sport & diplomazia

Francia-Turchia, la partita che vale più di una qualificazione all’Europeo

Niente saluto militare da parte dei giocatori turchi. Ma sugli spalti i tifosi “salutano” Erdogan e il capo della diplomazia francese, Jean-Yves Le Drian, ha annullato la sua prevista partecipazione al match


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2' di lettura

I venti di guerra che soffiano dalla Turchia arrivano fino a Parigi ed entrano nello Stade de France, dove la nazionale francese si gioca la qualificazione ad Euro2020 contro la squadra che due giorni fa si è presentata in campo facendo il saluto militare in omaggio al presidente turco Erdogan.

La partita di Parigi è un match ad altissima tensione per la sicurezza e i veleni politici e diplomatici scoppiati dopo l’intervento armato turco contro le postazioni curde nel nord della Siria.

A poche ore dal fischio d’inizio della partita in cui i Bleus si giocano la qualificazione all’Euro, il capo della diplomazia francese, Jean-Yves Le Drian, ha annullato la sua prevista partecipazione. E per tutto il giorno, a Parigi, si sono moltiplicati gli appelli a boicottare se non annullare il
l’incontro tra la nazionale francese e una Turchia accusata di essere
divenuta il “megafono della propaganda” di Erdogan dopo i saluti militari fatti dai calciatori nel precedente incontro contro l’Albania.

A Parigi i giocatori turchi non hanno fatto il saluto militare (molti tifosi invece sì), ma questo non è bastato per stemperare le tensioni: in un tweet, la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, ha chiesto di sanzionare la nazionale turca e anche il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, ha stigmatizzato il comportamento dei giocatori turchi prima del match contro l’Albania: «Non giochiamo a calcio con loro. La base dello spirito sportivo non c’è più».

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La questione turca non si ferma alle qualificazioni dell’Europeo ma arriva fino alla Champions League: il ministro dello sport italiano, Vincenzo Spadafora, ha inviato al presidente dell’Uefa Alexander Ceferin una lettera con la quale chiede «se non sia inopportuno mantenere ad Istanbul la finale di Champions League il 30 maggio 2020». Il ministro si augura che «il calcio europeo nella sua massima espressione possa, per il suo tramite, prendere la scelta più coraggiosa e dimostrare, ancora una volta, che lo sport è uno strumento di pace».

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