l’inchiesta

Frode al Gse, contratti «farlocchi» per intascare fondi: sequestri da 45 milioni

Stipulati distinti contratti con l’Enel per far apparire gli impianti autonomi. Il frazionamento ha consentito di accedere ai contributi pubblici

di Ivan Cimmarusti

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Reuters

Stipulati distinti contratti con l’Enel per far apparire gli impianti autonomi. Il frazionamento ha consentito di accedere ai contributi pubblici


2' di lettura

Avevano costituito più società per intascarsi i finanziamenti del Gse, il Gestore del servizi energetici. In realtà «tutte erano riconducibili ad un unico soggetto giuridico». Un «sistema», secondo la Guardia di finanza, che ha consentito al gruppo QCII Basilicata, di incamerare «irregolarmente» circa 45 milioni di euro.

Il sequestro
L’ipotesi è stata confermata dalla sezione giurisdizionale della Corte dei Conti del Veneto, che ha disposto il sequestro conservativo della somma. Stando alla ricostruzione ci sarebbe stato un danno erariale da oltre 65 milioni di euro commesso dalla società - impegnata nel settore delle rinnovabili - per la percezione dei contributi erogati dal Gse.

Il provvedimento era stato autorizzato in ottobre su richiesta dalla Procura Regionale all’esito di indagini delegate ai Nuclei di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Venezia e Bolzano.

Gli accertamenti avevano consentito di dimostrare che la QCII Basilicata s.r.l. - con sede originariamente a Padova e successivamente trasferita a Bolzano - era proprietaria di 9 parchi fotovoltaici in Basilicata, di cui 6 con potenza superiore a 1 megawatt e 3 con potenza superiore a 100 kilowatt su particelle catastali contigue, per una superficie totale di 290.000 mq, pari a 40 campi di calcio; aveva locato i 9 parchi a 40 società veicolo (tutte con la stessa denominazione, medesimo indirizzo, prive di uffici, organizzazione imprenditoriale e dipendenti), interamente partecipate dalla stessa capogruppo, in modo da dividere i parchi in 246 impianti fotovoltaici e far risultare, mediante false dichiarazioni rese al Gse che ciascuno dei suddetti parchi fosse in realtà di potenza inferiore a 50 kilowatt.

Distinti contratti con l’Enel

Stando agli atti investigativi tutte le società aveva «stipulato distinti contratti con l’Enel (peraltro moltiplicando i relativi costi) in modo da fare apparire gli impianti autonomi (...). Tale artato frazionamento degli impianti ha consentito di rimanere sotto la soglia di 1 Mw ed accedere quindi fraudolentemente ai contributi pubblici riservati ai piccoli impianti. Al di là della realtà fraudolentemente dissimulata (...) l’energia viene fisicamente inserita in rete attraverso un unico ingresso».

Secondo le verifiche, poi, le somme percepite da ciascuna società «veicolo» erano state poi da queste ultime retrocesse alla capogruppo «mascherate» come pagamento dei canoni di locazione degli impianti medesimi.

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