ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùverso l’ok al compromesso

Ue riapre frontiere a 15 Paesi fra cui Cina sotto reciprocità, Usa esclusi con Brasile e Russia. Italia mantiene la quarantena

La lista comprende 14 paesi, tra cui Australia, Canada, Giappone, Serbia, Corea del Sud e Uruguay. Esclusi Stati Uniti, Brasile e Russia

dal nostro corrispondente Beda Romano

Coronavirus, l'Austria riapre i confini con l'Italia

La lista comprende 14 paesi, tra cui Australia, Canada, Giappone, Serbia, Corea del Sud e Uruguay. Esclusi Stati Uniti, Brasile e Russia


2' di lettura

BRUXELLES – I Ventisette hanno approvato il compromesso raggiunto la settimana scorsa e relativo alla riapertura delle frontiere esterne dell'Unione europea a una lista di paesi terzi, sulla scia dello scemarsi dell'epidemia influenzale. Il negoziato diplomatico è stato lungo e accidentato, tante sono le variabili che i governi hanno dovuto prendere in conto. Una volta approvata la raccomandazione, l'impegno è vincolante da un punto di vista politico.

La lista comprende 14 paesi: Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova-Zelanda, Rwanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay. A questi si aggiunge la Cina, nel caso dal paese asiatico ci fosse reciprocità nei confronti dei cittadini comunitari. Esclusi sono gli Stati Uniti, il Brasile e la Russia. Secondo il compromesso, i Ventisette saranno chiamati a verificare la lista ogni 14 giorni. Diplomatici qui a Bruxelles hanno negoziato in questi giorni un criterio epidemiologico con cui stabilire se aprire o meno le frontiere esterne a singoli paesi terzi. Il parametro prevede che si possano aprire i confini con i paesi che negli ultimi 14 giorni abbiano livelli epidemiologici simili a quelli europei. L'apertura dei confini, a cominciare dal 1° luglio, riguarda anche i residenti di quattro enclaves europee: Andorra, San Marino, Vaticano e Montecarlo.

Anche Italia favorevole

«Vi sono state nel fine-settimana discussioni con i paesi tentennanti, perché l'astensione vale voto contrario», spiegava un diplomatico. Molti paesi sono preoccupati per le conseguenze sanitarie e anche politiche (per esempio: aprire i confini ai cinesi, ma tenendoli chiusi agli americani). Tutti i grandi paesi – Germania, Francia e Spagna – avrebbero dato il loro assenso. Anche l'Italia, la cui posizione fino a lunedì sera appariva incerta, ha votato a favore del compromesso. Danimarca e Irlanda non partecipano all'iter decisionale perché godono di esenzioni nel campo degli affari interni. Approvata è stata una raccomandazione.

L’Italia mantiene in vigore la quarantena per i Paesi extra Schengen

L'Italia, tuttavia, sceglie la linea della prudenza e mantiene in vigore l'isolamento fiduciario e la sorveglianza sanitaria per tutti i cittadini provenienti dai Paesi extra-Schengen. La misura si applica anche ai cittadini dei 14 Paesi individuati dall'Ue nella “lista verde”, da e per i quali ci si può muovere liberamente da domani. È questo il contenuto dell'Ordinanza firmata martedì dal ministro della Salute Roberto Speranza. Nel testo si aggiunge anche la comprovata ragione di studio ai motivi che consentono l'ingresso nel territorio nazionale. Le altre motivazioni per l'arrivo in Italia sono le comprovate esigenze lavorative, i motivi di salute e l'assoluta urgenza. «La situazione a livello globale resta molto complessa. Dobbiamo evitare che vengano vanificati i sacrifici degli italiani negli ultimi mesi», ha detto il ministro

Impegno politico, non obbligo giuridico

Le frontiere esterne dell'Unione sono comuni, ma vengono gestite in modo sovrano dai paesi membri. L'accordo è quindi un impegno politico, non un obbligo giuridico. I governi potranno modificare la lista, ma tenendo presente i rischi, se dovessero aprire le frontiere a paesi non inseriti nella lista. Il pericolo in questo caso è che per tutta risposta i partner europei reintroducano restrizioni alle frontiere interne della Zona Schengen, per evitare nuovi focolai infettivi.



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