En Marche!. Nessun candidato indipendente ha mai conquistato la presidenza della Francia, ma qui non si sta parlando di elezioni normali.

In verità, è probabile che nessuno dei due partiti principali – i socialisti e i conservatori (che adesso si fanno chiamare Les Republicains) – riuscirà a superare il primo turno. Questo rigetto si riflette anche nei rischi di una ragguardevole astensione alle urne, inconsueta in un Paese che prende sul serio le elezioni alla Presidenza.

Molti francesi hanno la sensazione che questa elezione sia una specie di eterno reality-show televisivo. Sarà anche interessante, ma la fiducia che si possa risolvere in tempi brevi la miriade di questioni che la stanno caratterizzando – dalla disoccupazione al terrorismo, dalla sicurezza nazionale ai benefit pensionistici alla moralizzazione della vita politica – continua a venir meno.

Come Dongo – o Macron – il popolo francese avrà presto la sua occasione per passare dal ruolo di spettatore a quello di attore autonomo. Potrà eleggere il suo “candidato della speranza”, come fecero gli americani nel 2008 quando preferirono Barack Obama. Oppure potrà eleggere il suo “candidato della paura”, come hanno fatto gli americani nel 2016 scegliendo Donald Trump. In entrambi i casi, le conseguenze della loro decisione ricadranno su innumerevoli altri. Naturalmente, la Francia non è l’America ed è di gran lunga meno importante per il mondo. Ma è vitale per l’Ue. E, in un certo senso, Marine Le Pen, composta ed esperta in politica, potrebbe essere addirittura più pericolosa del novellino che oggi occupa la Casa Bianca. Tutto ciò spiega perché buona parte del mondo stia seguendo queste elezioni francesi così insolite con il fiato sospeso.

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