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Frutta di alta qualità e nuove varietà: Apofruit aumenta del 20% le superfici coltivate

Obiettivo per i prossimi 5 anni. Apofruit nel 2020 ha erogato ai soci oltre 4 milioni di euro a cui si aggiunge oltre un milione di euro del fondo straordinario per gli agricoltori colpiti dalla cimice

di Manuela Soressi

(Fornaciari Massimo / AGF)

3' di lettura

Nettarine bianche piatte e kiwi rossi, albicocche tardive e cachi precoci, mele dolcissime e ciliegie di grosso calibro: sono alcuni dei “nuovi” frutti che troveremo al supermercato e metteremo nel carrello della spesa nel giro di pochi anni. A coltivarli rigorosamente in Italia, dal Trentino Alto Adige alla Basilicata, dal Piemonte alla Sicilia, saranno i 3.200 soci produttori della OP Apofruit Italia, la cooperativa di primo grado da 169 tonnellate e 235 milioni di euro di fatturato, che ha appena presentato il suo programma produttivo 2021-2025.

«Alla luce della nostra ventennale esperienza come licenziatari di numerosi prodotti premium e di alta gamma (come Pink Lady e Zespri Gold), abbiamo varato un piano quinquennale con l'obiettivo di valorizzare al meglio la produzione dei nostri soci e migliorare la loro redditività – spiega il direttore generale Ernesto Fornari – Non si tratta di un semplice investimento su un prodotto, ma di un progetto più ampio che vuole dare una forte identità ai nostri frutti, grazie all'innovazione varietale, alla politica di marca e alla segmentazione dell'offerta in mondi importanti come il biologico e il biodinamico, con cui realizziamo il 30% del valore delle nostre produzioni».

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Questo piano di sviluppo quinquennale ha un obiettivo ambizioso: aumentare almeno del 20% la superficie coltivata. Come? Puntando su varietà nuove ed esclusive, che hanno alcuni punti di forza in comune: sono buone, apprezzate e richieste dai consumatori e dalla Gdo, ma anche provate su larga scala, adattabili alla produzione in varie regioni e capaci di dare una redditività sicura e costante, anche sul medio periodo.

Vista la portata del progetto, Apofruit (che nel 2020 ha erogato ai soci oltre 4 milioni di euro a cui si aggiunge oltre un milione di euro del fondo straordinario per gli agricoltori colpiti dalla cimice) ha pianificato un piano di interventi per i soci agricoltori, in modo da sostenerli nel pianificare le produzioni e nell'affrontare i costi necessari per il rinnovamento varietale. Quello degli investimenti è un tasto importante e dolente per i frutticoltori italiani. I conti, precisi, li ha fatti Apofruit che ha realizzato per ogni coltivazione un calcolo dei mezzi finanziari necessari per realizzare un nuovo impianto produttivo. Ad esempio, per i kiwi servono 50mila euro a ettaro a cui vanno aggiunti altri 20mila di costi di gestione nel periodo improduttivo fino al primo raccolto.

«Partendo da questi dati vogliamo costruire piani di investimento standard per arrivare poi a capitolati specifici per ogni frutto e realtà produttiva – spiega il direttore progetti e finanziamenti, Mario Tamanti – ma soprattutto vogliamo affiancare ogni agricoltore nell'accesso al credito, in modo che gli investimenti non ricadano solo sulle sue spalle». Alla fine si arriva, quindi, a una sorta di certificato di sostenibilità, tecnica ed economica, del piano di investimento. Per sostenere i costi dell'innovazione varietale, della protezione delle produzioni e del miglioramento della qualità – necessari anche alla luce degli obiettivi della strategia europea del Farm to Fork – Apofruit vuole fare convergere le tante tipologie di finanziamenti disponibili per il settore (cme l'Ocm e i Psr), fornendo liquidità alle aziende agricole, intercettando le misure di sostegno per gli investimenti che daranno reddito e adeguando i modelli gestionali dei processi produttivi lungo tutta la filiera, migliorando anche l'assistenza tecnica e l'informatizzazione.

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