ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùSicurezza

Frattasi: «Lotta alla mafia e alla malamovida le priorità assolute»

Il prefetto di Roma: «Massimo impegno contro le infiltrazioni nell’economia, dall’edilizia al terziario. Interventi mirati sulle piazze dello spaccio»

di Marco Ludovico

Nella Capitale.

4' di lettura

«Lotteremo con il massimo impegno contro le infiltrazioni mafiose sul territorio romano. La linea operativa si fonda su tre direttrici. I poteri del prefetto in base alle informazioni antimafia. Con l’esercizio, se ci sono le condizioni, dell’interdittiva. Più le misure di prevenzione fino al sequestro e la confisca. Ma anche, è scontato, piena intesa e coordinamento con l’azione della procura della Repubblica».

Prefetto. Bruno Frattasi

Napoletano, classe 1956, sposato con due figli e un nipotino, Bruno Frattasi è approdato da qualche settimana alla prefettura di Roma dopo una carriera ai vertici del Viminale: ultimo incarico, capo di gabinetto. Ma anche capo ufficio affari legislativi, capo dipartimento Vigili del Fuoco, numero uno dell’Anbsc (agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati). Un impegno continuo, quello antimafia, già dimostrato fin da quando era titolare della prefettura di Latina. «La presenza della criminalità organizzata a Roma e in provincia è antica. Basterebbe ricordare il sequestro del Cafè de Paris in via Veneto» ricorda Frattasi. Era il 2009. Oggi Cosa Nostra & Co. si muove più frastagliata, disseminata, camaleontica. «L’ultima indagine della Direzione investigativa antimafia ha consolidato i risultati sulla presenza nella capitale di una “locale” della ’ndrangheta. Le carte giudiziarie ormai pubbliche sono al vaglio degli uffici della prefettura. Eserciteremo i nostri poteri». Priorità strategica, per la prefettura romana, è la cosiddetta «tutela dell’ordine pubblico economico». Un principio rinnovato e aggiornato negli incarichi al Viminale, oggi sfida nel territorio della capitale. «Il banco di prova migliore per me. Quello con le maggiori ricadute operative». Ormai «il rischio infiltrativo della criminalità organizzata è sconfinato. I settori d’impresa coinvolti sono i più svariati, dall’edilizia al terziario nel senso più ampio».

Loading...

Come nel caso dell’indagine Dia «assistiamo al disvelamento di una rete di esercizi commerciali diffusi, dai bar ai ristoranti fino ai panifici, con intestazioni fittizie e altre fattispecie criminose». Su questo fronte «se è possibile agire sul piano penale lo è altrettanto sul piano della prevenzione amministrativa. Sempre in raccordo con la magistratura. I due profili hanno tutto da guadagnare nel confrontarsi di continuo per dimostrare una coerenza di fondo dell’azione antimafia». C’è poi un processo operativo più immediato, quasi subitaneo, disposto da Frattasi dopo il primo comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza. Un organismo presieduto dal prefetto con il questore, i comandanti provinciali dei Cartabinieri e della Guardia di Finanza - «ho verificato un notevole coordinamento tra di loro» - sottolinea - e, nella prima riunione, presente il sindaco Roberto Gualtieri e il comandante della polizia locale. La lotta alla mafia da sempre è anche guerra al traffico di stupefacenti, oggi più che mai consumati senza più distinzioni di territorio, classe sociale o età. «Nel comitato abbiamo così pianificato interventi mirati e strutturati sulle piazze romane dello spaccio» spiega il prefetto. Il traffico di droga era anche al centro di Giandavide De Pau, il mafioso sospettato del triplice omicidio di prostitute le quartiere Prati. «Abbiamo dato un’indicazionedi impegno specifico e più numeroso delle forze dell’ordine statali e locali nei fine settimana. La movida è un fenomeno positivo e auspicato anche per le ricadute economiche sul territorio. Ma la malamovida - rileva il numero uno della prefettura di Roma - va combattuta senza tregua». Non ci si deve nascondere, aggiunge Frattasi, come «ormai i luoghi di svago e divertimento serale e notturno siano ormai molti, in continuo aumento. Non più solo nel centro di Roma ma anche in tante periferie. Il Pigneto è un esempio emblematico ma non il solo». La malamovida, come la chiama il prefetto, è terreno di coltura dei profitti criminali, il più lucroso certo quello della cocaina e di altre droghe ad alto tasso di remunerazione finanziaria illecita. L’intervento sulle «piazze dello spaccio» si integra con quello voluto da Frattasi, il primo della sua gestione, sulla lotta a una serie di fenomi «a più alta percezione di insicurezza nell’opinione pubblica. Nella malamovida ci sono i germi dello sballo, di un consumo oltre misura di alcolici, di uso di stupefacenti, di violenze sessuali tentate e consumate. Solo per citare i fatti più noti. Le conseguenze, si è visto, possono essere gravissime. Non dobbiamo più tollerare questi eccessi pericolosi». Nel fine settimana, più che in altri giorni, si vedono bande di ragazzi pronti «a qualunque violenza gratuita. Nel traffico si trovano guidatori con un tasso alcolico illegale, se non sotto effetto di droghe. Il rischio di incidenti anche mortali è confermato e ripetuto». Il prefetto ha voluto stabilire una programmazione speciale «non straordinaria, ma ordinaria» di controlli delle forze di polizia nei fine settimana, più concentrati nelle molte zone della movida romana. «Lo facciamo con le risorse a disposizione. Vogliamo dare un segnale molto chiaro per spezzare quei processi di distorsione del divertimento serale, giovanile e non solo, pronti purtroppo a sfociare in fatti tragici». In particolare «massima attenzione verrà data al traffico della cosiddetta droga dello stupro, un fenomeno molto preoccupante». Tra «i molti, moltissimi capitoli sul tavolo della prefettura di Roma» c’è poi il tema dei migranti: «La capitale ha da sempre una tradizione autentica, senza confini, di accoglienza. Ora dobbiamo rispondere a una domanda in aumento di ospitalità. Roma non guarda al migrante come una presenza ostile. C’è una grande rete di associazioni per sostenere l’accoglienza e l’integrazione. Ma il migrante - ricorda Frattasi - è una persona fragile e vulnerabile per definizione. Il rischio di essere emarginato, preda di fenomeni attrattivi criminali, è altissimo. Questo pericolo va monitorato e combattuto sempre. Anche per non cadere nello stereotipo - sottolinea il prefetto - del migrante che rappresenta per se stesso un pericolo per la sicurezza. Roma non si è mai fatta questa idea. La sua storia lo dimostra».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti