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Frenata del Milan che pareggia a Bergamo con l’Atalanta (1-1). In testa Inter e Napoli

Il primo scontro diretto della stagione tra due big incrina gli entusiasmi dei rossoneri. La squadra di Spalletti travolge il Monza, i nerazzurri vincono facile con lo Spezia

di Dario Ceccarelli

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5' di lettura

Anche il prete ogni tanto sbaglia a dir la messa, dice un vecchio proverbio. Anche lo scudettato Milan di Pioli, contro l’Atalanta a Bergamo, se non stecca poco ci manca. Finisce 1-1 con reti di Malinovskyi e Bennacer, ma il primo scontro diretto della stagione tra due big incrina gli entusiasmi dei rossoneri. 

Che dopo il brillante avvio con l’Udinese avrebbero voluto far bottino pieno anche con la squadra di Gasperini, sempre messa sotto nelle ultime tre sfide di campionato. Invece le cose sono andate diversamente. Con un’Atalanta più guardinga e meno arrembante del solito, ma pronta a colpire a freddo quando i rossoneri hanno diminuito la pressione iniziale. La sassata di Malinovskyi (bollato alla vigilia da Gasperini come un esubero da scartare, e invece poi  mandato a sorpresa in campo), ha scombussolato il Milan, impacciato nella reazione. Dopo troppe occasioni sprecate, Pioli nella ripresa ha effettuato una girandola di cambi abbastanza sorprendente. Con Saelemaekers, De Ketelaere, Origi e Giroud  subentrati a Messias, Diaz, Leao e Rebic. Praticamente tutta la panchina. Il pareggio  è arrivato da un bel sinistro di Bennacer che  ha approfittato di un pallone curiosamente  restato in campo dopo aver rimbalzato contro la bandierina del corner. 

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Un pareggio sostanzialmente giusto, frutto di una sfida combattuta, ma che frena il cammino dei rossoneri, ora staccati di due punti da Inter e Napoli. Tutto recuperabile, certo, anche se in attacco si è notata qualche presunzione di troppo. Splendida invece un’apertura di De Ketelaere per Tonali poi vanificata dal centrocampista. 

L’Atalanta esce da questa sfida con maggiore autorevolezza. Non è ancora la squadra che faceva venire il mal di denti a tutti gli avversari, ma il passo per risalire  è quello giusto. Da mettere dietro la lavagna invece l’uscita di Antonio Percassi al raduno della squadra giovanile. «Abbiamo tutti contro», ha tuonato l’amministratore delegato bergamasco per caricare la truppa. «Dai giornali alle altre squadre, tutti ce l’hanno con noi e sono sempre pronti a criticarci».  I complotti, caro Percassi,  lasciali ai politici, sempre insuperabili quando si tratta di fare le vittime.

Chi canta a squarciagola è invece il Napoli che, ringalluzzito dagli ultimi acquisti, travolge (4-0) il povero Monza, troppo fragile per resistere alle robuste  spallate dei partenopei. A far la differenza sono quei due satanassi, Kvaratskhelia e Osimhen, che già a Ferragosto avevano fatto a pezzetti il Verona. Anche questa volta, spinti dalla carica di 40mila tifosi, il georgiano dal nome impronunciabile e il nigeriano volante stendono i brianzoli dopo averli ben lavorati ai fianchi. Da cineteca lo show di Kvara,  autore del primo e del terzo gol.  Le altri due reti le firmano Osimhen e Kim.

Bello e spumeggiante, con in panchina Raspadori, Simeone e Ndomble, sontuose new entry di una generosa campagna acquisti, il Napoli di Spalletti lancia uno squillante avviso ai concorrenti: state accorti, che quest'anno ci siamo anche noi.  Folclore a parte, la squadra di Spalletti accende la passione. Sei punti e nove gol in due partite sono uno sfavillante  biglietto da visita. Il georgiano poi è uno spettacolo, segna, dribbla, crea gioco e assist. Un fenomeno da seguire con attenzione. «Deve ancora sciogliersi», ha detto Spalletti per frenare gli entusiasmi. Beh, nel caso succeda, sono guai per tutti. 

Con i temporali e  le bombe d’acqua, anche l’Inter è tornata a far piovere gol sui malcapitati avversari. Chiamare avversario lo Spezia, visto come  sabato si è messo a tappetino, in effetti è una forzatura: però la squadra di Inzaghi ha avuto il merito di far subito capire agli ospiti che non era giornata.  Infatti l’Inter dopo mezz’ora era già padrona del campo con Romenu Lukaku in versione frontman che pur, non segnando personalmente, ha messo il testone e il suo non indifferente  peso nelle prime due reti nerazzurre.  È la sua stessa presenza a creare un’elettricità che stordisce gli avversari. Per completare il quadro, Lukaku ha colpito una traversa. Qualcuno dice che non è ancora in forma, che è impreciso. Pensate se fosse anche più preciso.

Scherzi a parte, l’anticipo di San Siro ha fatto emergere tre cose: 1) che l’Inter sta rapidamente crescendo. 2) Che Lukalu e Lautaro si sono ritrovati come se non si fossero mai lasciati (capita anche nei migliori  matrimoni). 3) Che la squadra di Inzaghi, oltre ai lanci lunghi per il suo Gigante, ha trovato delle alternative di gioco con manovre veloci, cambi di fascia, sovrapposizioni eccetera eccetera. Certo, il test vale quello che vale. Con la Lazio si capirà di più.  Però intanto in due giornate l’Inter ha già fatto  sei punti. Una sana normalità, in un ambiente di solito matterello, che fa ben sperare. 

Due parole su Torino-Lazio, finita zero a zero. Il Toro c’è. Domina nel primo temo, scricchiola un po’ nella ripresa quando finalmente i biancocelesti escono dal loro bunker per vedere se fuori piove. I granata hanno avuto  il demerito di non chiudere la partita, ma la squadra di Sarri? Dov’è il famoso bel gioco?  Dove è  finita la famosa  spavalderia sarriana? Per carità, ci sta che una partita giri storta. Però il tanto bistrattato Lotito  per rinforzare la Lazio di soldi ne ha messi a volontà. E allora? Non è strano che il Torino faccia la Lazio e viceversa? Magari, nel personalissimo taccuino di Sarri, una risposta c’è. L’aspettiamo volentieri. 

E la Juventus? Anche in questo week end calcistico, Madama gioca al lunedì, il giorno di riposo dei barbieri. Questa volta, dopo aver fatto a Ferragosto pelo e contropelo al Sassuolo, se la dovrà vedere con la Sampdoria a Genova.  Il problema di Allegri (anche i ricchi piangono) è che i suoi giocatori migliori si fanno male uno dopo l’altro. Quasi tutti per infortuni muscolari. L’ultimo è Bonucci per un affaticamento ai flessori della coscia destra. Non potendo già disporre di Pogba, Szczesny e Di Maria (senza dimenticare Chiesa e tutti gli altri), Allegri ha ripescato quell’Adrien Rabiot che, cercato dal Manchester United, era da tempo sparito dal radar juventino. Quando le cose vanno male, e il nemico s’avvicina, si richiamano anche i riservisti, i ragazzi e i pensionati.  Alla Juve questo lungo elenco di indisponibilità potrebbe causare dei problemi: sabato 27 c’è la sfida con la Roma. In più tra campionato e Champions dovrà affrontare un tour de force con 20 partite in circa due mesi. Auguri.  

Anche la Roma gioca nel posticipo. Con la tegola della frattura alla tibia per l'olandese Wijnaldum, la squadra giallorossa ospita la Cremonese.  C’è grande attesa  per la coppia Dybala- Abraham, a caccia insieme delle prime reti.  Sessantacinquemila tifosi li aspettano a braccia aperte. L'Olimpico è ancora sold out. Mourinho, il Pifferaio magico, si sfrega le mani.  

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