gilet gialli

Francia, Macron in difficoltà lancia un «nuovo patto sociale»

di Riccardo Sorrentino

Macron: "Entro il 2035 chiusi 14 reattori nucleari"


2' di lettura

Il crollo nei consensi. Le proteste, a volte violente, dei Gilet jaunes, cavalcate dalle opposizioni ma in buona parte spontanee. Non è un momento facile per Emmanuel Macron, reduce dallo scandalo dei privilegi (e della violenza) della sua guardia del corpo Alexandre Benalla e da un forte esaurimento nervoso che ha spinto il presidente che si era paragonato a Giove a una breve, inattesa assenza dal lavoro.

Una crisi di fiducia
Una risposta era necessaria, e Macron sembra aver capito. Primo, forse, tra i leader occidentali: la crisi non è una crisi di consenso, ma di fiducia. «Dobbiamo dar vita a un nuovo contratto sociale e ricostruire la fiducia nelle nostre società», ha detto.

Non sono questioni nuove, si trascinano da tempo - ha aggiunto - ma «non sono mai state trattate». Non riguardano inoltre soltanto la Francia: «Tutte le democrazie occidentali devono affrontarle», ha detto dopo aver dolorosamente ammesso «la perdita del senso collettivo della nazione». Non è mancato un riferimento alla necessità di rivedere l’organizzazione dello Stato, ma anche «le spese pubbliche», quasi preludendo a una torsione elettorale del budget statale,

L’«impazienza legittima» dei francesi
Il presidente ha parlato di «impazienza legittima» dei francesi, ha ribadito l’intenzione di ascoltarli, ma non ha fatto passi indietro sulle accise (peraltro più basse di quelle italiane). Ha solo annunciato l’introduzione di un meccanismo che le trasformi in un’«imposta intelligente», che possa variare ogni tre mesi in dipendenza dell’andamento del petrolio sui mercati, in modo che il peso non ricada sui francesi che usano molto spesso auto o camion. È una misura che si aggiungerebbe agli sgravi e ai sussidi già annunciati qualche giorno fa. Di scarso impatto avrà invece il lancio del dibattito, a livello locale, sulla transizione ecologica («Mi auguro che i gilet jaunes possano proporre soluzioni», ha detto).

Nucleare al 50% entro il 2035
In vista del summit sul clima di Katowice, che si apre domenica, Macron ha ribadito l’intezione di portare al 50%, dall’attuale 71,6%, la quota di energia elettrica prodotta nelle sue 19 centrali nucleari entro il 2035, con uno slittamento di dieci anni rispetto all’impegno preso da François Hollande: un piano di smantellamento troppo rapido avrebbe impedito alla Francia di centrare gli obiettivi per la riduzione delle emissioni. Allo stesso tempo è stato confermato il piano da 9 miliardi per l’eolico, il fotovoltaico e anche per il settore idroelettrico.

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