ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’allarme

Frontalieri, per 80mila addetti l’assegno unico rimane al palo

Fino all'anno in corso i contributi familiari erano versati in parte dal Paese di residenza e in parte da quello in cui viene esercitata l'attività lavorativa ma ora il meccanismo si è inceppato

di Michelangelo Bonessa

Il ministero. Dal ministero del Lavoro non sono ancora arrivate risposte ai sindacalisti che domandavano un incontro per sollecitare la soluzione al problema

4' di lettura

Nato per semplificare e rendere tutti più uguali, crea diseguaglianze. E pure diatribe internazionali. Perché l’assegno unico e universale è stato creato per riconoscere il diritto a un contributo statale a chiunque avesse uno o più figli a prescindere dal reddito, sostituendo dal primo marzo 2022 altre 7 tipologie di sostegno economico alle famiglie, ma il governo ha dimenticato i frontalieri.

Una disattenzione che ha spinto Stati confinanti a prendere decisioni drastiche: San Marino che ha smesso di riconoscere il corrispettivo dell’assegno famigliare ai 6mila frontalieri italiani. Un problema molto più vasto in Lombardia se si calcola che 76mila lavoratori lombardi (a cui vanno aggiunti circa 10mila piemontesi) si recano tutti i giorni in Svizzera, prevalentemente nel Canton Ticino. Persone a cui di fatto è stato decurtato lo stipendio in maniera sostanziosa: l’assegno unico ai due lati del confine riconosce fino a 175 euro per un figlio minorenne a carico.

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Dunque, in casi di nuclei con due bambini si tratta di centinaia di euro in meno al mese che non rientrano più nelle compensazioni reciproche: fino a quest’anno gli assegni famigliari erano versati in parte dal Paese di residenza e in parte da quello in cui viene esercitata l’attività lavorativa, secondo un principio europeo di collaborazione tra Stati alla base di tutti gli accordi affini. Ma con l’entrata in vigore dell’assegno unico il meccanismo si è inceppato. Tanto, appunto, da creare problemi con gli Stati confinanti come nel caso di San Marino che ha tirato il freno a mano o della Svizzera che sta mettendo una toppa al buco creato dall’Italia nei conti dei propri cittadini.

«Per adesso le casse di compensazione svizzere hanno risolto in parte il problema grazie all’autocertificazione – spiega Matteo Mandressi, responsabile della Cgil Como – ma ovviamente questa non può essere la soluzione definitiva». Il problema è di natura burocratica come precisano i sindacalisti: quando si inoltrava la domanda per i vecchi assegni famigliari ci si rivolgeva al datore di lavoro o alle casse di compensazioni svizzere che compilavano il modello E411 e lo giravano all’Inps, grazie a questa certificazione l’ente italiano era autorizzato a rifondere la parte di contributo erogata dalle casse elvetiche. Ma il problema è che l’assegno unico non è l’assegno famigliare avendo ricompreso dentro di sé diverse agevolazioni e bonus, quindi il modello E411 non vale. Dal ministero del Lavoro però non sono arrivate risposte ai sindacalisti che domandavano un incontro per sollecitare la soluzione a questo problema, afferma il responsabile della Cgil, «ma la situazione è inaccettabile perché l'assegno unico è stato introdotto ormai da sei mesi».

La questione non è per niente di lana caprina per decine di migliaia di famiglie lombarde perché sottrae centinaia di euro al bilancio domestico proprio mentre la crisi economica torna a mordere: «Io che sono italiano e vado in Svizzera, dove gli assegni famigliari sono superiori all’Italia, per la normativa europea devo prendere il differenziale tra quello che mi riconosce il mio Paese e quello dove pago i miei contributi - prova a esemplificare Pancrazio Raimondo, responsabile Uil frontalieri - un lavoratore che chiede l’assegno in Italia mediamente prende 50 euro a figlio, perché di solito guadagna più di 40mila euro all’anno, ma il Canton Ticino ti riconosce 200 franchi a figlio cioè 150 euro al mese». Dunque, con due figli la perdita per i conti di casa arriva a 300 euro. Questo problema tra l’altro riguarda tutti, non solo gli italiani, ma anche i 3mila svizzeri (e 1200 sanmarinesi) che attraversano quotidianamente il confine in senso opposto.

Al momento però a Roma sono occupati a creare un nuovo governo. E allora non è detto che la soluzione si presenti in fretta, o quanto meno prima di primavera. Ma sul tema frontalieri ci sarebbe anche molto altro da discutere come ha evidenziato il convegno della Uil frontalieri tenutosi a settembre: ci sono infatti i temi di come garantire la possibilità di spostamento della categoria, o di come gestire lo smart working nel quadro dei rapporti di lavoro. Perché molte attività sfruttano di più questa modalità dopo la pandemia da Covid. I frontalieri italiani infatti non sono più solo impiegati per i cantieri edili o camerieri: ci sono professionisti di varie aree scientifiche e non, come operatori sanitari di vario livello.

Tuttavia anche in questo caso la trasformazione è arrivata prima delle modifiche alla legge che dovrebbe regolarla. Il prossimo governo potrà affrontare il tema più agevolmente perché a fine 2020 è stato firmato dai rappresentanti istituzionali un memorandum d’intesa che fissava alcuni punti essenziali come l’innalzamento della franchigia da 7mila 500 euro a 10mila, la gestione del lavoro agile e dell’indennità di disoccupazione, investimenti e fondi strutturali per i Comuni di confine e soprattutto l’istituzione di un tavolo di lavoro annuale per il monitoraggio dello stato di avanzamento dell’accordo.

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