Innovazione

Fri-Fashion Research Italy diventa fucina di sostenibilità

Il tecnopolo bolognese ha inaugurato al suo interno uno showroom fisico e digitale che debutta con 1.500 prodotti certificati tra materiali tessili, accessori, packaging

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

Il tempio della moda, culla di innovazione e archivio di ricerca storica Fri-Fashion Research Italy diventa fucina di sostenibilità: si potrebbe riassumere così il salto che il “tecnopolo” bolognese creato nel 2015 dall’omonima Fondazione voluta dall’imprenditore filantropo Aberto Masotti (fondatore della maison di lingerie La Perla) ha compiuto inaugurando al suo interno il Punto sostenibilità. Uno showroom fisico e digitale, aperto a tutti, che debutta con 1.500 referenze - già industrializzate e disponibili sul mercato - tra materiali tessili, accessori, packaging con caratteristiche sostenibili certificate, tra lana, seta, metalli riciclati, ma anche fibre di carta, materiali bio, provenienti da un centinaio di aziende di tutto il territorio nazionale.

La moda di carta di caterina Crepax

La moda di carta di caterina Crepax

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Un ulteriore tassello di un patrimonio che è a disposizione di Pmi, stilisti, ricercatori, per spingere la svolta green di cui tutti parlano, «ma che suscita ancora molta diffidenza tra le piccole imprese che rappresentano l’ossatura della filiera della moda made in Italy» sottolinea il cavalier Masotti ricordando la genesi del progetto che lo ha portato a costruire nella prima periferia bolognese, lì dove sorgeva la fabbrica La Perla, una struttura di 7mila mq dove offrire in modo pragmatico alla comunità del fashion l’innovazione, la digitalizzazione e la formazione necessari a salvaguardare la quarta manifattura italiana per valore aggiunto industriale (e la seconda per occupazione) dal declino legato alla concorrenza del low cost asiatico e dei grandi brand internazionali. Mettendo a fattor comune mondo accademico, ricerca, istituzioni, imprese, protagoniste anche di questo nuovo progetto dedicato alla sostenibilità.

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«La moda è anche una delle industrie più inquinanti, ma ha fatto enormi passi avanti sul tema delle certificazioni di prodotto, soprattutto di conformità ai requisiti di sicurezza chimica, di rispetto del lavoro e dei diritti umani e sta accelerando anche sull’economia circolare, ma ha ancora parecchia strada da percorrere sul tema “climate action”, in particolare sulle azioni per compensare le emissioni inquinanti e l’utilizzo di polimeri da biomasse» spiega Fabio Guenza, co-fondatore di Blumine, partner scientifico del Punto sostenibilità della Fondazione Fri, società che dal 2010 ha la mission di diffondere i principi di sostenibilità nelle filiere della moda.

«Quello che inauguriamo non sarà solo un nuovo archivio che si affianca al Punto innovazione e ai 30mila campioni, tra tessuti e disegni, e ai 5mila libri dell’archivio Renzi Brandone - spiega Claudia D’Angelo, responsabile degli archivi della Fondazione Fri e del Punto sostenibilità - ma il primo passo di un percorso con cui vogliamo diventare ambasciatori e partner delle Pmi italiane di un nuovo paradigma della moda, rispettoso del pianeta e delle persone, anche attraverso un nuovo corso sul green fashion per l’aggiornamento delle risorse umane. E contiamo di arricchire via via il nostro patrimonio di proposte sostenibili per chi fa confezione, per creare e condividere cultura».

«Quello che abbiamo qui davanti andrebbe considerato patrimonio Unesco del fashion perché qui si mette in sicurezza la storia e l’heritage per costruire il nostro futuro» rimarca Vincenzo Colla, assessore allo Sviluppo economico e alla formazione della Regione Emilia-Romagna, che ha finanziato il nuovo polo green in via del Fonditore a Bologna e che ha in programma «un raddoppio delle risorse a sostegno della filiera della moda, rispetto al passato, circa 100 milioni di euro ogni anno» anticipa Colla, che lo scorso 15 luglio ha dato il via a un tavolo permanente della moda in Regione e attraverso tavoli tematici su circolarità, tracciabilità, digitalizzazione, internazionalizzazione, distribuzione e competenze sta catalizzando tutti gli anelli della filiera attorno a un grande progetto emiliano-romagnolo di rilancio, dato che tra Piacenza e Rimini la moda dà lavoro a 87mila addetti e rappresenta il terzo settore per export con 7,7 miliardi di euro.

«La sostenibilità è bella e gentile» è il messaggio che lancia l’artista Caterina Crepax (figlia del fumettista Guido Crepax) che per l’occasione ha realizzato 18 abiti-scultura in carta riciclata dalla storica cartiera Cordenons, su manichini biodegradabili di Bonaveri, replicando le fantasie dei tessuti dell’archivio Brandone. La mostra, dal titolo “La gentilezza della carta. La sostenibilità è bellezza”, è aperta alla Fondazione Fri fino al 30 gennaio, su prenotazione.

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