Siderurgia

Friuli, nuovo hub dell’acciaio italiano

di Matteo Meneghello

Abs, controllata del gruppo Danieli, ha investito 980 milioni in tecnologia e nuovi prodotti

3' di lettura

Il Friuli Venezia Giulia lancia la sfida all’acciaio italiano. Dopo gli investimenti del gruppo Pittini degli ultimi anni (sulla vergella a Verona, sul forno e altri impianti a Osoppo, in provincia di Udine) e quelli più recenti del gruppo Marcegaglia nella lamiere da treno (a San Giorgio di Nogaro, sempre in provincia di Udine), è ora Acciaierie Bertoli Safau (gruppo Danieli) a rilanciare ancora nella vergella (ma è allo studio anche un impianto per sfere d’acciaio destinate al settore minerario), mentre Arvedi da una parte e l’ucraina Metinvest dall’altra preparano nell’area di Trieste nuove iniziative che, in prospettiva, sono destinate a ridimensionare ulteriormente il ruolo dell’ex Ilva nel mercato italiano degli acciai piani.

Il piano di Metinvest, in particolare, è stato presentato alla Regione Friuli Venezia Giulia nelle scorse settimane e prevede una collaborazione con il gruppo Danieli per realizzare un polo siderurgico capace di produrre 2,4 milioni di tonnellate di coils all’anno. Il consiglio di amministrazione del gruppo ucraino - ha spiegato il presidente di Danieli Gianpietro Benedetti nei giorni scorsi - deciderà entro luglio. L’impianto, che lavorerà bramme, vale a dire dei semilavorati, provenienti dall’Ucraina, potrà a regime aumentare la sua produzione fino a 4 milioni di tonnellate di coils. Una mossa che, a fronte dei 9,5 milioni di tonnellate di coils prodotti in Italia nel 2020, suona quasi come uno schiaffo straniero all’Ilva, che l’anno scorso a causa delle complicazioni legate alla governance ha toccato il minimo storico produttivo. Metinvest è già attiva in Italia con la Metinvest Trametal di San Giorgio Nogaro, in provincia di Udine, beneficiaria l’anno scorso di un prestito da 15 milioni di euro con garanzia Sace, e con la Ferriera Valsider di Verona. Nell’estate del 2018 il player ucraino era stato indicato come uno dei possibili acquirenti degli asset in dismissione di ArcelorMitttal, comprendenti Galati (Romania), Skopje (Macedonia) e La Magona d’Italia (sito di lavorazione coils), poi ceduti al gruppo Liberty.

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L’ingresso nel mercato italiano dei piani, fallito tre anni fa, potrebbe concretizzarsi ora, proprio in una fase storica in cui l’altro player italiano del segmento, Arvedi, sta potenziando l’area a freddo dell’ex Ferriera di Servola, a Trieste, dopo lo spegnimento dell’altoforno. Il piano del gruppo cremonese prevede nuove linee di zincatura e verniciatura (con un investimento di 86 milioni). Al contratto di sviluppo sottoscritto da Arvedi con il Mise aderisce anche l’azienda Green energy for steel, che avrà un ruolo nella costruzione, con una spesa di 56 milioni, di una nuova centrale di cogenerazione a servizio del sito produttivo di Trieste. Nelle scorse settimane Arvedi ha annunciato ai sindacati un ulteriore sviluppo nell’area a freddo, con l’avvio di un’altra linea di zincatura, in aggiunta a quella già prevista. Non è da escludere che l’hub di rifinitura dei coils del gruppo cremonese possa eventualmente beneficiare di un approvvigionamento anche dal sito di Metinvest (nel caso in cui dovesse essere realizzato) oltre che dalla casa madre di Cremona.

In tutto questo ha un ruolo attivo Danieli, gruppo impiantistico leader mondiale (2,803 miliardi di fatturato per 62,9 milioni di utile nell’ultimo esercizio) che, come ha confermato il presidente Benedetti, fornirà tecnologia ad Arvedi, oltre che all’eventuale investimento di Metinvest, partner con cui pochi giorni fa ha già però siglato un accordo per realizzare a Mariupol (Ucraina) un laminatoio continuo a freddo con linee di decapaggio, nonché tre linee aper rivestimenti in zinco, zinco-alluminio e polimeri, per un investimento da un miliardo di euro. Ma il player friulano è anche protagonista in prima linea, attraverso il nuovo laminatoio per vergella di alta qualità per la divisione steel making nella quale opera attraverso la controllata Abs, presentato al pubblico nei giorni scorsi. Un investimento da 190 milioni per un prodotto, ribattezzato Qwr (quality wire rod) 4.0, legato soprattutto all’auto (sospensioni, viti motore, bielle e cuscinetti. A completamento del piano, un magazzino automatico da 12mila tonnellate. «Negli ultimi 10 anni – ha spiegato l’amministratore delegato di Abs, Stefano Scolari - abbiamo investito 980 milioni in tecnologia e nuovi prodotti. Il progetto Qwr si inserisce in questo percorso di crescita, supportato da un piano di investimenti da 200 milioni già deliberato, con l’obiettivo di incrementare in Abs la produzione del 40%, oltre i 2 milioni di tonnellate, con ricavi per 1,4 miliardi. Tra questi progetti, ha annunciato Gianpietro Benedetti, è in rampa di lancio quest’estate anche un investimento per un impianto di sfere d’acciaio destinato al settore minerario.

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