ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùForum The European House-Ambrosetti

Franco: Pil anche oltre il 5,8% ma la crescita deve diventare strutturale

Il ministro conferma la tendenza espansiva dell’economia e allo stesso tempo sottolinea che «dobbiamo pensare fin da ora pensare a quello che succederà dopo il Piano», con uno «sforzo corale del Paese» che deve andare oltre all'orizzonte delle misure di politica economica

dal nostro inviato Gianni Trovati

Ministro Franco: il Pnrr renderà nostra economia più dinamica

3' di lettura

CERNOBBIO - Il Pil del 2021 potrebbe crescere «più del 5,8%» indicato dagli ultimi calcoli dell'Ufficio parlamentare di bilancio in attesa dei nuovi dati Istat. E di conseguenza «deficit e debito saranno un po' migliori delle previsioni» di aprile, che per quest'anno fissavano le due grandezze all'11,8% e al 159,8% del Pil. Ma per l'Italia arrivata all’impatto con il Covid dopo una stagnazione quasi ventennale la sfida ora inevitabile è di «instradare l'economia su un sentiero di crescita strutturalmente più ampio del passato», un obiettivo che si raggiunge solo se si consolida il rimbalzo degli investimenti e si guarda all'impatto delle misure «sul 2025-30 e sul 2050».

Nel suo intervento conclusivo all'edizione 47 del Forum Ambrosetti di Cernobbio il ministro dell'Economia Daniele Franco chiede di allargare lo sguardo oltre alla congiuntura positiva. Lo chiede agli imprenditori in platea, ma indirettamente anche ai partner di governo. Perché alla vigilia della manovra il titolare dei conti pubblici ha il problema di spegnere gli entusiasmi facili della politica che su una crescita inedita per l'Italia post bellica poggeranno le loro richieste di spesa. Perché il rimbalzo più vigoroso del previsto è benvenuto e aiuta ad accorciare i tempi per il recupero dei livelli di produzione pre-Covid. Ma non l'Italia del 2019 non è esattamente l'obiettivo a cui tendere.

Loading...

I deficit italiani

Per evitare di confondere la congiuntura positiva, che segue però il crollo record del Pil nel 2020, con un quadro strutturale tutto da ricostruire, Franco snocciola le cifre chiave della lunga crisi italiana. La serie storica dei dati sulla produttività «è sconfortante», spiega il ministro, segnando nell'ultimo ventennio tassi di crescita quasi quattro volte inferiori alla media europea; il tasso di occupazione del 2019 al 58% era oltre 10 punti sotto i livelli Ue e il peso degli investimenti pubblici e privati si fermava al 18% del Pil contro il 22% medio dell'Eurozona. Per chiudere queste forbici «il Pnrr è fondamentale ma non basta, e dobbiamo pensare fin da ora pensare a quello che succederà dopo il Piano», con uno «sforzo corale del Paese» che deve andare oltre all'orizzonte delle misure di politica economica. Il Piano, e i fondi comunitari che lo finanziano, sono ovviamente una molla decisiva, a partire proprio dal rilancio degli investimenti che quest'anno segnano una ripresa congiunturale del 15% in grado di spingerli nei dintorni del 20% del Pil. «È essenziale che questo processo continui», ha sottolineato il ministro.

Verso la Nadef

In termini di quadro macroeconomico e di finanza pubblica, Franco certifica la prospettiva di una crescita intorno al 6% evocato giorni fa dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e indicato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio di sabato al Forum Ambrosetti, con un deficit che potrebbe attestarsi nei dintorni del 10% e un debito destinato a crescere decisamente meno dei 4 punti (dal 155,8% del 2020 al 159,8% di quest'anno) calcolati ad aprile. «Il nostro debito è sostenibile», ribadisce il ministro anche grazie a un costo medio schiacciato a un 2,4% inedito per l'Italia, e destinato a scendere ancora nei prossimi anni secondo le proiezioni Mef. Ma «superata la crisi andrà progressivamente ridotto, con una politica di bilancio prudente che torni gradualmente agli avanzi primari».

La riforma del fisco

Sul piano della politica economica l'agenda di Franco guarda prima di tutto alla delega fiscale e alla legge sulla concorrenza. Nella riforma del Fisco, attesa in consiglio dei ministri nei prossimi 15 giorni, il titolare del Mef punta prima di tutto su cuneo e Irpef per «disegnare un carico fiscale il più possibile favorevole all'utilizzo del fattore lavoro», con un ridisegno della curva che potrebbe parzialmente essere anticipato in manovra.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti