ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùConfimprese Retail & real estate summit

Frena lo sviluppo dei centri commerciali e si accende il confronto sul caro affitti

Resca (Confimprese): «È necessario riconoscere il retail come attività energivora così da poter avere il credito d’imposta fino al 50% e congelare l’aumento Istat dei canoni di locazione per il 2022-2023»

di Enrico Netti

(Unogrup SRL)

4' di lettura

Frenano i progetti di centri commerciali in Italia mentre si accende il confronto tra proprietà e inquilini (tenants) sul caro affitti. Come se non bastasse i consumatori stanno cambiando le loro abitudini riducendo il tempo per gli acquisti nei shopping center. Questi i temi caldo affrontati durante il decimo «Retail & real estate summit» osservatorio promosso da Confimprese. In Italia ci sono 991 centri commerciali oltre a factory outlet e retail park per un totale di 1.319 unità. Un mercato maturo dopo anni di crescita rapida. Tra il 2022 e il 2025 sono in fase di sviluppo 13 progetti di cui 10 nuovi centri e 3 ampliamenti contro i 52 cantieri avviati nel 2019.

LA CLASSIFICA
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«È un mercato maturo che ha provato a svecchiarsi con poco successo e che deve trovare nuove formule per tornare attrattivo» spiega Gian Enrico Buso, managing director di Reno Your Retail Partners durante la presentazione dell’Osservatorio. Insomma buona parte dei shopping center sente il peso dei decenni e perde smalto, capacità attrattiva verso una clientela mordi e fuggi che ha poco tempo tempo da dedicare agli acquisti. Il tempo di permanenza quest’anno è calato a circa 60 minuti e le famiglie sono propense a raggiungere i mall nel raggio di 22 minuti di auto a causa del caro carburante. La nota positiva è la fedeltà dei clienti: circa i tre quarti sono abituali, fidelizzati mentre il 23% sono nuovi visitatori. Indirettamente una conferma di come tanti centri commerciali non siano capaci di potenziare l’attrattività. In questo quadro si innesta il tema del caro affitti con la contrapposizione tra Confimprese, che rappresenta 450 insegne del retail con oltre 90mila punti vendita e 800mila addetti, e il Cncc, il Consiglio nazionale dei centri commerciali, ovvero le proprietà in cui si registrano acquisti per 71,6 miliardi di euro.

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I CANTIERI
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«A causa dell’inflazione al 12% le nostre aziende non riescono a sostenere l’aumento Istat sugli affitti previsto dai contratti e il costo eccessivo viene indicato per il secondo semestre 2022 come motivazione della chiusura di punti vendita nel 53% dei casi contro il 19% di inizio 2021» avverte Mario Resca, presidente Confimprese che chiede di congelare per il biennio 2022-2023 gli aumenti dei canoni per evitare la chiusura dei negozi e salvaguardare l’occupazione. «È necessario riconoscere il retail come attività energivora così da poter avere il credito d’imposta fino al 50% e congelare l’aumento Istat dei canoni di locazione per il 2022-2023. Il retail a volumi soffre, la marginalità è drasticamente ridotta, è in atto una forte selezione degli operatori e le vetrine chiuse sono sempre più numerose sia nei centri città che nei centri commerciali». La risposta di Roberto Zoia, presidente Cncc, è ferma. «La nostra politica è di analizzare centro per centro e negozio per negozio. Sono contrario a qualcosa di trasversale perché vediamo che c’è una differenza di performance da merceologia a merceologia - dice -. C’è la buona volontà per trovare accordi sui canoni, sulle spese e sugli orari, perché siamo una famiglia». Insomma un no ad aiuti a pioggia ma solo in casi comprovati. Oggi la percentuale di locali sfitti oscilla tra il 4 e il 6,9% nel caso dei migliori e più grandi centri commerciali fino ad arrivare al 14% per i più piccoli che sovente faticano a riprendersi. Invece i canoni d’affitto arrivano fino a 1.450 euro l’anno per metro quadro nel caso dei centri commerciali premium a cui si devono aggiungere le spese condominiali cresciute sulla spinta del caro energia.

La classifica

Reno ogni anno stila la classifica dei migliori centri commerciali e nel 2022 al primo posto c’è Il Centro di Arese (Gruppo Finiper di Marco Brunelli) con 17 milioni di passaggi. Seguono OrioCenter (Gruppo Percassi) e il Porte di Roma (Klepierre). Al quarto posto il Fiordaliso, altra realizzazione di Finiper mentre la top five è chiusa da Citylife. Due i punti in comune: sono tutti classificati tripla A, il giudizio migliore e con l’eccezione di Porte di Roma, sono nel Nord Ovest. Scorrendo la classifica di Reno si nota una massiccia di centri nel Nord Italia, 5 nel Centro e solo uno nel Sud, il centro commerciale Campania a Marchianise, il provincia di Caserta. Per quanto riguarda le strutture in fase di realizzazione la maggioranza ha un rating tra la doppia e la tripla B mentre ci sono solo quattro A: il Merlata Bloom a Milano, il Milanord 2 nell’hinterland milanese, il Maximall Pompeii e il Walther Park a Bolzano. Da qui a fine anno ci saranno 3 inaugurazio mentre due centri hanno posticipato l’apertura al 2024, probabilmente sperando in tempo migliori. Non manca chi gode di buona salute grazie ai flussi turistici di passaggio nelle stazioni ferroviarie: è Alberto Baldan, ad di Grandi Stazioni retail, che segnala: «quest’anno sono stati registrati 750 milioni di passaggi che nei prossimi anni potranno crescere del 70%». L’uscita dall’emergenza sanitaria fa segnare trend positivi nelle vie dello shopping delle grandi città. «I grandi operatori stanno intraprendendo programmi di sviluppo nei loro negozi. Questo spinge anche noi proprietari ad investire ulteriormente nella parte immobiliare» sottolinea Mauro Montagner, amministratore delegato di Edizione Property (Benetton) che non nasconde aspettative positive per i prossimi anni.

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