CONSIGLIO DEI MINISTRI

Frenata sul decreto Ambiente: tutti gli ostacoli della manovra green a partire dalle coperture

La coperta delle finanze pubbliche è corta, e in gioco sono le coperture da destinare alla manovra. Tra le ipotesi attualmente al vaglio dei tecnici, quella di utilizzare le “aste verdi” per liberare risorse. La promessa di ridurre del 10% «le spese fiscali dannose per l’ambiente» può valere fino a 1,93 miliardi di euro, stando al censimento dello stesso ministero dell’Ambiente. Ma per arrivare a quella cifra occorrerebbe muovere le forbici su tutti i 75 sussidi giudicati nemici dell’ambiente

di An.C.


Bonus rottamazione auto e 20% di sconto sui prodotti senza imballaggi

3' di lettura

Il decreto Clima o decreto Ambiente, veicolo normativo che dovrebbe fare da contenitore alla manovra green al centro del programma dal governo Conte due, è approdato oggi sul tavolo del governo, riunito nel Consiglio dei ministri, ma solo per un primo esame.

Nonostante alla vigilia del vertice dell’Esecutivo si attendesse un via libera al provvedimento, il primo atto “verde” del nuovo governo si è alla fine arenato sullo scoglio più prevedibile: quello delle coperture.Il decreto, voluto dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, al centro di un dibattito chiesto dal ministro in Cdm, dovrà essere riesaminato insieme agli altri ministeri, e soprattutto a quello dell’Economia, in vista della manovra. Forse diventerà un disegno di legge, anche se Costa insiste per farlo approvare prima possibile.

I provvedimenti approvati dal Cdm
Via libera del Cdm invece al decreto con le misure urgenti in tema di sicurezza nazionale cibernetica e a quello che sancisce il ritorno del turismo sotto la regìa del ministero dei Beni culturali (dopo la parentesi dell’Agricoltura) nonché l’attribuzione alla Farnesina di competenze in tema di internazionalizzazione, attualmente in capo al Mise.

Le misure nella bozza del decreto Clima
L’elenco delle misure previste dai 14 articoli della bozza del decreto Ambiente, anticipata dal sole24ore.com, contempla un bonus fino a 2mila euro, con una spesa fino a 200 milioni, per chi rottama una vecchia auto (euro 4 o classi precedenti) nelle Città metropolitane, cioè le vecchie Province, oggetto di procedura d’infrazione Ue per inquinamento, in un orizzonte che da Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto e Toscana arriva a Lazio, Molise e Sicilia (le procedure sono la 2014/2147 e la 2015/2043). C’è poi un credito d’imposta fino a 5mila euro, da riversare al consumatore, per le attività di consegna di prodotti «secondo modalità sostenibili»; una detrazione fiscale del 19% per la spesa (fino a 250 euro) delle famiglie per il servizio di scuolabus «a ridotte emissioni», incentivi alla vendita e all’acquisto di prodotti sfusi e una riforma della Valutazione d'impatto ambientale.

Leggi anche - Ambiente, ecco la mappa degli incentivi bocciati al green test

Il nodo coperture
Dietro alla frenata di oggi, il nodo coperture. La coperta delle finanze pubbliche è corta, e in gioco sono le coperture da destinare alla manovra. Tra le ipotesi attualmente al vaglio dei tecnici, quella di utilizzare le “aste verdi” per liberare risorse. Che si stia ragionando su questa ipotesi lo ha confermato Costa. Le aste verdi si riferiscono al mercato dello scambio di quote di emissioni di CO2 dei grandi “inquinatori” del Paese. Si tratta di un mercato di riferimento, il cosiddetto Emission trading, in cui si vende e scambia una percentuale di quote oltre una determinata soglia assegnata.

I malumori nella maggioranza
Oltre ai problemi di copertura, tuttavia, ci sarebbero anche alcuni malumori all’interno della maggioranza giallo rossa. Malumori che riguarderebbero non soltanto i renziani ma sarebbero interni ai Cinque Stelle).

Leggi anche - Rottamazione auto, i sette modelli per ricevere il bonus

Sconti ambientali, tagli del 10%
Tra i nodi, sembra sostanziale quello su una delle norme più corpose, soprattutto a livello di definizione “procedurale”: quella sulla progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi. Come rileva oggi Il Sole 24 Ore, la promessa di ridurre del 10% - articolo 6 della bozza del provvedimento - «le spese fiscali dannose per l’ambiente» può valere fino a 1,93 miliardi di euro, stando al censimento dello stesso ministero dell’Ambiente. Ma per arrivare a quella cifra occorrerebbe muovere le forbici su tutti i 75 sussidi giudicati nemici dell’ambiente.

Sotto tiro gasolio e autotrasporto
Nella categoria di questi sussidi rientrano i rimborsi agli autotrasportatori sull’accisa per il gasolio (1,26 miliardi nel 2018), gli sconti per l’acquisto di prodotti energetici in agricoltura (865 milioni) ma soprattutto l’occhio di riguardo che il fisco riserva al gasolio rispetto alla benzina, e che vale 4,9 miliardi. Tagliare questi sconti significherebbe aumentare i costi a carico di categorie politicamente importanti, per non parlare di un allineamento del fisco diesel a quello della benzina che si sentirebbe subito al distributore. Le risorse recuperate dallo Stato andrebbero per il 50% in Fondo ad hoc al ministero dell’Economia per investimenti in tecnologia, innovazione e modelli di sviluppo sostenibile. Il compito di individuare quali voci tagliare di «almeno il 10%» toccherebbe alla legge di bilancio, fra meno di un mese. La partita è aperta, e la coperta delle risorse con cui finanziare le misure, a partire da quelle per sterilizzare l’aumento dell’Iva nel 2020, corta.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...