intervista

Fratzscher (Diw Berlin): «L’Italia prosegua sulla strada delle riforme»

dalla nostra corrispondente Isabella Bufacchi

(dpa Picture-Alliance/AFP)

4' di lettura

FRANCOFORTE - Il prof. Marcel Fratzscher, alla guida dell'influente istituto di ricerca economica DIW Berlin, è cautamente ottimista: Italia ed Europa hanno davanti «almeno altri tre anni di crescita solida», ma non nasconde che Germania e Berlino guardano all'Italia «con molta preoccupazione» dopo l'esito delle elezioni. Riconosce come positivo il fatto che tutti i politici italiani abbiano abbandonato l’ipotesi di uscire dall'euro: l'Italia finora si è comportata «in maniera responsabile sulla politica fiscale» e per questo si dice «non preoccupato» per i conti pubblici, ma il nuovo governo dovrà «rimanere sulla strada delle riforme strutturali per generare posti di lavoro» e per sedersi al tavolo dell’Europa l’Italia dovrà essere costruttiva e non potrà dire “no” a tutto, soprattutto su unione bancaria e vincoli europei. E ammonisce: «Non sarà l'Europa a risolvere i problemi italiani, spetterà all'Italia risolvere i suoi problemi».

L'esito delle elezioni italiane è «un terremoto politico»: i due vincitori M5S e Lega sono anti-sistema ed euro-scettici, il Pd è crollato e la formazione di un governo stabile è difficile. C'è preoccupazione in Germania per lo stallo politico del terzo Pil europeo e del secondo più alto debito/Pil in Europa?
In Germania e a Berlino guardiamo alla situazione in Italia dopo le elezioni con preoccupazione. Ma è nell'interesse di tutti, dell'Italia, della Germania e dell'Europa che l'Italia continui sulla strada delle riforme strutturali che generano crescita e posti di lavoro. È anche vero però che siamo più rilassati rispetto al passato, qui in Germania, perché la posizione dei partiti anti-europeisti è cambiata e l’uscita dall'euro non è più sul tavolo, per esempio il M5S ha abbandonato l'idea di un referendum sull'euro. E questo è uno sviluppo positivo: tutti in Italia ora capiscono che l'euro è importante per il Paese.

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La forte turbolenza politica in Italia può far deragliare il cammino della crescita?
L’Italia cresce bene e il Pil italiano continuerà a crescere, secondo le mie previsioni, per ancora tre anni. Prevedo che la crescita economica in Italia e in Europa continui ad essere robusta per i prossimi tre anni se non di più. L'economia mondiale va bene e anche se Trump con le sue politiche, le banche in Europa e gli squilibri finanziari in Cina sono rischi presenti, se non si concretizzeranno, sono ottimista che la crescita continuerà ad essere buona in Europa e anche in Italia. In Italia c'è molto potenziale non utilizzato, lo vedo nell'alta disoccupazione giovanile, molti giovani quando torneranno a lavorare faranno salire la crescita. E anche le aziende italiane hanno capacità inutilizzata. Il nuovo governo italiano dovrà continuare sulla strada delle riforme per sostenere la crescita e generare posti di lavoro.

L'Italia sta attraversando uno sconvolgimento politico definito “epocale”: questo risultato shock elettorale non mette a rischio l'ambiziosa Agenda Europa di Merkel e Macron?
Certamente la voce dell'Italia è importante ma l'Italia è in una posizione di debolezza e quindi non può sedersi ai posti di comando dell'Agenda Europa. L'Italia è sempre benvenuta dagli europei per il suo contributo al progresso dell'Europa, ma la partecipazione italiana al dibattito sulle riforme europee dovrà essere costruttiva. L'Italia non può presentarsi con tutti “no”, “no” alla riforma del sistema bancario, no alla riduzione dei NPLs, no ai vincoli fiscali. La solidarietà in Europa c'è e continuerà ad esserci ma solo se accompagnata dalle riforme strutturali e dalla disciplina fiscale intraprese a livello nazionale.

In campagna elettorale tutti i partiti italiani hanno promesso programmi con più spesa pubblica senza essere chiari sul come finanziarla. Vede il rischio di disciplina fiscale allo sbando in Italia?
Le politiche dei governi italiani sono state finora responsabili. E il deficit è stato contenuto. Qui in Germania c'è chi pensa che l'Italia avrebbe potuto fare di più, chi invece pensa che poteva fare di meno. Io penso che quello che l'Italia ha fatto finora, in termini di deficit, sia stato appropriato. L'Italia ha agito in maniera responsabile nella sua politica fiscale e quindi ora non sono preoccupato. Tuttavia, il messaggio europeo è chiaro, il principio fondamentale resta questo: prima le riforme e le politiche responsabili a livello nazionale e solo successivamente arriva la solidarietà. In questo ordine. Nella sostanza: non sarà l'Europa a risolvere i problemi italiani, spetta all'Italia risolvere i suoi problemi.

Ma un'Italia contraria ai vincoli europei non potrebbe rallentare il cammino dell'Unione bancaria, un ambito che prevede la condivisione dei rischi?
Un compromesso sull'Unione bancaria si può trovare. L'implementazione della garanzia unica sui depositi bancari, per esempio, funziona facendo scattare prima di tutto le garanzie e i sostegni a livello nazionale e solo in seconda battuta entrano in gioco i contributi a livello europeo. C'è solidarietà ma anche in questo caso i rischi vengono inizialmente assorbiti a livello nazionale.

Nel pacchetto dell'Unione bancaria c'è anche la questione dell'esposizione delle banche al rischio sovrano, un passaggio delicato tenuto conto che le banche italiane detengono molti titoli di Stato italiani e questo sta contribuendo, insieme al Qe, a frenare la speculazione sullo spread...
Sarà molto importante in prospettiva spezzare il legame tra le banche e il rischio-Paese. Il sistema bancario italiano trarrà beneficio dalla riduzione della quota dei titoli di Stato italiani e dal contestuale aumento dei bond governativi di altri stati europei. Al tempo stesso dobbiamo riconoscere che l’Italia si trova in una situazione di fragilità e che questo tipo di intervento e di riforma bancaria andrà implementato molto molto gradualmente. La riforma bancaria è importante ma deve essere introdotta in maniera graduale, resta un progetto di lungo termine, di molto lungo termine. Bisogna tener conto degli impatti e delle fragilità del sistema Italia.

Le scosse del terremoto politico italiano possono arrivare fino a scuotere le buone intenzioni della Grande Coalizione? Per la prima volta l'accordo tra Cdu-Csu e Spd assegna all'Europa il primo posto nel programma di governo e Angela Merkel è nota per il suo europeismo ma è una leader più debole?
Non penso che Angela Merkel sia debole. Diventerà sempre più forte man mano che il nuovo governo inizierà a lavorare. Ci troviamo di fronte alla continuazione della vecchia coalizione, non vedo grandi cambiamenti. Certamente, la tentazione di tutti i politici è quella di occuparsi prima dei problemi domestici e la Germania ha molte sfide di fronte a sè, c'è molto da fare in casa nella digitalizzazione, nell'istruzione, nel sociale. Ma mi aspetto, spero che l'Europa resti in cima alle priorità della GroKo. Sono cautamente ottimista.

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