Aeroporti

Frecciarossa e logistica, due carte per Malpensa

Il ritorno dell'alta velocità dopo oltre 10 anni è tra gli obiettivi
del piano quinquennale delle Fs ma pesano i bassi livelli del traffico aereo

di Marco Morino

Ritorno al passato. Per l'aeroporto di Malpensa, il Frecciarossa sarebbe un ritorno a distanza di oltre dieci anni dal primo fallimentare esperimento

3' di lettura

Riportare il Frecciarossa a Malpensa, a distanza di oltre 10 anni dal primo fallimentare esperimento e costruire attorno al grande aeroporto una zona logistica semplificata per rilanciare tutta l’area. Sono due proposte di cui si sta discutendo oggi in Lombardia, che confermano ancora una volta quanto il tema Malpensa sia sentito e, soprattutto, capace di generare contrapposizioni.

Il caso Frecciarossa

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Prendiamo il caso del Frecciarossa, da alcuni invocato e da altri ritenuto inutile. L’alta velocità a Malpensa entro il 2023 è uno degli obiettivi del piano quinquennale di investimenti che il gruppo Ferrovie dello Stato ha presentato il 10 maggio 2019 a Roma. Un piano che, al momento, non è stato modificato. Che Ferrovie stesse facendo sul serio lo dimostra la corsa di prova effettuata da un Frecciarossa, tra la stazione di Milano Centrale e il Terminal 2 dell’aeroporto in vista del ripristino del collegamento. Era il 19 gennaio 2019. Con ogni probabilità, la pandemia ha causato uno slittamento dei tempi, ma se il Covid dovessere allentare la morsa e la congiuntura economica avviarsi verso la ripresa non ci sarebbero ostacoli per un ritorno del Frecciarossa a Malpensa, anche perché l’obiettivo di Fs è di collegare con il treno il maggior numero possibile di aeroporti.

Il Frecciarossa ha cessato di raggiungere Malpensa il 18 maggio del 2012, quando Fs cancellò i quattro servizi giornalieri che permettevano di raggiungere Roma in 4 ore e 24 minuti senza cambiare convoglio a Milano Centrale. La ragione fu lo scarso utilizzo del treno, dovuto al delicato momento di Malpensa che, all’epoca, era nel bel mezzo di una profondissima crisi. Anche oggi Malpensa è lontano dalla normalità, con un volume di traffico inferiore del 40% rispetto al pre-Covid e questo dato spinge gli scettici (associazione Aeroporti lombardi) a sostenere che il Frecciarossa a Malpensa non serva. Il rischio sarebbe di fare la fine di 10 anni fa, con i treni vuoti che costringerebbero le Fs a fare marcia indietro una seconda volta. Di parere opposto è Roberto Grassi, presidente Univa (Unione industriali della Provincia di Varese). Dice Grassi: «Quella del Frecciarossa a Malpensa è una battaglia che combattiamo da tempo perché aumenterebbe il bacino di utenza. È o non è Malpensa la porta del Nord Italia sul mondo? E allora la questione è molto semplice: quella porta deve essere di facile accesso a tutti».

Idee condivise da Fabio Lunghi, presidente della Camera di Commercio di Varese: «Diciamo sì al ritorno del Frecciarossa e diciamo sì anche al collegamento ferroviario tra il terminal T2 e il nodo di Gallarate, che aprirebbe la porta a un reale accesso dell’alta velocità a Malpensa». Aggiunge Grassi: «L’investimento Frecciarossa va anche incontro al tema della sostenibilità, garantita da un minor congestionamento della rete autostradale fortemente sotto pressione in questo momento».

La pre-condizione per riportare il Frecciarossa a Malpensa resta la ripresa del traffico aereo, duramente colpito dalla pandemia e il ripristino dei collegamenti, soprattutto sulle rotte intercontinentali. Il Frecciarossa a Malpensa deve poter contare su un potenziale bacino di utenza che lo scalo varesino oggi non sarebbe in grado di garantire. Oltretutto, per funzionare, il servizio ha inevitabilmente bisogno di un alto numero di frequenze: è evidente che un passeggero non troverebbe conveniente raggiungere l’aeroporto con il Frecciarossa e poi essere costretto ad aspettare ore agli imbarchi il proprio volo perché la coincidenza treno-aereo non è sostenuta dagli orari. Per i fautori del Frecciarossa, il ritorno del treno a Malpensa deve diventare realtà prima delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

La leva della logistica

Il secondo fronte sui cui puntano le imprese per rilanciare Malpensa è la logistica. Ancora Grassi: «Da tempo proponiamo l’istituzione intorno all’aeroporto di una zona logistica semplificata (Zls) per rilanciare tutto il territorio. Creare una Zls significa dar vita a un’area con burocrazia al minimo che, introducendo importanti misure di semplificazione e benefici fiscali, sia in grado di attrarre investimenti attorno a un sistema logistico potente, che proprio qui trova il suo baricentro». In pratica una Zls comporta crediti d’imposta sugli investimenti produttivi, rilascio più veloce e semplificato dei permessi per nuovi insediamenti e la creazione di zone dove le operazioni di import ed export possano essere esenti da Iva. Per istituirla serve una proposta della Regione al Governo. «Chiediamo alle forze politiche di ogni colore presenti sul territorio di fare squadra intorno a questo obiettivo» dice il presidente dell’Univa.

Lunghi introduce un dato: «Attorno a Malpensa gravitano circa 40mila lavoratori. La crisi sanitaria ha messo a rischio circa 25mila posti. Abbiamo il dovere di tutelare questo capitale umano e restituire una prospettiva di sviluppo a Malpensa e al territorio. Sosteniamo la proposta dell’Univa sulla zona logistica speciale e dobbiamo ancora di più impegnarci a fondo per migliorare l’accessibilità all’aeroporto».

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