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Frena il Go global cinese, ma Pechino rafforza le quote di investimento

Dimezzati in dieci anni gli IDE, specie in Europa, ai minimi a causa di pandemìa e controlli più rigidi. E la Cina apre i flussi di capitale in uscita

di Rita Fatiguso

Stabilimento British Steel a Scunthorpe (GB)

3' di lettura

Sono ai minimi storici, gli investimenti all’estero, al contrario di quelli diretti in Cina. Nel 2020 il Go global cinese ha subito una drastica battuta di arresto negli investimenti all’estero. Un update Rodhium-Merics conferma i dati del Ministero del commercio cinese: soprattutto gli investimenti diretti nell’Unione europea e della Gran Bretagna sono crollati del 45% su base annua a 6,5 miliardi di euro, il livello più basso degli ultimi dieci anni. Pechino passa al contrattacco con una dote miliardaria aggiuntiva alle quote di investimento prefissate liberalizzando ulteriormente i flussi di capitale.

Europa, investimenti cinesi in picchiata

Germania, Francia e Gran Bretagna restano i Paesi più importanti in Europa per gli investimenti diretti cinesi, anche se Londra ha registrato un calo del 77% (l’unica operazione è stata l’acquisizione di British Steel da parte di Jingyie) mentre la Polonia ha guadagnato spazi grazie a una M&A improtante.

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Questa tendenza sembra destinata a continuare , gli investimenti cinesi sono in ulteriore calo nel primo trimestre, come osservano gli esperti dei due centri di ricerca.

Alla base del trend la pandemia, ma anche i vincoli posti al deflusso di capitali dalla Cina e gli ostacoli normativi in Europa: l’analisi sottolinea come diversi paesi dell’UE, tra cui Italia, Francia, Polonia e Ungheria, hanno rafforzato i loro meccanismi di supervisione sugli investimenti diretti da Paesi terzi, il che ha bloccato diverse acquisizioni cinesi. E il peggioramento delle relazioni tra UE e Cina -con il trattato sugli investimenti finito nel freezer - potrebbe creare in futuro ulteriori ostacoli per gli investitori di Pechino.

La quota di investimenti più alta da sempre

Sul versante del deflusso di capitali dalla Cina, Pechino ha appena approvato l’apertura più ampia mai realizzata per gli investitori continentali aggiungendo 10 miliardi di dollari al piano di investimenti in un contesto di apprezzamento della divisa che si è rafforzata di quasi il 10% rispetto al dollaro nell’ultimo anno e ha raggiunto il massimo da tre anni a maggio. Per aiutare a raffreddarlo, la Banca centrale cinese ha chiesto alle banche di incrementare la disponibilità di valuta estera, per la prima volta dalla crisi finanziaria del 2008.

Lo schema prevede 147 miliardi di dollari in più di investimenti autorizzati per operatori qualificati, il che consente loro di accedere ad attività al di fuori della Cina attraverso banche e altre istituzioni. E di investire capitali ingenti all’estero.

All’inizio di giugno, Pechino ha approvato 10 miliardi di dollari in nuovi QDII, l’importo singolo più alto nella storia del programma, lanciato nel 2006, utilizzato principalmente dagli investitori cinesi.

La mossa consente il deflusso di maggiori capitali, superando i severi controlli sui conti degli investitori, ragion per cui il risparmio cinese si incanala principalmente nei mercati nazionali.

Non tutti i fondi vengono impegnati

Come sempre, anche l’anno scorso non è stata utilizzata tutta la quota QDII approvata. Alla fine del 2020, attraverso lo schema erano detenuti 83 miliardi di dollari di titoli esteri.

L’espansione della quota QDII tuttavia integrerà altri programmi collegati a Hong Kong che consentono agli investimenti di andare all’estero. Tuttavia, eventuali deflussi attraverso questi schemi devono essere riconvertiti in yuan.

Il programma Stock Connect, lanciato nel 2014, consente agli investitori di Hong Kong di acquistare azioni della Cina continentale e viceversa. Quest’anno ha attirato 60 miliardi di dollari di flussi a Hong Kong e 32 miliardi di dollari in Cina.

Pechino il mese scorso ha anche preannunciato un nuovo legame con Hong Kong, che aprirà un’altra strada ai risparmiatori cinesi per sfruttare i prodotti offshore. Si tratta dell’attività di gestione patrimoniale cross-border.

Goldman Sachs ha già annunciato che collaborerà con ICBC, una delle più grandi banche cinesi, per lanciare un’attività di gestione patrimoniale vendendo prodotti crossborder alla clientela.

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