Andar per vini

Franciacorta, Castello Bonomi e l’Erbamat

La storia dell’antico vitigno a bacca bianca, autoctono, segnalato per la prima volta nel 1564 da Agostino Gallo, agronomo italiano del Cinquecento

di Mauro Giacomo Bertolli


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Castello Bonomi, le vigne

6' di lettura

La Franciacorta è un territorio costituito prevalentemente da dolci colline moreniche, distribuito su 19 comuni della provincia di Brescia, delimitato ad ovest dal fiume Oglio, a nord dal lago d'Iseo, ad est dal fiume Mella e a sud dal monte Orfano. Rappresenta sicuramente l'area spumantistica italiana per Metodo Classico più nota, in cui i vitigni protagonisti sono i tradizionali ed internazionali Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco, e dalla modifica del Disciplinare datata 17 luglio 2017, l'autoctono Erbamat.

Erbamat, il vitigno autoctono della Franciacorta
E' un vitigno a bacca bianca, autoctono, segnalato per la prima volta nel 1564 da Agostino Gallo, agronomo italiano del Cinquecento nel libro, “Le vinti giornate dell'agricoltura et de' piaceri della villa”, in cui nella giornata dedicata alla vite, citando Messer Giambattista Avogadro, scrive “Non manco sono buone le albamatte, atteso che fanno vino più gentile d'ogni altro bianco, ma perché tardino a maturare, egli non è perfetto fino al gran caldo, e più quando ha passato l'anno”.
Nel 1897 l'autore bresciano Solitro nomina l'Albamatto o Erbamatto tra i migliori vitigni del Garda.
Una decina d'anni fa il Consorzio di Tutela Franciacorta ha affidato a Leonardo Valenti, docente dell'Università Statale di Milano e uno dei massimi esperti, uno studio per valutare le caratteristiche di questo vitigno con due finalità: compensare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla qualità dei vini e valorizzare una viticoltura di territorio dove anche il patrimonio di autoctoni gioca un ruolo importante. Cinque delle aziende appartenenti al Consorzio hanno partecipato direttamente a questa sperimentazione: Barone Pizzini, Castello Bonomi, Ferghettina, Guido Berlucchi e Ronco Calino
I risultati ottenuti sono stati così interessanti da portare il Consorzio a darsi da fare per ottenere la modifica del disciplinare: ora l'Erbamat può entrare nell'uvaggio del Franciacorta Brut fino al 10%, mentre non è utilizzabile nel Satèn e nel Rosé. Per Leonardo Valenti potrebbe essere parente dei trebbiani.
Dalle sperimentazioni è risultato che l'Erbamat è un vitigno a maturazione relativamente tardiva, circa un mese dopo rispetto allo Chardonnay, con un buon corredo acidico, in particolare malico, capace di compensare almeno in parte il rischio di riduzione dell'acidità nei vini base causato dai cambiamenti climatici. Proprio l'acidità nelle basi spumante è un elemento fondamentale per conferire freschezza e longevità e va quindi preservata il più possibile. Un altro aspetto molto importante è che l'Erbamat contribuisce alla freschezza delle basi senza però stravolgerne il profilo, grazie alla sua sostanziale neutralità aromatica.
È evidente che al di là della valenza enologica, l'utilizzo dell'Erbamat può anche essere estremamente utile come strumento promozionale, permettendo di legare maggiormente vini e territorio, diventando uno straordinario marcatore di tipicità.

Castello Bonomi e l'Erbamat
Castello Bonomi è una delle cinque aziende che circa dieci anni fa ha partecipato al progetto Erbamat. In occasione del Festival Franciacorta in cantina, sono andato a trovarli e ho potuto effettuare una degustazione di Erbamat, sia in purezza che in Cuvée.
Si è iniziato con un Erbamat in purezza, annata 2011, la prima realizzata nell'ambito della sperimentazione. Di seguito un'interessante verticale delle annate 2011-2012-2013-2014 della Cuvée 1564, un uvaggio di Erbamat, Chardonnay e Pinot Nero. Le percentuali di Erbamat cambiano nelle varie annate, la parte restante è sempre divisa equamente tra Chardonnay e Pinot Nero.
Nel dettaglio, annata per annata:
2011: Erbamat 30 %, Chardonnay e Pinot Nero al 35 %.
2012: Erbamat 36 %, Chardonnay e Pinot Nero al 32 %.
2013: Erbamat 36 %, Chardonnay e Pinot Nero al 32 %.
2014: Erbamat 32 %, Chardonnay e Pinot Nero al 34 %.
Naturalmente questi spumanti in etichetta sono VSQ e non Franciacorta DOCG, in quanto l'Erbamat entra nel disciplinare dal 2017, e al massimo al 10 %. Il primo Franciacorta DOCG di Castello Bonomi contenente l'Erbamat messo sul mercato sarà il Dosaggio Zero 2017: avverrà probabilmente a Vinitaly. Tra le annate assaggiate, in cui si coniugano l'acidità dell'Erbamat, la struttura del Pinot Nero e l'eleganza dello Chardonnay, la mia preferenza va al 2013, un vino che supera decisamente i 90 punti.

Cuvée 1564 – Millesimo 2013
Nel bicchiere è di colore giallo paglierino. Fine, raffinato e duraturo il perlage.
Elegante e delicato al naso, con sentori di mandorla, fiori bianchi, camomilla, erbe di montagna, agrumi, frutti a polpa bianca ed una nota tropicale. Al sorso intrigante l'acidità, è deciso, sapido, muscolarmente elegante, di personalità, piacevolmente persistente.
Di seguito 2 focus sull'azienda Castello Bonomi e sulla denominazione Franciacorta.

Castello Bonomi
La tenuta Castello Bonomi prende il nome dall'originale edificio liberty progettato alla fine del XIX secolo dall'architetto bresciano Antonio Tagliaferri, su commissione della famiglia del rivoluzionario Andrea Tonelli, noto carbonaro, citato da Piero Maroncelli e Silvio Pellico, che conobbe in carcere, nella Fortezza di Spielberg. In tempi più recenti l'azienda fu acquistata dall'ingegner Bonomi, ancora proprietario del castello, che, negli anni Novanta, diede avvio al recupero dei vigneti terrazzati esistenti.
Dal 2008 l'azienda fa parte di Casa Paladin, gruppo veneto fondato nel 1962 da Valentino Paladin. A capo del gruppo ora vi sono i figli Carlo e Roberto Paladin, che a loro volta stanno inserendo i loro figli in azienda. Ad oggi sono 4 le cantine facenti parte del gruppo: Paladin in Veneto, Bosco del Merlo tra Friuli e Veneto, Castello Bonomi in Lombardia (Franciacorta), Premiata Fattoria di Castelvecchi in Toscana (Chianti). Carlo Paladin è a capo della produzione in tutte le tenute, coordinandosi con Leonardo Valenti. L'enologo per Castello Bonomi è Luigi Bersini.
Castello Bonomi sorge alle pendici del Monte Orfano, nel comune di Coccaglio, con 24 ettari di vigneti sviluppati a gradoni. I vigneti si trovano in un'oasi microclimatica mediterranea, confermata dalla crescita di rigogliose piante di cappero sulle mura del castello. Il Monte Orfano fa da riparo dai venti alpini e l'esposizione a sud in pendio regala un perfetto irraggiamento solare, con una piovosità inferiore del 20% rispetto alle altre zone della Franciacorta. Le buone escursioni termiche date dall'altezza del monte e il clima temperato permettono una maturazione ottimale per la vendemmia, che avviene manualmente e si svolge nell'arco di più giorni, così da consentire a ogni pianta di ogni parcella di raggiungere la piena maturità tecnologica ed il giusto equilibrio tra zuccheri e acidità delle uve.
Il recupero delle cantine storiche, con antiche volte e pupitre che segnano il percorso entro cui è scandito il lavoro dei lieviti e del tempo, unito alla realizzazione di nuovi spazi interrati, ha dotato la tenuta Castello Bonomi di cantine dall'estensione complessiva di più di 1500 metri quadrati.
Le prime bottiglie sono del 1985.
A Castello Bonomi viene attuato un percorso di valorizzazione del prodotto con un bollino che contrassegna la qualità soltanto delle annate in cui le uve raggiungono una struttura acida e una sapidità, tali da donare ai Franciacorta prodotti maggiore complessità e longevità.
La produzione annua dell'azienda è di circa 150mila bottiglie: 100mila di Franciacorta CruPerdu, Satèn, Rosé, Millesimato, Cuvée Lucrezia e Lucrezia Etichetta Nera, Cuvée del Laureato; il resto diviso tra i fermi Curtefranca: Solicano, Conte Foscari e Cordelio.

Franciacorta
La viticoltura nel territorio potrebbe avere avuto origine già ai tempi dei romani. È nel Medio Evo che vi sono documenti che testimoniano la tradizione vitivinicola della zona. È anche probabile che il nome Franciacorta derivi dalle piccole comunità di monaci benedettini, esentate (francae) da tasse (curtes), a cui furono affidate queste terre affinché fossero bonificate e coltivate, istruendo anche il popolo su come coltivare i campi. La presenza di molte abbazie e conventi avvalora questa tesi. Spostandoci di alcuni secoli, il Catasto Napoleonico del 1809 registrava l'esistenza di quasi 1.000 ettari vitati. La moderna vitivinicoltura nasce negli anni '60: nel 1961 vi sono 11 aziende vinicole, 29 ettari di vigneto e una produzione di 2 mila ettolitri di Pinot di Franciacorta.
Nel 1967 la Franciacorta ottiene la DOC. Il 5 marzo 1990 ventinove produttori costituiscono il Consorzio Franciacorta. Determinante è l'ottenimento della DOCG nel 1995, con il quale con un solo termine – Franciacorta – si individuano un territorio, un metodo di produzione, la rifermentazione in bottiglia, ed un vino.
Oggi gli ettari vitati sono 3.101, tra Franciacorta DOCG e Curtefranca DOC (questi sono circa 300). Gli ettari coltivati in regime biologico certificato o in corso di conversione sono 1923.
Gli ettari vitati della DOCG sono divisi tra Chardonnay 81%, Pinot nero 15%, Pinot bianco 3%, Erbamat 1%. Le aziende associate sono 116. Le bottiglie vendute nel 2018 sono state 17,5 milioni di cui 11% all'estero. I paesi dove il Franciacorta è più apprezzato sono Giappone, Svizzera, Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna.

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