Antitrust

Francia, multa da 500 milioni di euro contro Google per disputa sul copyright

Gli editori accusano il colosso Usa di non aver negoziato «in buona fede» le remunerazioni per la notizie diffuse sulla piattaforma. L’azienda: siamo delusi

Google sotto la lente Ue per la pubblicita' online

3' di lettura

L’autorità francese per la concorrenza ha inflitto una multa record di 500 milioni di euro a Google, il colosso Usa dei motori di ricerca controllato dalla holding Alphabet.

L’Authority nazionale contesta alla società californiana di non aver negoziato in maniera equa con gli editori sull’applicazione dei cosiddetti diritti connessi, ostacolando un confronto «in buona fede» sulla retribuzione dei loro contenuti.

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Google dovrà presentare entro due mesi «un’offerta di remunerazione per l’attuale utilizzo dei contenuti protetti» di editori e agenzie di stampa, se non vuole incorrere in maxi-multe fino a picchi di 900mila euro al giorno.

L’authority: Google imponeva le sue condizioni

L’accusa di «cattiva fede» nelle negoziazioni è stata mossa da alcuni editori come Alliance de la presse d’information générale, Syndicat des éditeurs de la presse magazine e Associated French Press.

Il caso rilevato dall’antitrust si concentra sull’ipotesi che Google abbia violato l’obbligo di avviare trattative «scrupolose» con gli editori, negando la possibilità di un confronto aperto sulla retribuzione dei contenuti veicolati dalle sue piattaforme.

«Quando l’authority impone l’obbligo per un’azienda, questa deve adempiere scrupolosamente, sia nello spirito che nella sostanza. Sfortunamente, non è stato questo il caso» ha detto il capo dell’antitrust Isabelle de Silva.

L’authority, prosegue de Silva, «ha rilevato che Google non aveva ottemperato a diverse ingiunzioni emesse nell’aprile 2020». Innanzitutto, «le trattative di Google con editori e agenzie di stampa non possono considerarsi condotte in buona fede, in quanto Google imponeva che le discussioni si svolgessero necessariamente nell’ambito di una nuova partnership, denominata Publisher Curated News, che comprendeva un nuovo servizio chiamato Showcase».

In seconda battuta, l’azienda si sarebbe rifiutata di intavolare «discussione specifica sul compenso dovuto per gli usi correnti dei contenuti protetti da diritti connessi», oltre ad aver «ristretto l’ambito della negoziazione senza giustificazione, rifiutando di includervi i contenuti delle agenzie di stampa ripresi dalle testate (immagini ad esempio) ed escludendo dalla discussione tutta la stampa non IPG, anche se indubbiamente interessata dalla nuova legge, e che il suo contenuto è anche associato a entrate significative per Google».

L’aggravante della scarsa trasparenza

Le violazioni, aggiunge l’authority, sono «state aggravate dalla mancata trasmissione di informazioni che avrebbero consentito una negoziazione equa, e dalla violazione degli obblighi volti a garantire la neutralità della trattativa rispetto alla visualizzazione di contenuti protetti e alle relazioni economiche in essere da altre parti tra Google ed editori e agenzie di stampa. E che il suo contenuto è anche associato a entrate significative per Google».

Google: delusi, ignorati nostri sforzi. Vicino accordo con Afp

L’azienda si è detta «delusa» dal verdetto. La sentenza, prosegue Google, non considera «sforzi messi in campo» per giungere a una soluzione e ignora «la realtà di come le notizie funzionano sulle nostre piattaforme».

Ad oggi, ha ribadito una portavoce, «Google è l’unica azienda ad aver annunciato accordi sui diritti connessi. Stiamo anche per finalizzare un’intesa con l’AFP (Agence France Presse) che include un accordo di licenza globale, nonché la remunerazione dei diritti connessi per le loro pubblicazioni di carattere giornalistico».

L’arrivo di un’intesa fra il colosso digitale e Afp è stata confermata in maniera congiunta dai ceo di Afp e Google France, Fabrice Fries e Sébastien Missoffe. «La conclusione di questo dossier darà concretezza agli sforzi compiuti in Francia per l’applicazione della remunerazione dei diritti connessi e aprirà le porte a una partnership globale e duratura con Google», ha detto Missoffe, spiegando che l’accordo riguarda «una licenza globale per l’uso di vari contenuti AFP nei prodotti e servizi Google e la remunerazione per le pubblicazioni stampa dell’AFP».

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