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Venti di recessione Usa: Trump cala nei sondaggi. La Cina toglie alcuni dazi

I timori per una frenata della crescita americana penalizzano il presidente nei sondaggi: il gradimento del suo operato è ai minimi da gennaio. Pechino rende nota una lista di 16 prodotti Usa esentati dai dazi, un'apertura in vista della ripresa dei negoziati sulla guerra commerciale

di Riccardo Barlaam


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5' di lettura

NEW YORK - I venti di recessione che soffiano sull’economia americana fanno scendere il tasso di gradimento del presidente Donald Trump. Ai minimi da gennaio, dalle settimane dello shutdown, dei dipendenti pubblici senza paga in fila alle mense dei poveri. Mentre dalla Cina arriva un'apertura verso la prossima ripresa dei negoziati sulla guerra commerciale dal 7 ottobre a Washington, con l’annuncio, come prova di buona volontà e di conciliazione, del ritiro di Pechino di una parte dei dazi decisi contro gli Usa.

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L’economia e la rielezione
La grossa molla che ha spinto il consenso di Trump tra gli americani in questi mesi è stato il buon andamento dell’economia, il lavoro che c'è per tutti, i soldi che girano, i consumi che vanno, la borsa che “tira”. Da quando il presidente ha deciso il taglio delle tasse sulle aziende dal 35% al 21% entrato in vigore alla fine del gennaio 2018, l’economia della prima potenza mondiale ha continuato a macinare record su record. Negli ultimi mesi l’escalation della guerra commerciale con la Cina ha - come è noto – aggiunto un elemento di incertezza sulle prospettive della crescita Usa e sull’andamento dei mercati finanziari, con stime di frenata anche per l’economia mondiale.

Il calo nei sondaggi
La frenata dell’economia negli Stati Uniti spaventa gli americani. Per questi timori nelle ultime settimane i sondaggi di gradimento del presidente Donald Trump registrano tutti un calo di consensi. Secondo l'ultimo sondaggio Cnn/Ssrs pubblicato martedì, solo il 48% degli americani approva l’operato del presidente nella gestione dell’economia del Paese. Un dato in deciso calo rispetto al picco del 56% registrato dallo stesso sondaggio in aprile. Più della metà degli americani dunque disapprova l’operato del presidente in economia, il protezionismo e la sua guerra commerciale con la Cina, i cui effetti cominciano a farsi sentire sulle tasche degli americani.

Maggioranza a rischio
In un altro sondaggio di Washington Post-Abc News appena pubblicato sullo stesso tema dell’economia, appena il 46% degli intervistati ha risposto che approva l’operato del presidente Trump: nell'ultima rilevazione di luglio la percentuale era al 51 per cento. Inoltre, il 56% delle persone che hanno risposto al sondaggio ritiene che l’economia americana non è affatto “eccellente o buona” come ripete Trump, un dato in decisa contrazione rispetto al 65% del novembre 2018. Secondo questo sondaggio la maggioranza degli americani, il 60%, ritiene probabile una recessione negli Stati Uniti entro il prossimo anno. Un terzo sondaggio sul rating di approvazione dell’operato di Trump nell’economia compilato periodicamente dalla Quinnipiac University rivela lo stesso trend: solo il 46% degli intervistati sostiene l’operato di Trump, con una perdita di due punti percentuali dall'ultimo “poll” di maggio.

La frenata Usa
Il rallentamento dell’economia preoccupa Trump e il suo staff mentre si avvicinano i mesi più caldi della campagna per le elezioni presidenziali del novembre 2020. Tutti sanno che il modo migliore per assicurare la rielezione del tycoon alla Casa Bianca per un secondo mandato è il sostegno degli americani su un buon andamento economico. Insomma se le cose continueranno ad andare bene per redditi, lavoro, Borsa e consumi sarà più facile cavalcare l’onda del consenso. Diversamente la strada per Trump sarà in salita. Lui e i suoi stretti collaboratori lo sanno bene. E per questo il presidente segue con particolare attenzione l’andamento degli indici finanziari e dei dati macroeconomici. E per questo, ancora, continua ad attaccare con virulenza, a tratti anche in modo offensivo, il governatore della Fed Jerome Powell per una più incisiva azione di sostegno dell’economia: dal primo agosto sono stati più di trenta gli attacchi a Jay Powell e alla Fed su Twitter stando alle statistiche del Trump Twitter Archive.

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Il problema dei problemi
Il problema dei problemi è la guerra commerciale con la Cina che sembra essere scappata di mano alla Casa Bianca dopo l’escalation dal primo agosto con i dazi Usa e i controdazi cinesi, in vista di dicembre quando scatteranno i dazi Usa su tutti i prodotti cinesi importati, compresi smartphone, pc e tablet, giocattoli, un ulteriore stretta che peserà sui consumi natalizi degli americani e indirettamente sulle aziende Usa. Per questo Trump vuole arrivare a un alleggerimento, una schiarita con il “nemico” cinese, sempre pensando alle prossime elezioni. Ma ha già detto che se verrà rieletto poi riprenderà la guerra alla Cina con ancora più forza, libero dalle preoccupazioni della rielezione a quel punto. Il presidente continua a descrivere l’andamento dell'economia come “great” e ripete che i venti recessivi sono colpa delle “fake news” dei giornali e delle tv non allineati e non frutto delle previsioni degli economisti e degli analisti finanziari.

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Pechino toglie alcuni dazi
Come già rilevato anche la Cina ha interesse a un cessate il fuoco nella guerra commerciale, con tutte le previsioni degli economisti che parlano di un rallentamento della crescita per il Paese. Oggi Pechino ha comunicato una lista di 16 prodotti americani che saranno esentati dall'aumento delle tariffe cinesi. Un segnale ben augurante in vista della ripresa dei negoziati ad alto livello tra le due delegazioni, già fissato per il prossimo 7 ottobre a Washington. L'esenzione già entrata in vigore, sarà valida fino al 16 settembre del 2020, ha fatto sapere una nota della Commissione delle tariffe doganali cinese.

Medicine e insetticidi
La lista dei prodotti esentati dai dazi cinesi comprende una serie di medicinali e di insetticidi. Oltre a questi, per altri prodotti americani importati è previsto un rimborso dei dazi pagati. Dopo i primi 16 prodotti Usa esentati dall'aumento dei dazi, la prossima settimana è previsto un secondo round di alleggerimento delle tariffe per una altra serie di prodotti americani importati nel Paese. Come ulteriore prova di apertura e di buona volontà la Cina sarebbe pronta a mettere sul tavolo dei prossimi negoziati un ulteriore acquisto di prodotti agricoli americani. Gli Stati Uniti a loro volta nel mese di luglio avevano annunciato un'esenzione dei dazi su 110 prodotti importati dalla Cina, tra cui figuravano le apparecchiature medicali e i medicinali.

Aziende Usa via dalla Cina
Nell'escalation della guerra commerciale da agosto in poi, dopo lo stop negoziale, gli Stati Uniti hanno deciso un aumento dei dazi dal 25% al 30% su 250 miliardi di dollari di prodotti cinesi. Il rialzo delle tariffe entrerà in vigore il prossimo primo ottobre, giorno nel quale la Cina celebrerà il 70esimo anniversario dalla fondazione della Repubblica Popolare.

Secondo un sondaggio pubblicato oggi dalla American Chamber of Commerce di Shanghai, gli operatori americani che lavorano in Cina sono poco ottimisti sulla possibilità di una crescita dei ricavi nel futuro. Mentre aumentano le società Usa che spostano i loro investimenti dalla Cina verso altri paesi asiatici per le tensioni della guerra commerciale.

Riproduzione riservata ©
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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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