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Fs accelera la svolta green: 11 miliardi d’investimenti, dalle officine alle stazioni

Grazie al Recovery Plan, previsti investimenti anche sulla rete, con adeguamento alle più recenti tecnologie, e al materiale rotabile

di Celestina Dominelli

Ferrovie dello Stato a Expo 2020 Dubai, il video di presentazione

4' di lettura

Una spinta ulteriore arriverà dal nuovo piano industriale, atteso per fine febbraio, che dovrà sostenere il cambio di passo già avviato dal gruppo guidato da Luigi Ferraris. Intanto, però, Ferrovie dello Stato è decisa a imprimere un’accelerazione al suo impegno “green” anche grazie all’assist assicurato dal Recovery Plan che affida a Fs oltre 24 miliardi di euro per realizzare, entro il 2026, una nuova infrastruttura ferroviaria e per rafforzare, nel contempo, quella esistente rendendola più accessibile e digitalizzata, più resiliente ai cambiamenti climatici e meno impattante dal punto di vista ambientale. Una svolta netta, dunque, anche e soprattutto in chiave “verde”, che ha visto già mettere in campo, nel 2020, circa 9 miliardi di euro di investimenti (il 5% in più rispetto all’anno prima), di cui l’80% destinati all’infrastruttura, in modo da renderla sostenibile per tutto l’arco della sua vita utile, e che potrà contare, da qui ai prossimi anni, su oltre 11 miliardi di investimenti - tra risorse garantite da Fs e fondi provenienti dal Pnrr - distribuiti lungo cinque assi: rete, treni, stazioni, impianti fissi e smart road.

Lo sforzo sulla rete

Il punto di partenza è noto: oltre 12mila chilometri di rete già elettrificati sui quasi 17mila complessivi, il 72% del totale per arrivare a toccare a fine 2026, sfruttando il supporto del Pnrr, l’83 per cento. In questo modo l’Italia diverrà il Paese in Europa con la più alta percentuale di treni che viaggeranno senza generare emissioni di CO2. Il Recovery prevede infatti 2,4 miliardi di investimenti per consentire alla penisola di dotarsi di altri 1800 chilometri di rete elettrificata, di cui 573 nel Mezzogiorno. A questi, si aggiungono poi altri 2,9 miliardi per implementare la tecnologia Ertms (European Rail Traffic Management System), l’apparato di comando e controllo dei treni individuato come linguaggio comune europeo che favorisce l’interoperabilità tra operatori ferroviari migliorando prestazioni e sicurezza. Attualmente sono 700 i chilometri attrezzati con il nuovo sistema, ma il gruppo conta di accelerare l’estensione della tecnologia sull’intera rete per sostituire progressivamente i sistemi di segnalamento preesistenti con tecnologia tutta digitale e interoperabile.

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Il nuovo volto delle stazioni

Un secondo asse riguarda poi le stazioni con il gruppo intenzionato a ridisegnare il volto di 620 scali (sui 2200 complessivi) con un particolare accento su quelli del Mezzogiorno, ai quali sono destinati 700 milioni di euro del Recovery Plan. Obiettivo: riqualificare 54 stazioni entro il 2026 per trasformarle in esempi di architettura sostenibile con spazi verdi, illuminazioni interne ed esterne a led, impianti per l’autoproduzione di energia rinnovabile e installazioni di sistemi e apparecchiature di telegestione. I primi cantieri partiranno a stretto giro e dieci stazioni si rifaranno il look già entro il 2024. Il cambio d’abito, come detto, riguarderà però anche altri scali in giro per la penisola e sarà segnato da una serie di interventi che porteranno complessivamente a un risparmio sul consumo energetico globale fino al 40% annuo: impianti fotovoltaici di ultima generazione, ma anche pompe di calore e solare termico per assicurare l’autoconsumo di energia, e ancora sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore che si affiancheranno a una profonda rivisitazione dei meccanismi di raccolta e di trattamento dei rifiuti.

Il rinnovo della flotta

Accanto al rafforzamento della rete e delle stazioni, figura poi il piano di rinnovo della flotta che ha registrato un importante snodo lo scorso anno: 1,18 miliardi dei circa 9 messi in pista dal gruppo ha infatti riguardato il restyling del trasporto sia su ferro (passeggeri e merci) che su gomma. Quanto al futuro, Trenitalia investirà, da qui al 2026, ben 4 miliardi per mettere in servizio i nuovi treni regionali di ultima generazione. Si tratta di convogli green ed ecosostenibili, composti per il 97% di materiale riciclabile e in grado di assicurare un taglio dei consumi di energia del 30% rispetto ai treni che andranno a rimpiazzare. Senza contare l’ulteriore iniezione garantita dal Pnrr con un primo step andato a traguardo a fine novembre, quando il ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili ha approvato un decreto che assegna a Trenitalia 200 milioni di euro per l’acquisto di nuovi treni elettrici o a idrogeno: 60 milioni per 7 convogli bimodali per i collegamenti intercity Reggio Calabria-Taranto (che entreranno in servizio entro il 31 dicembre 2024) e 140 milioni per 70 carrozze dei servizi intercity notte da e per la Sicilia (con entrata a regime entro il 30 giugno 2026).

Le officine green

Ferrovie punta inoltre a riconvertire i grandi impianti di manutenzione dei treni e ad abbattere i costi della bolletta energetica del 30% con un mix di soluzioni. Il piano da 60 milioni riguarda 20 delle 56 officine targate Trenitalia, oltre alle 4 già funzionanti, che, entro i prossimi 3 anni saranno sede di altrettanti impianti di fotovoltaico, solare, energia geotermica e mini eolico. Tutte insieme assicureranno oltre 13 megawatt di picco di potenza, pari al 40% del fabbisogno totale di energia per la manutenzione di Trenitalia. In pratica, quanto il consumo di un Comune di 20mila abitanti.

Le smart road

Un ulteriore miliardo è infine legato al programma “Anas smart road” che ha individuato 3mila chilometri di strade di rilevanza strategica per il Paese con l’obiettivo di migliorare la sicurezza e rendere più efficienti i flussi di traffico sfruttando il supporto delle tecnologie quali IoT (Internet delle cose), intelligenza artificiale, big data e sensoristica avanzata attraverso lo sviluppo della rete di banda ultra larga nazionale. Il programma servirà poi a predisporre la rete stradale in modo da accogliere sia le infrastrutture abilitanti verso la mobilità elettrica sia le cosiddette “green island”: aree dislocate lungo le smart road in cui sarà distribuita energia pulita e in cui saranno installati anche sistemi di ricarica per i veicoli.

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