Anticontraffazione

Frodi al Made in Italy, si fa spazio il pellet

Dal 2020 al 31 agosto scorso sequestrate dalla Gdf 3.000 tonnellate di falsi

di Marco Mobili

Paterno C. (CS), 10 aprile 2021. La fabbrica del pellet farlocco, sotto sequestro 300 tonnellate (Ansa)

2' di lettura

La lotta alla contraffazione allarga i suoi confini e con la Guardia di Finanza mette nel mirino uno degli ultimi ritrovati di successo nelle frodi al Made in Italy: il falso pellet. I piccoli cilindretti realizzati con gli scarti del legno e utilizzati per un riscaldamento ecologico e ad alto rendimento anche in termini di risparmio energetico, sono negli ultimi mesi al centro di un giro d’affari del falso sempre più imponente.

I risultati operativi delle Fiamme Gialle lo confermano. Nel periodo 2020 - agosto 2021, la Gdf ha sequestrato oltre 3.000 tonnellate di pellet in 76 interventi mirati, intercettando prodotti contraffatti in fase di vendita in esercizi commerciali (28%) o di deposito in capannoni e magazzini (25%). Nel 17% dei casi, invece, il materiale contraffatto è stato intercettato al momento del suo ingresso in Italia. I sequestri effettuati durante il trasporto lungo la rete stradale e autostradale sono invece circa il 10% dell’attività di contrasto.

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Gdf, dalle mascherine al pellet, la contraffazione corre

La fotografia scattata dalla Guardia di Finanza arriva proprio con l’inizio della sesta edizione della Settimana Anticontraffazione, organizzata annualmente dal ministero dello Sviluppo economico per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla contraffazione e sui suoi impatti in termini di salute e sicurezza dei consumatori, concorrenza sleale per le imprese, mancata occupazione e perdite erariali.

Dal Comando generale della Guardia di Finanza, che con i suoi reparti rappresenta il braccio operativo del Mise per la lotta al falso e la tutela del Made in Italy, spiegano che la contraffazione del pellet investe soprattutto i marchi di certificazione della qualità del prodotto. E questo a discapito sia degli interessi delle aziende certificate che producono o commercializzano il pellet di qualità, sia dei consumatori che ripongono la propria fiducia nell’acquisto di un prodotto con determinate caratteristiche anche in termini di efficienza energetica.

«Come in altri settori - spiegano gli uomini guidati dal comandante generale Giuseppe Zafarana - atteso che l’origine e la provenienza del prodotto è associata anche alla sua qualità, i contraffattori traggono vantaggio nel mascherare una provenienza commercialmente poco appetibile con false indicazioni sulla merce».

Per ostacolare la tracciabilità del prodotto, inoltre, vengono spesso omesse sulle confezioni le informazioni minime previste dal Codice del consumo con particolare riguardo a quelle relative al produttore o importatore stabilito nell’Unione europea. Nel 29% dei casi, il pellet irregolare ha origine italiana mentre, per la restante parte, arriva principalmente da Ucraina (15%), Lettonia (13%), Croazia (12%), Polonia (5,5%) e Austria (4%). Gli illeciti si riferiscono soprattutto alla contraffazione di marchi industriali e di certificazione della qualità (66%) e ad altri illeciti in materia di sicurezza dei prodotti (29%).

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