l’inchiesta

Frecciarossa deragliato, altri 11 indagati dalla Procura di Lodi

Lo ha detto il procuratore di Lodi sull'incidente del Frecciarossa 1000 che è deragliato a Ospedaletto Lodigiano provocando la morte di due macchinisti

di Maurizio Caprino


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(ANSA)

3' di lettura

«Nell'ambito dell'inchiesta abbiamo altri 11 indagati». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Lodi sull'incidente del Frecciarossa 1000 che il 6 febbraio è deragliato a Ospedaletto Lodigiano provocando la morte di due macchinisti. Il numero degli indagati sale così a 18. È il segnale che si avvicina il primo momento decisivo: gli accertamenti sullo scambio difettoso. Di conseguenza si avvicina la riapertura della linea AV.

«Gli indagati sono in parte dipendenti della società che gestisce la rete ferroviaria e in parte di quella che risulta aver prodotto il pezzo risultato, all'apparenza, difettoso» ha spiegato il procuratore della Repubblica di Lodi, Domenico Chiaro. I nuovi indagati sono in realtà 12, ed è ora nel registro degli indagati anche l'azienda Alstom Ferroviaria, cioè la società che ha prodotto l'attuatore numero 5, quello avrebbe fatto deragliare il convoglio. A oggi, quindi, per il deragliamento del treno risultano indagate 18 persone e 2 società.

Dal canto suo Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) fa sapere con una nota di prendere «atto dell'evoluzione delle indagini sull'incidente di Ospedaletto Lodigiano, comprendendo la necessità della notifica di ulteriori avvisi di garanzia come atto dovuto per consentire la più ampia partecipazione agli accertamenti irripetibili che si svolgeranno nei prossimi giorni.
Oggi la rete ferroviaria italiana è tra le reti più sicure in Europa, grazie anche all'articolato sistema di gestione della sicurezza. Rfi conferma piena collaborazione e fiducia nell'operato degli inquirenti».

I primi indagati erano stati i 5 addetti alla manutenzione di Rfi, l'ad di Alstom Ferroviaria, Michele Viale, e l'azienda Rfi per l'ipotesi di responsabilità amministrativa.

L’allungamento dell’elenco degli indagati conferma le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni: tra il weekend del 21-23 febbraio e l’inizio della settimana successiva dovrebbero essere svolti gli accertamenti proprio sul deviatoio numero 5. È qui che si nasconde la causa prima dell’incidente, anche se poi verosimilmente si dovrà anche indagare sulle procedure di manutenzione e sul sistema di controlli messi in atto da Rfi per garantire la sicurezza (alla società pubblica delle Fs che gestisce la linea ferroviaria era stata recentemente rinnovata l’autorizzazione all’esercizio).

Quanto al deviatoio, agli accertamenti è bene siano presenti gli avvocati e i periti di tutte le persone per le quali si ipotizza una colpa. Per fare questo è necessario iscriverle nel registro degli indagati e notificare un avviso di garanzia, che consentirà loro di nominare professionisti di fiducia.

Gli accertamenti dovranno soprattutto risalire al difetto di montaggio che - secondo quanto anticipato dall’Ansf (Agenzia nazionale sicurezza ferroviaria) - ha portato a invertire due cavi elettrici che comandavano lo scambio. Per questo il deviatoio si sarebbe trovato nella posizione “deviata” anziché “dritta”, facendo deragliare il Frecciarossa.

E i cinque addetti alla manutenzione potrebbero (per distrazione? per sciatteria? per pressioni dell’azienda per riaprire la linea al traffico? per inadeguatezze procedurali e organizzative?) non aver verificato visivamente la posizione in cui stavano lasciando lo scambio.

Svolto l’accertamento, la linea dovrebbe essere dissequestrata e il traffico dovrebbe riprendere. È da quel 6 febbraio che da Milano a Piacenza i treni dell’Alta velocità devono percorrere la vecchia linea, con ritardi che nei casi più frequenti vanno da mezz’ora a un’ora.

Al momento sono stati dissequestrati solo i resti del Frecciarossa, per i quali sono in corso le operazioni di rimozione.

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